Zuppa inglese

…giusto la Brexit ci mancava, del resto quasi ci stavamo annoiando, perché da un anno a questa parte non era successo molto sullo scenario internazionale e sui mercati, andava tutto a gonfie vele, nessun problema in giro per il mondo, pace sociale e boom economico…finché arrivano loro, i sudditi di Sua Maestà, a scompaginare il tutto.

Diciamo la verità, quasi nessuno si aspettava che la Gran Bretagna votasse per uscire dalla UE che, per quanto inconcludente, sgangherata e sotto la rigida guida tedesca, fornisce pur sempre ottime garanzie di solidità, soprattutto di questi tempi, soprattutto in ambito globale.

Eh già…in ambito globale, perché per chi ancora non se ne fosse accorto o si ostinasse a non voler vedere e accettare la realtà, viviamo tutti in un mondo globale, anzi globalizzato e quindi collegato etimologicamente e commercialmente…gli uni agli altri, piaccia o non piaccia.

Quindi perché la Gran Bretagna avrebbe commesso un grave errore a decidere di voler “ballare da sola”?

Perchè non è bastato agli inglesi far parte da oltre 40 della UE, pur mantenendo non solo la propria identità nazionale ma, soprattutto la propria moneta, la Sterlina, che a livello mondiale ha sempre goduto di ottimo valore e solidità.

Cerco di essere ancora più chiaro: la Gran Bretagna fa parte della UE ma senza condividerne la moneta, l’€, ma gode di tutti gli accordi commerciali e politici degli Stati che invece hanno l’€, e la differenza non è poca, perché?

Perché è come essere soci di una Società SNC, dove però uno dei Soci, la Gran Bretagna, ha anche un’altra propria Società che lavora nello stesso mercato, con gli stessi prodotti e con gli stessi clienti…io ci vedo un “leggerissimo” vantaggio, nonché un conflitto di interessi, nonché un’anomalia assoluta, ma tant’é, era così dalla nascita del progetto della moneta unica europea, l’ECU prima, l’Euro poi.

A casa mia le balle stanno in poco posto: se decidi di far parte di una comunità come l’UE, condividi tutto, oneri & onori, moneta compresa ovviamente.

É stato un errore strategico enorme da parte della UE, nonché un vantaggio altrettanto importante per la GB, poter sedere al tavolo dei grandi, approfittando esclusivamente dei vantaggi commerciali e politici derivanti dalla potenza contrattuale che l’Ue offre, ma mantenendo il proprio status di nazione battente moneta…e che moneta…e che nazione.

Qui non stiamo parlando di quei Paesi che hanno aderito all’€ solo quando ne avevano le credenziali, qui stiamo parlando della Gran Bretagna, la quinta economia mondiale, non dell’Estonia o di Cipro che, con tutto il rispetto contano il giusto indispensabile.

Se poi consideriamo l’abilità assoluta che da sempre ha contraddistinto gli inglesi nel commercio, potete ben capire quanto questa anomalia del “sono europeo ma senza l’€” abbia giovato non poco alla Gran Bretagna, almeno sino a giovedì 24 giugno.

Quindi, bravi loro ad ottenere da oltre 40 anni un trattamento privilegiato e, inconsci noi nel lasciare loro tutto questo spazio di manovra, compresa ovviamente la facoltà di indire un referendum sulla permanenza in UE.

Badate bene che non si tratta di alcuna violazione alla Libertà e Indipendenza di un Popolo, quello del Regno Unito, ma bensì l’accettazione di regole comuni, che sono alla base di tutte le Comunità, compresa la UE, che per quanto in grande difficoltà economica e sociale, è pur sempre una Comunità di Paesi e Popoli che hanno firmato trattati e condiviso scelte.

Il Premier inglese, Cameron, comportandosi tipicamente da inglese, cioè restio alle regole condivise, indisse con eccessiva esuberanza e leggerezza questo referendum, pensando di vincere facile, chiedendo a Bruxelles, ancora più vantaggi commerciali e politici di quanti giá ne avesse ottenuti la Gran Bretagna a suo tempo.

