Money for nothing…

…o se preferite soldi per niente, nulla di nulla, niente rendimento.

9 anni di crisi, scelte politiche e finanziarie inadeguate, prese con ritardo, leggerezza e eccessivo accanimento.

Basterebbe questa prima riga a descrivere lo stato di difficoltà economica e sociale che sta attraversando l’Europa dal 2007 ad oggi, ma non è abbastanza, perchè al peggio non c’è mai limite, dicono.

Ogni anno dobbiamo sorbirci le solite “menate”…spread, debito pubblico in costante aumento, Grecia, agenzie di rating, BCE che chiede da anni riforme strutturali urgenti e mai nemmeno cominciate, Banche che falliscono e quelle che non falliscono sono piene di di sofferenze, rendimenti dei titoli di stato negativi per anni e anni, petrolio che crolla e poi risale, Cina che è in crisi…anzi no, FED che alza o non alza i tassi USA, Brexit, elezioni in Spagna e poi?…

E poi ci siamo noi, piccoli risparmiatori, anzi investitori, che in tutto questo marasma rischiamo grosso…rischiamo di spaventarci…di perderci e farci prendere dal panico, finendo spesso vittime di noi stessi e delle nostre scelte di investimento.

Vi posto un articolo, tratto dal bollettino BCE appena uscito, dal quale si evince come noi italiani, intesi come risparmiatori/investitori stiamo pagando a caro prezzo, più dei nostri cugini europei, il prezzo della crisi:

BCE: FAMIGLIE ITALIANE LE PIU’ COLPITE DA TASSI ZERO IN EUROZONA

A causa dell’ampio portafoglio in asset remunerati, le famiglie italiane sono le piu’ colpite nell’area dell’euro, in termini di perdita di reddito da interesse, dalla politica ultra-accomodante e da qualche mese a tassi zero condotta dalla Bce. E’ quanto si legge in uno studio, contenuto nel Bollettino economico della Bce, diffuso oggi. Da fine 2008 il reddito netto da interesse delle famiglie, emerge, “e’ rimasto praticamente stabile in Germania e Francia, non invece in Spagna e Italia”. In Italia “il calo delle entrate da interesse e’ piu’ che doppio rispetto al calo dei pagamenti in interessi, con un impatto negativo sul bilancio complessivo”. La ragione, spiega la Bce, e’ che le famiglie italiane hanno in portafoglio “un volume relativamente ampio di asset a interesse” mentre sono, sempre relativamente, “meno indebitate” di quelle in altri Paesi. Il rapporto viene diffuso dopo mesi di polemiche da parte di diversi esponenti politici in Germania che, in piu’ occasioni, hanno accusato la Bce di stare ‘divorando’ i risparmi dei tedeschi, sostenuti anche da Associazioni bancarie, assicurative e dei fondi pensione. Le critiche alle decisioni della Bce sono aumentate di tono, in particolare, dopo che il Consiglio direttivo, presieduto da Mario Draghi, ha deciso a inizio marzo di tagliare a zero il tasso di riferimento dell’area dell’euro e di far scendere ulteriormente in territorio negativo il tasso sui depositi delle banche presso la Bce (a -0,40%). Lo studio diffuso dalla Bce e’ contenuto nel Bollettino economico (in pubblicazione giovedi’) ricorda che la politica monetaria accomodante condotta dalla Bce “ha ridotto in modo consistente i costi di finanziamento per famiglie e imprese ma anche i rendimenti sui risparmi”. Le famiglie non solo prendono liquidita’ in prestito ma risparmiano anche ed e’ necessario, quindi, capire quanto il continuo calo dei tassi di interesse abbia impattato sul reddito netto da interessi delle famiglie, un dato importante soprattutto per capire l’effetto dei bassi tassi di interesse sui consumi aggregati. I redditi da interessi delle famiglie, come quota di reddito disponibile, sono diminuiti del 3,2% nell’area dell’euro dall’autunno 2008 ma, d’altro canto, sono diminuiti anche i pagamenti in interessi, sempre per effetto della politica a tassi zero in Europa.

