Quo Vado?

Come tutti gli anni, a gennaio è tutto un fiorire di previsioni e outlook su come andranno i mercati durante l’anno, un po’ come l’oroscopo, dove ce n’è per tutti, sempre e comunque.

Personalmente non riesco, non posso e non voglio fare previsioni per i prox 12 mesi, sarebbe quantomeno pretestuoso ed arrogante dire dove e come si muoveranno i mercati nel corso dell’anno, perchè 12 mesi possono essere un lasso di tempo molto lungo, soprattutto se visto dalla realtà e dalla prospettiva attuale in cui ci troviamo.

E qual’è la fotografia ad oggi, dopo il 2017?

Borse USA ai max storici, dove per quanto riguarda lo S&P500 non abbiamo avuto un solo mese negativo, mai accaduto prima.

Borse Europee positive con ritorni interessanti, anche se negli ultimi 3 mesi l’andamento è stato piuttosto contrastante e in leggero calo.

Borse asiatiche in spolvero.

Bond USA con rendimenti in salita, il Treasury decennale rende il 2,5% mentre quello con scadenza a 2 anni rende il 2%, quindi lo spread tra le scadenze a lungo e breve termine si assottiglia ulteriormente, arrivando a quota 0,50% rispetto ad un mese fa, confermando lo scenario descritto nel precedente post Curve Pericolose.

Quanto ai bond europei, lo scenario è simile, ma con meno enfasi, in quanto i tassi in Europa sono ancora sotto zero grazie alla massiccia e determinante presenza della BCE; di seguito i rendimenti dei titoli di stato decennali, declinati per importanza:

Bund tedesco rende 0,54%

Oat francese rende 0,82%

BTP italiano rende 2%

N.B. ricordo ai meno avvezzi, che se un bond/titolo di stato sale di rendimento, chi è già investito su questi titoli perde soldi, perchè all’aumentare del rendimento il loro prezzo cala, inevitabilmente.

Ora, basterebbero questi dati per capire che chi ha accettato e comprato rischio un anno fa è stato pagato, chi è rimasto prudente ha perso soldi e/o opportunità di rendimento.

Domanda?

Quanti un anno fa, dopo l’elezione di Trump, con una Korea del Nord che minacciava costantemente una guerra nucleare, con una Brexit che doveva partire ufficialmente a marzo e con una Marine Le Pen data per certa come nuova Presidente della Francia ha comprato rischio, acquistando azionario a mani basse?

Risposta:

pochi, quantomeno sino a metà 2017, quando questi avvenimenti non si sono di fatto verificati.

Quindi oggi, primo mese dell’anno, tempo di bilanci e programmazione futura, cosa fare?

Comprare azionario con borse che continuano imperterrite a salire, come se non ci fosse un’alternativa plausibile?…e infatti pare non esserci alternativa alle azioni, con i rendimenti dei Bond in costante aumento e tutte le altre asset class (tipologie di investimento) che rendono poco o nulla.

Come nota di colore e per chi ancora non lo sapesse, riporto il rendimento del BOT con scadenza annuale appena pubblicato:

BOT: RENDIMENTO ANNUALI SCENDE A -0,420%, NUOVO MINIMO STORICO…e va avanti così da 6 mesi.

 

Quindi siamo tutti convinti?…compriamo azioni?…alzando e accettando un rischio maggiore, almeno sulla carta?…

…prego, accomodatevi, la porta è sempre aperta, sappiate però che è una porta girevole e per uno che entra ce n’è un altro che esce.

Difficilmente rivivremo un 2018 analogo al 2017, con borse sistematicamente positive, totale assenza di volatilità e di tensioni geopolitiche.

Oggi non mi metto ad inseguire un mercato che è salito tanto nella sua componente più rischiosa, le azioni, che hanno beneficiato di una crescita globale lenta ma costante.

Nei precedenti post, ho scritto che gli USA, si affacciano al loro 9° anno di crescita economica, che statisticamente significa maturità del ciclo economico, confermata dalla disoccupazione ai minimi storici (4%), da un PIL a +3,3% e dalle borse ai max storici…ma con un’inflazione ancora sotto i target del 2% tanto cari alla FED.

Comprare azioni oggi, perchè non ci sono alternative ritengo sia piuttosto rischioso, ma non sbagliato a prescindere, a patto di accettare l’idea che una correzione, anche importante, potrebbe essere dietro l’angolo, innescata da un qualsiasi motivo…così come potrebbe arrivare tra mesi…mettendoci nelle condizioni di perdere ulteriori occasioni di guadagno se non si entra sul mercato azionario oggi.

Poche righe sopra ho scritto che il 2017 è stato un anno totalmente privo di volatilità, quindi apparentemente perfetto agli occhi di un investitore medio, perchè volatilità = pericolo e quindi pericolo = discesa dei mercati.

