Back Twist

Avevo concluso l’ultimo post del 10 gennaio scorso così:

“Ora quello che resta da capire è se, a fronte di una correzione dei mercati azionari, anche profonda, si possa entrare e comprare ancora azionario oppure dobbiamo attenderci qualcosa di diverso da una semplice correzione.

Al momento propendo per la prima ipotesi,  perchè se arrivasse una correzione delle borse USA e conseguentemente di tutte le altre borse globali, l’asset azionario è di gran lunga più interessante rispetto ai Bond”.

 

Bene, la tanto attesa correzione dei mercati è arrivata, facendo scendere del 10% sia lo S&P500, sia l’Eurostoxx50:

Quanto alle motivazioni che sono alla base di questa violenta correzione, avevo indicato in ordine sparso: l’eccessiva euforia che si respirava da mesi sui mercati, la totale mancanza di volatilità che è bene ricordarlo è il “sale” per i mercati, dati macro-economici americani stellari e quindi difficilmente replicabili in meglio, piuttosto che una crescente tensione geo-politica internazionale.

Ora vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni che credo siano alla base delle valutazioni attuali sui mercati:

  • siamo di fronte ad un periodo storico senza precedenti alcuni, economicamente parlando, in quanto i tassi a zero e/o negativi imposti dalle Banche Centrali non sono mai stati sperimentati prima, e con essi gli effetti collaterali che questi producono.
  • nell’ultimo anno abbiamo visto il cambio €/$ svalutarsi del 20% in favore del biglietto verde, un’enormità considerando soprattutto il differenziale dei tassi di interesse e quindi dei rendimenti sui rispettivi titoli di stato, nonchè la differenza tra il PIL USA e quello Europeo.
  • Politiche fiscali e protezionistiche tra USA e resto del mondo.

Ora, se tutti e tre i punti sopra riportati sono oggettivi, significa che questo è il Contesto che ci ha accompagnato sin qui e che da qui ci pone di fronte alla dilemma: cosa fare adesso?

E’ vero, chi ha investito in BTP negli ultimi 12 mesi ha guadagnato un paio di punti, ma se allarghiamo la fotografia, vediamo che negli ultimi due anni non ha guadagnato nulla, con una volatilità media del 7% annuo, non proprio poco per chi crede e lo ritiene un titolo privo di rischio o per dirlo all’inglese risk-free.

Come vedete, se guardiamo agli investimenti “prudenti”, con il senno di poi, che è sempre comodo quanto inutile, abbiamo un rendimento positivo negli ultimi 12 mesi, nullo negli ultimi 24 mesi e uno scenario piuttosto cupo per il futuro, in quanto i tassi di interesse si stanno alzando e questa non è certo una buona notizia per gli investitori che hanno Bond in Portafoglio.

Infatti, se guardiamo agli altri Bond, cioè quelli Emergenti e High Yield, questi hanno avuto una flessione di un paio di punti da inizio 2018, quindi in completa controtendenza con i Bond Governativi appena citati.

Ma torniamo all’altra metà del cielo, cioè alle borse, cioè all’azionario, che fare?…ridurre?…azzerare o comprare approfittando di prezzi che sono inferiori del 10% rispetto a gennaio?

Resto dell’idea che a questi prezzi si possa considerare un ingresso e/o un incremento della componente azionaria in Portafoglio, sempre che questa venga gestita secondo un metodo fatto di stop loss e take profit, perchè la pala di vetro ce l’hanno solo i maghi e la perfezione non esiste, così come non esiste l’investimento senza rischio, come in qualsiasi altro ambito della Vita, o sbaglio?

Ribadisco: la Volatilità è una componente intrinseca ed indispensabile per i mercati, il 2017 è stato un anno del tutto anomalo e per questo ingannevole, perchè un mercato privo di volatilità è un mercato non “vero” e quindi molto pericoloso, perchè poi quando la Volatilità fa la sua ricomparsa, arriva con molta più violenza.

Il Contesto di cui vi sto parlando è uguale per tutti, investitori consapevoli ed inconsapevoli, con questi ultimi che investono senza sapere che cosa hanno comprato, come funziona il loro investimento e con quale grado di rischio.

Troppo spesso mi trovo di fronte a persone con Portafogli e Investimenti che loro credono essere a “Capitale Garantito” o “Rischio Basso” piuttosto che con profilo di rischio “Prudente” ma che nella realtà sono tutt’altro…perchè tra ciò che si crede e ciò che è la realtà spesso ci sono grandi differenze!!!

I dati macro-economici usciti di recente dipingono un mondo a due velocità, con un’America che cresce al 3,7% di PIL, con pochi disoccupati e vendite al massimo; tutti fattori che hanno spinto la FED ad alzare i tassi, portandoli al 1,75% contro il -0,40% da noi in Europa…e abbiamo l’€ forte!?!?!

La FED, per bocca del suo nuovo Governatore, Jerome Powell, ha comunicato che intende (forse) proseguire con altri rialzi dei tassi nel 2018, probabilmente altri 2, forse 3, portando quindi i tassi intorno al 2,5% mentre da noi in Europa rimarranno al -0,40%.

Se la tensione geo-politica indotta dalle politiche protezionistiche di Trump con i dazi, non farà deragliare i mercati, l’azionario a questi prezzi è interessante, almeno sino alla fine della stagione dei dividendi.

Le politiche fiscali varate da Trump a fine 2017 a favore delle Big-Corporations USA, comporteranno il rientro di trilioni di dollari sull’economia americana. Dollari che serviranno per mantenere alta la disponibilità di liquidità, tenendo entro limiti accettabili lo spread tra il tasso LIBOR e l’OIS, che sono i parametri utilizzati per il calcolo del tasso di interesse che chi si indebita deve pagare. Negli ultimi mesi, questo spread si sta progressivamente alzando, riducendo di fatto la liquidità disponibile sul mercato USA, spaventando le borse americane, che ad un aumentare dello spread LIBOR-OIS sono scese, come da grafico, dove in nero trovate l’andamento dello S&P500 e in arancione il Libor:

 

Abbiamo economie che si muovono in asimmetria e con tassi di interesse divergenti, complicando molto le chiavi di lettura, perchè non si può pensare solo al proprio orticello, in quanto oggi il mondo è un grande mercato globalizzato.

Quello stesso mercato che in America corre, in Europa cammina sorretto dalle stampelle e in Asia inizia a zoppicare.

Ovviamente posso sbagliarmi, perchè basando le scelte seguendo i fondamentali economici, difficilmente si ottengono risultati in linea con le aspettative, almeno con questi mercati, piuttosto irrazionali.

Se le pensate in modo differente, sarò ben lieto di ascoltare le vostre opinioni e le alternative proposte al riguardo…alternative che dovranno rispettare sempre e soltanto 3 semplici regole: rischio, tempo e costi sostenuti.

Nel frattempo, vi lascio il Portafoglio consigliato un paio di giorni fa dal Corriere della Sera, ovviamente senza menzionare il grado di rischio e la volatilità che tale Portafoglio porta con sè, con un 55% di azioni, un 35% di titoli di stato americani esposti al rischio cambio €/$ e per finire un 10% di oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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