Tra il terzo trimestre del 2008 e il quarto trimestre del 2015, sottolinea la Bce, i pagamenti in interessi sono diminuiti di 3 punti percentuali circa in termini di reddito disponibile con un bilancio, quindi pressoche’ neutro per la famiglia media nell’Eurozona. Tuttavia, sottolinea ancora lo studio, in Francia e Germania il calo dei redditi da interessi e quello dei pagamenti in interessi e’ della stessa ampiezza e, quindi, il calo dei tassi di interesse ha avuto “un effetto minimale sul reddito netto da interessi delle famiglie nel loro complesso”. Al contrario, in Italia, il calo dei redditi da interessi e’ stato “piu’ che doppio rispetto a quello dei pagamenti in interessi, con un impatto negativo” sul bilancio complessivo proprio perche’ le famiglie italiane mantengono in portafoglio volumi elevati di asset remunerati in interessi mentre sono, d’altro canto, relativamente poco indebitate. In Spagna, il calo dei pagamenti in interessi e’ molto piu’ consistente rispetto alla diminuzione dei redditi in interessi con un impatto finale positivo. Questo perche’ le famiglie spagnole hanno un alto stock di debito e perche’ gli interessi pagati su un’ampia quota dei mutui sono indicizzati ai tassi del mercato monetario. La conclusione finale dello studio e’ che, malgrado i minori redditi da interessi per i risparmiatori, i bassi tassi di interesse “continuano a sostenere i consumi privati” e sostengono “il benessere e i redditi delle famiglie anche attraverso altri canali”. “Mantenendo bassi i tassi di interesse – si sottolinea – la Bce ha incoraggiato la domanda, fattore necessario per riportare l’economia al suo potenziale, facendo si’ che, alla fine, anche i tassi di interesse possano risalire”.

 

Avete capito il significato dell’articolo?…noi italiani siamo messi peggio degli altri, perchè continuando ad investire “alla vecchia maniera” o se preferite “all’italiana” cioè investendo sempre e solo in titoli di stato e obbligazioni praticamente il 99% dei nostri risparmi, oggi, con i tassi negativi, si perdono soldi, sistematicamente.

Mentre scrivo è uscita anche questa notizia, storica e spaventosa allo stesso tempo, finanziariamente parlando:

Germania, Bund tocca per la prima volta rendimento negativo in sua storia:

Per la prima volta nella sua storia il Bund decennale tedesco tocca un rendimento negativo. Le tensioni sui mercati hanno portato il decennale tedesco dapprima ad aggiornare il minimo storico di rendimento vicino allo zero per poi oltrepassare la soglia psicologica del rendimento zero e scivolare in negativo.

A questi due articoli si aggiunge la notizie che diverse banche europee e non, stanno cominciando a far pagare una percentuale di interesse ai loro clienti che tengono le somme depositate in c/c: PAGO PER TENERE I SOLDI SUL CONTO CORRENTE.

Per me tutto questo è follia, non mi vengono altri termini.

Se da una parte è lecito che le Banche Centrali portino i tassi a zero e addirittura negativi per cercare di far ripartire gli investimenti, attraverso l’aumento della domanda di soldi—>quindi mutui & finanziamenti, ergo più debito—>più investimenti—->più consumi (forse)…vista dall’altra parte, cioè da quella di chi deve risparmiare, investendo finanziariamente sui mercati, la scelta su dove andare ad investire si fa dannatamene  dura per non dire impossibile.

Dura lo è sempre stata, perchè quando si investe non si è mai certi di guadagnare, chiaro?

Scelta che diventa impossibile se, a fronte di uno scenario di mercati senza precedenti non si valuta di cambiare strategia di investimento.

Bisogna accettare il cambiamento e evolversi, per sopravvivere, sia economicamente, sia socialmente.

Questo grafico ci dice che attualmente ci sono ben 7 TRILIONI di $ di bonds a rendimento negativo sui mercati mondiali e, 9 TRILIONI di $ con un rendimento lordo tra lo zero e l’1%.

Bond zero

Oggi avere in ptf bond, ovvero titoli di stato e obbligazioni investment grade, comporta il fatto di NON PERCEPIRE RENDIMENTO per diversi anni, se non per tutta la durata dei titoli in questione, oltre al fatto di andare incontro a perdite importanti qualora l’inflazione prima e i tassi poi dovessero alzarsi (ricordo che entrambe le voci sono a zero).

Comprendere questo dato di fatto se non altro evita di perdere soldi con assoluta certezza e, con altrettanta certezza di non aver possibilità di recupero nel caso di discesa dei prezzi dei titoli di stato e obbligazioni…Money for nothing cantavano i Dire Straits.

Certo, sostituire i titoli di stato e le obbligazioni con le azioni è un passo importante, ai limiti dell’azzardo per l’investitore italiano medio ma, certamente si può procedere per gradi, mantenendo anche una certa dose di cash da utilizzarsi per entrare sui mercati quando su questi si abbatte la tempesta, proprio come in questi giorni, e di cui avevo dato preavviso nel post del 29 aprile https://darkpool.eu/2016/04/29/virtual-insanity/, sostenendo che a giugno avremmo vissuto momenti di elevata volatilità dovuta alla Brexit e alla FED.

Certo è, che se anche il Corriere della Sera, puntualmente, ad ogni ribasso di borsa, vi consiglia su come investire i vostri risparmi, ovviamente in modo “prudente” e si permette di consigliarvi di avere almeno il 20% di azioni in ptf, bèh allora…

Corriere

 

Socrate sosteneva che “il segreto del cambiamento risiede nel concentrare tutte le proprie forze, non nel combattere il “vecchio”, ma nel costruire il nuovo”.

Non ho altro da aggiungere.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

 

 

 

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