Cameron, da vecchia volpe, ha chiesto alla UE di riconoscere  alla Gran Bretagna, nuovi vantaggi politici e commerciali che, prontamente sono stati concessi da Bruxelles, come si fa con un figlio viziato a cui tutto si concede, purché stia buono.

Peccato che poi, una volta in ballo, il buon Cameron, che ha la classica faccia del “brèv ragàs” (tontolone) si sia reso conto di aver fatto il passo più lungo della gamba, lasciando decidere al proprio popolo, da sempre piuttosto “originale” e insofferente alle regole della comunità, perché abituato a regnare sugli altri…di esprimersi sul proprio futuro.

Intendiamoci, la Libertà di opinione ed espressione è sacrosanta ma, da qui a chiedere al proprio Popolo, di esprimersi su un aspetto fondamentale per la loro stessa esistenza e per quella degli altri, in assoluta inconsapevolezza e ignoranza in materia, ce ne passa.

E infatti il referendum è stato preceduto e seguito da diverse testimonianze di come una buona parte del popolo votante in Gran Bretagna, si sia espresso nella più assoluta inconsapevolezza di ciò che implica la scelta di camminare da soli.

La conferma di ciò che ho appena scritto l’avrete letta e riletta sui giornali e sentita ai tg in questo giorni, dove il voto per il “Remain” è stato prevalente nelle città, come Londra, Liverpool, Manchester, Glasgow etc…mentre è stato fortemente per la Brexit nelle aree rurali, dove la percezione economica di cosa significhi un mondo globalizzato è decisamente inferiore.

Unica eccezione a questo schema è stata l’area di Sunderland, enorme area periferica e operaia inglese, dove hanno messo le radici le grandi Aziende mondiali, prime fra tutte quelle dell’auto; ebbene, qui il voto è stato per la Brexit, senza tenere conto che, con ogni probabilità, quel voto ha lo stesso valore del presentare una lettera di dimissioni volontarie…nella più assoluta inconsapevolezza, purtroppo.

Poi, dulcis in fundo, c’è il solito aspetto, dove i vecchi decidono anche per i giovani, non contenti di aver vissuto la propria vita è di godere della pensione, essendo la maggioranza, in un mondo occidentale dove la terza età surclassa i giovani, ecco che i vecchi, ovviamente restii ad ogni cambiamento, decidono con responsabilità di tornare indietro, votando per una Gran Bretagna a se stante.

Quest’ultimo aspetto mi ricorda tanto quanto accaduto da noi, in Italia, nel 2011, quando fummo attacchi e colpiti dalla “crisi delle spread”, dove a farne le spese furono soprattutto i titoli di stato, i BTP, che arrivarono a perdere anche oltre il 20% del loro valore in pochi mesi…e come si comportarono gli italiani a quei tempi?

Esattamente come i cittadini del Regno Unito, molti italiani decisero di fare la cosa sbagliata nel momento sbagliato: andarono in banca a svendere i propri BTP per paura del collasso del Paese e dell’Europa…che puntualmente non si verificò.

Ovviamente a fare ciò furono coloro che avevano in ptf BTP, cioe gli over 60 del nostro Paese, cioè quelli che hanno e avevano risparmi, e per lo più  investiti nei titoli di stato.

Molti italiani, per lo più gli anziani, nella loro convinzione, poi rivelatasi errata, il solo liberarsi dei BTP li avrebbe risparmiati dalla crisi che essi stessi stavano vivendo(come tutti noi del resto)…e dallo scenario apocalittico di cui si erano convinti grazie ai mass media; senza curarsi del fatto che, svendendo i BTP, svendevano il loro Paese, nonché loro stessi, complicandosi la vita da soli, perché con la loro scelta contribuivano ad affossare il Paese stesso, oltre che perdere un sacco di soldi investiti.

