Possibili Scenari

E’ da molti mesi che non scrivo qui sul blog, un po’ per mancanza di sostanza, cioè di elementi che meritassero la mia e la vostra attenzione, un po’ per mancanza di tempo, del resto succede a tutti, è normale.

Giusto un anno fa scrivevo questo post Curve Pericolose dove vi avevo messo in guardia sui possibili scenari poco piacevoli che, da lì a poco (era il 29 novembre 2017) avrebbero potuto palesarsi sui mercati, come poi accaduto tra febbraio e marzo.

Mi ero limitato ad osservare 3 fattori:

  1. La differenza di rendimento (spread) tra il Treasury a breve scadenza cioè 2 anni, con quello a lunga scadenza, cioè 10 anni.
  2.  I dati sull’economia americana, quindi PIL, disoccupazione e andamento indici di borsa che erano a livelli molto alti.
  3. Che l’insieme dei due fattori, cioè la riduzione dello spread sul 2-10 anni americano e un’eventuale calo dei dati economici americani, PIL in primis, avrebbe portato volatilità sui mercati e l’America verso una futura recessione.

 

Del primo punto oggi ne parlano tutti, quasi nessuno lo faceva un anno fa.

Tutti oggi si affrettano a sottolineare l’importanza e la pericolosità del continuo ridursi dello spread tra i Treasury 2-10 anni americani.

Idem sul secondo punto, oggi tutti convengono che i dati economici americani dei precedenti trimestri siano stati “stellari” e quindi difficilmente replicabili in futuro, anche perchè questi risultati sono frutto di scelte politiche una-tantum e quindi non replicabili, come la riforma fiscale varata da Trump a inizio anno, a cui si aggiunge l’enorme liquidità che è ancora presente sui mercati mondiali.

Sul terzo punto vi sono ancora molti indecisi, perchè ad oggi non vi sono segnali lampanti di una prossima recessione USA, ma piuttosto piccoli scricchioli e alcune crepe, che però vengono strettamente monitorate.

 

Quindi che fare oggi, dopo aver vissuto il peggior mese degli ultimi 10 anni, ottobre 2018, e un novembre altalenante, quali sono i fattori da tenere sott’occhio e i possibili scenari per il futuro prossimo:

Il Treasury decennale americano, che oggi rende il 3% e che funge da termometro per i mercati USA e per la FED.

Negli ultimi 30 anni il suo rendimento, in costante discesa, si è sempre mosso dentro ad un canale ben preciso e, tutte le volte che il rendimento del decennale americano ha toccato la linea alta di questo canale (resistenza), lo ha fatto alla vigilia di importanti discese dei mercati, meglio conosciute come Bear Market.

Nei mesi scorsi, questa resistenza è stata sfondata e quindi siamo in territori sconosciuti dal punto di vista degli effetti sui mercati.

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Un altro aspetto da tenere in considerazione è l’andamento del mercato immobiliare USA, il quale ha toccato il suo picco tra la fine del 2017 e l’inizio 2018. Da mesi è in lento ma costante declino, intendiamoci, nulla di così preoccupante al momento ma, il grafico qui sotto mostra chiaramente che ad ogni picco del mercato immobiliare è seguita una recessione nei 12-24 mesi successivi.

Inoltre, è da tenere in considerazione che il mercato immobiliare è lo sbocco per tutto un indotto di aziende molto importanti, come le Ceramiche, i materiali edili, le macchine movimento terra etc…tutte aziende che sono ormai in forte frenata da mesi, con un costante calo degli ordini e quindi un aumento delle scorte di magazzino, che come ben sapete è un costo.

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Veniamo ora agli investitori che, come già scritto in altri post, si dividono due categorie: Investitori Intelligenti (Smart Money) e in Investitori Sprovveduti (Dumb Money).

I primi, sono i cosiddetti “pesci grossi”, cioè coloro che fanno il mercato e che godono di informazioni privilegiate, mentre i secondi sono tutti gli altri, cioè gli investitori comuni, cioè noi, cioè quelli che nell’ultimo mese sono molto spaventati e stressati dalla forte discesa dei mercati, aumentata ad hoc anche dall’incessante pressione dei mass media, che non perdono occasione per fare contro-cultura finanziaria.

A novembre la fiducia dei Dumb Money è ridotta ai minimi termini, cioè a quegli stessi livelli di panico toccati nel 2015 (svalutazione Yuan cinese) e inizio 2016 (forte discesa dei mercati).

Questo siginifca che i “piccoli” investitori hanno ceduto, uscendo dal mercato, svendendo in perdita i loro investimenti, ancora una volta, senza imparare nulla dal recente passato.