E siccome ho anche scritto che difficilmente il 2018 sarà simile al 2017, me ne assumo la responsabilità e le motivazioni le trovate tutte nel post Tra Palco e realtà che ho scritto il 23 ottobre 2017, quindi in tempi non sospetti.

Una strategia che potrebbe rivelarsi vincente nel 2018 è quella di avere in Portafoglio strumenti attivi, flessibili e dinamici, piuttosto che strumenti passivi e/o a benchmark, cioè che seguono unicamente il mercato su cui investono e che sono andati molto bene nel 2017.

Perchè?…perchè ad un aumentare della volatilità, uno strumento a gestione attiva dovrebbe portare un valore aggiunto (Alpha positivo) rispetto ad uno strumento passivo o a benchmark, che non può per definizione discostarsi dal mercato di riferimento.

Quindi se ci si attende un ritorno della volatilità sui mercati, è bene avere in Portafoglio anche strumenti a gestione attiva, che abbiano la possibilità di muoversi liberamente tra le varie asset class di investimento, in qualsiasi direzione, anche azzerando l’esposizione su questo/quel mercato azionario o obbligazionario e, qualora fosse necessario, anche avere la possibilità di andare short, cioè investire e “scommettere” sul ribasso di un determinato mercato. Il tutto nel più breve tempo possibile, ovviamente, meglio ancora se questo avviene automaticamente, seguendo un metodo di investimento rigoroso.

Alla vigilia di Natale, Trump ha varato la riforma fiscale, la quale comporta un risparmio fiscale del 15% per le aziende che producono negli USA e questo dovrebbe essere un ulteriore incentivo all’economia americana, la quale corre spedita a +3,3% di PIL annuo.

Bene la riforma fiscale USA quindi, quantomeno per gli americani, ma siamo certi che questo incentivo non sia già prezzato nei valori delle borse USA?…se non in toto, almeno in parte?…per me si, le attuali valutazioni delle borse USA comprendono buona parte del valore intrinseco della riforma fiscale varata da Trump.

Perchè sostengo questo?…perchè guardando solo & soltanto ai dati economici, notiamo che  la crescita dell’economia USA è modesta ma costante ma, se dopo 9 anni consecutivi, dovesse rallentare, fisiologicamente, ecco che i mercati non perderebbero l’occasione per stornare dalle quotazioni attuali.

Quindi parlando di mercati che salgono su aspettative economiche via via crescenti, eccovi 3 grafici che ritengo tanto importanti quanto emblematici:

il primo è il famoso CESI (Citigroup Economic Surprise Index), cioè l’indice che misura le aspettative riguardanti l’economia USA, che come vedete è ai massimi e quindi, come si è verificato molto spesso in passato, è verosimile attendersi che i dati economici USA che usciranno deluderanno le aspettative (che sono altissime), con conseguente calo dei mercati verificatosi nel primo semestre dell’anno (in giallo):

 

Il secondo grafico presenta l’andamento delle vendite al dettaglio USA, che sono ai massimi storici. Le ombre grigie rappresentano le ultime due recessioni americane:

 

L’ultimo grafico mette a confronto l’andamento delle vendite al dettaglio USA (scala sx) con l’indice Russell 3000, chiamato anche Total Market per la sua completezza (scala dx), dove i due valori sono molto vicini, chiaro segno che il mercato azionario USA oggi rispecchia pienamente l’andamento dell’economia americana, lasciando decisamente poco spazio a quelle che sono le aspettative positive che solitamente le Borse anticipano nelle loro valutazioni:

 

Ora quello che resta da capire è se, a fronte di una correzione dei mercati azionari, anche profonda, si possa entrare e comprare ancora azionario oppure dobbiamo attenderci qualcosa di diverso da una semplice correzione.

Al momento propendo per la prima ipotesi,  perchè se arrivasse una correzione delle borse USA e conseguentemente di tutte le altre borse globali, l’asset azionario è di gran lunga più interessante rispetto ai Bond.

Ovviamente, tenete sempre ben presente anche gli altri fattori che sono sul tavolo, anche se non in primo piano, in ordine sparso:

  • possibile rallentamento economia cinese.
  • debito mercati emergenti.
  • Europa alle prese con le elezioni italiane e che in Germania, a distanza di 4 mesi dalle elezioni, non c’è ancora un Governo.
  • tensioni geo-politiche crescenti e prezzo del Petrolio in salita.
  • graduale uscita di scena della BCE e contestuale aumento tassi USA.

 

In poche parole, affinchè le Borse globali continuino a salire e a generare profitti nei prox mesi, occorre che lo scenario idilliaco del 2017 perduri imperterrito.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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