L’essere umano è così, volubile per definizione, nonché ancorato a concetti e comportamenti che sono duri a morire, perché ormai radicati come convinzione valida per tutte le stagioni, per sempre…se poi a questo ci aggiungiamo l’aggravante che più si è in la con l’età più si è restii al cambiamento, il dado è tratto.

Quanto ai mercati, che dire?…ovviamente la reazione è stata veemente e generalizzata, anche perché ormai i mercati finanziari degli ultimi anni sono molto veloci e reattivi, soprattutto quando si tratta di prezzare panico e incertezze geo-politiche, che poi, mesi e mesi dopo andranno ad impattare sull’economia reale, se verranno confermate in toto.

Con ogni probabilità servirá qualche settimana per calmare i mercati e assistere ad una ripartenza, che a mio modo di vedere, potrebbe avere la stessa violenza e rapidità del crollo di venerdì.

Rispetto al crollo avuto nell’agosto 2015, dovuto al presunto rallentamento dell’economia cinese e alla contestuale svalutazione dello Yuan, che per altro  continua a svalutarsi e ha raggiunto e superato i livelli di agosto 2015 contro $ ed €; mentre questa volta, il crollo ha colpito solo i mercati azionari e la Sterlina, ovviamente.

I Bond Emerging e gli High Yield non sono crollati, ma solo “colpiti di striscio” dalla Brexit, mentre le valute emergenti e il $ invece si sono rinforzate verso €, contribuendo a compensare i ptf di quegli investitori che avevano correttamente diversificato su questi asset in tempi non sospetti.

Ora non resta che pazientare, nuovamente, per capire dove i listini azionari troveranno un punto di arrivo al ribasso, poiché solitamente, giornate shock come quella vissuta venerdì lasciano strascichi nell’immediato, soprattutto quando le vendite sono sostenute da importanti volumi, come riscontrato.

Altro fattore che si deve prendere assolutamente in considerazione nel confronto con i “crolli” dei mercati avuto in precedenza, è il continuo aumentare della massa di Bond a tassi negativi o zero presenti sui mercati, che non ha precedenti alcuni e aperte benissimo come la penso in tal senso, nonché il pericolo che questo scenario può avere nel medio-lungo periodo.

Sapete cosa penso?…penso che alla fine della fiera, con questa Brexit, l’Europa ne possa uscire persino rafforzata.

Lo so, sembra un paradosso, ma credetemi non lo è.

Per convincere i popoli e i politicanti ad agire serve uno shock e la Brexit è uno shock di portata storica…più che uno shock fine a se stesso, lo definirei un test nucleare, dove la posta in gioco è altissima e quindi, serve una “cavia” di primissimo livello, cioè la Gran Bretagna; la quale, con la sua dipartita, farà capire chiaramente agli altri Stati membri europei e con l’€ come moneta che, tutto sommato, meglio dentro che fuori, di questi tempi.

E se tra qualche mese, forse un anno, avremo la Gran Bretagna in recessione, forse che forse ci faremo una domanda retorica:”…hai visto la Gran Bretagna?…han voluto uscire dalla UE!?!?…e ora guarda come sono messi…”.

Ricordo che quando ero piccolo, la mia nonna mi faceva sempre la zuppa inglese la domenica, quando andavamo a pranzo da lei, ed era solita inzuppare i savoiardi nel liquore, il Vecchia Romagna Stravecchio…gli inzuppava a tal punto che al primo cucchiaio di zuppa inglese io starnutivo sistematicamente come reazione all’alcool, a me indigesto e, anche ieri, quando mia mamma mi ha fatto la zuppa inglese per il pranzo della domenica, ho avuto la stessa reazione di intolleranza, come se nulla fosse cambiato da quando ero bambino…inequivocabile segno dei tempi che passano…ma gli effetti sono sempre gli stessi.

State calmi e guardate avanti, il mondo non finisce con la zuppa inglese della Brexit.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

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