Per chi fa il mio mestiere questo è un segnale da leggersi in ottica “contrarian“, ovvero alla rovescia, cioè come opportunità di acquisto e ingresso su quei mercati che più hanno sofferto il calo degli ultimi mesi e che oggi si trovano a valutazioni “interessanti” dal punto di vista dei fondamentali economici.

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Ultima considerazione: la tabella qui sotto, riporta i rendimenti ottenuti dallo S&P500 dopo aver subito una correzione/discesa maggiore del 5%, cioè quello che viene comunemente definito uno storno di mercato.

Come potete notare dalla tabella, dal 2010 ai giorni nostri non sono mancati gli storni e i momenti di tensione, dovuti le cause vengono indicate a fianco.

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Nonostante non siano mancati i momenti di forte tensione e discesa dei mercati, cavalcati con tanto di servizi tv speciali da parte dell’emittente finanziaria per eccellenza, la CNBC, lo S&P500, cioè il principale mercato azionario americano, nei giorni successivi a questi storni, ha presentato mediamente questi rendimenti positivi:

nel mese successivo + 1,5% nel 65% degli storni avvenuti negli ultimi 10 anni.

nei 3 mesi successivi + 7,3% nel 100% degli storni avvenuti negli ultimi 10 anni.

nei 6 mesi successivi + 12,8% nel 100% degli storni avvenuti negli ultimi 10 anni.

nei 9 mesi successivi + 16,9% nel 100% degli storni avvenuti negli ultimi 10 anni.

nei 12 mesi successivi + 22,2% nel 100% degli storni avvenuti negli ultimi 10 anni

 

Risultati immagini per s&p500 forward total returns following CNBC markets in turmoil special

 

Questo dimostra che se un investitore è consapevole delle proprie scelte di investimento, è sufficiente rimanere calmi e coerenti e si recuperano sempre le perdite dovute ad uno storno dei mercati, che peraltro è un movimento del tutto fisiologico per i mercati azionari.

Il problema per i Dumb Money è proprio questo: essere consapevoli delle scelte di investimento fatte, ovvero conoscere il reale grado di rischio che queste comportano e soprattutto riuscire a restare calmi e coerenti durante gli storni di mercato, senza farsi influenzare da Tv, giornali, parenti e amici.

Ovviamente quanto sopra riportato vale per gli storni di mercato e non per un Bear Market, cioè un mercato che scende di più del 20%, perchè quello è un altro scenario.

 

In questo post ho messo grafici e tabelle che riguardano i rendimenti dei Mercati Azionari e dei Titoli di Stato, che ancora oggi per molti investitori rappresentano il Diavolo e l’Acqua Santa.

Quegli investitori che nell’ultimo anno hanno investito maggiormente in Titoli di Stato e Obbligazioni, di qualunque Paese essi siano, oggi si trovano con forti perdite in Portafoglio, se messe in relazione alla percezione (errata) che questi stessi investitori hanno degli investimenti obbligazionari; perdite che forse riusciranno a compensare nel giro di diversi anni, a patto che le Banche Centrali non vadano avanti nell’alzare i tassi di interesse, come da loro dichiarato.

Chi invece ha investito in modo bilanciato, cioè inserendo in Portafoglio una percentuale di azionario intorno al 50%, oggi soffre per il violento storno in corso, ma è consapevole, di avere investito su aziende che producono beni & servizi di cui tutti abbiamo bisogno, sempre e comunque…in poche parole hanno investito nell’economia reale e non sui debiti pubblici o privati.

 

Da qui in avanti che fare?

Il 90% degli investimenti disponibili sui mercati è negativo e, questa è una percentuale mai vista prima in 100 anni di storia dei mercati.

Praticamente significa che qualsiasi scelta di investimento voi facciate, ad oggi siete in perdita.

I mercati azionari sono tutti negativi da inizio anno: da un America appena negativa per passare ad un’Europa mediamente a -12% per finire ad una Cina che è sotto del 16% da inizio 2018…si proprio la Cina, quella che cresce al 6% di PIL e che produce beni per metà pianeta.

I BTP tanto cari agli italiani sono sotto del 15%, non male eh?!?!…ma del resto chi legge questo blog da un po’ di tempo era stato avvisato che questo sarebbe accaduto; piuttosto c’è da capire se questo è quanto o se è solo l’inizio di una discesa dei prezzi, visto che la BCE ha ancora i tassi a -0,40% e se dovrà alzarli…

Cosa fare quindi: l’incertezza è tanta, la paura regna sovrana per molti investitori e questo fa si che molti non prendano alcuna decisione, che di fatto è comunque prendere una decisione: non fare nulla.

Il futuro non lo conosce nessuno, ovvio, ma non voler considerare che oggi alcuni mercati costano meno di ieri, è non volere vedere la realtà.

…possibili scenari si contendono le nostre vite mentre noi le stiamo lì a guardare…

 

RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

 

 

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