“de do do do…de da da da”

 

Non avevo ancora 10 anni quando una mattina d’estate, il mio amico Alberto, che abitava sopra di me ed era più grande di me 3 anni mi disse:”…dammi una cassetta che ti registro qualcosa che spacca!!!”…e così andai a pescare nella vecchia scatola da scarpe, dove tenevo tutte le cassette e tirai fuori una vecchia BASF da 120 minuti, misi lo scotch sui buchi in alto ai lati per poterci registrare su e la diedi ad Alberto.

E fu così che, in quel caldo pomeriggio estivo del 1983, facevo la conoscenza di uno dei gruppi rock che mi sono entrati nel cuore, i Police.

Mi sembrava che a suonare fossero almeno in 5 o 6 e invece erano solo in 3, pazzesco…ma ancora più pazzesco fu quello che provai nel sentire la batteria suonata da Stewart Copeland, un brivido assoluto…molto meno felice fu mia madre, perchè picchiavo con due cucchiai di legno su qualsiasi cosa mi capitasse a tiro.

I Police sono stati uno dei gruppi rock che hanno segnato la storia della musica, imponendosi con un genere del tutto nuovo e molto particolare per quegli anni, dove iniziava a farsi sempre più largo la musica pop e disco in Europa.

Una delle tante canzoni celebri dei Police è “de do do do, de da da da”…che molti di voi conosceranno, in quanto ha un ritornello che si presta molto ed è alquanto ripetitiva nel suo testo e melodia; è con ogni probabilità la canzone più semplice, scontata e “pop” che i Police abbiano mai scritto.

C’è un motivo ben preciso che ha spinto Sting, Summers e Copeland a scrivere un pezzo come “de do do do, de da da da”.

I Police si accorsero che all’inizio degli anni ’80, la gente aveva voglia di spensieratezza, non aveva più voglia di affrontare battaglie sociali o di piazza, ma piuttosto, aveva voglia di divertirsi, di ballare e di cantare…

…e per cantare servono canzoni facili, dal ritmo sempre uguali, dal testo semplice e banale e da un ritornello che non dica assolutamente nulla se non “de do do do, de da da da”…che chiunque può cantare, anche chi non sa l’inglese, perfect!!!

“De do do do, de da da da” è una canzone scritta dai Police per prendere e prendersi in giro, proprio in quel momento storico, dove essi stessi si resero conto che la gente ama le cose semplici, scontate e banali, pazienza se non dicono nulla.

Infatti questa canzone fu stroncata dalla critica musicale, la quale non aveva colto il lato sarcastico e polemico dei Police, i quali si erano volutamente imposti di fare una canzone non da Police, ma tant’è, milioni di persone conoscono e hanno cantato de do do do, de da da da”.

Cosa voglio dire con questo?…secondo voi?…

Che da sempre le persone sono alla ricerca…hanno bisogno…apprezzano e metabolizzano le cose semplici, quasi scontate e soprattutto quelle che suonano bene all’orecchio e, badate bene che questo vale non solo per la musica, ma anche per altri aspetti della vita.

Le persone, i risparmiatori in special modo, hanno costantemente bisogno di certezze, anche se queste non esistono, non sono mai esistite e mai esisteranno.

Mai come oggi il risparmiatore italiano è smarrito…abbandonato dal tasso fisso, piuttosto che dal “quanto mi dai a un anno?!?!”…dal rendimento certo, sempre e comunque, ovviamente senza rischio e col capitale garantito.

E’ da più di un anno che nessun mercato sale, questo l’ho detto e scritto in precedenza, ma tant’è, questo è…quindi che si fa?

Si prende atto di questo e dove si guarda?…per investire intendo.

Guardiamo insieme un paio di cose, tipo quanto rendono oggi i titoli di Stato in giro per il globo:

 

tds1

Come potete vedere, in Svizzera per ben 15 anni non prendete nessun rendimento, anzi pagate voi per prestargli i soldi, in Giappone sono 10 anni, in Germania 9 anni e in Italia “solo” 2…con la piccola nota che abbiamo il terzo debito pubblico più alto mondo tra i paesi industrializzati e abbiamo un’economia ferma e/o in recessione.

Nella tabella non è presente il dato di quanto rende un titolo di stato americano, il quale rende qualcosa già a un anno e a 10 anni rende quasi il 2% e, l’America ha un PIL a +2,7% oggi ed è fuori dalla recessione da ormai 3 anni, quindi essendo meno rischioso come Paese, avendo un’economia che tira, dovrebbe pagare meno di un BTP che rappresenta un Paese che produce solo debiti e quindi rischio per gli investitori.

E per gli irriducibili innamorati del Cash is King, ovvero rimango liquido e al sicuro così non perdo, ecco il rendimento di alcuni ETF che investono sulla liquidità:

etf

 

Ribadito ancora una volta che siamo di fronte ad uno scenario mai visto prima sui titoli di Stato, vediamo ora come si comportano i risparmiatori italiani oggi, di fronte a questi mercati, quindi vediamo quali sono le loro scelte di investimento attuali.

Pare che sempre più risparmiatori italiani si siano resi conto (tardi)…che non conviene più rinnovare i BOT, i BTP, le obbligazioni in scadenza, tantomeno se bancarie…e giorno dopo giorno, preso il toro per le corna e armati di impavido coraggio, i risparmiatori italiani tornano ad investire i loro risparmi nei fondi comuni di investimento, un vecchio amore abbandonato da anni, ma che oggi suscita interesse, perchè se non altro, permette di avere una qualche chanches di rendimento, diversificando le proprie scelte di investimento e quindi rischiando meno…ma molto meno!!!

Ma quali fondi scelgono gli italiani oggi?…ecco a voi le risposte:

 

fondi 1

I fondi Obbligazionari rimangono sempre un grande amore per il risparmiatore italiano, il che è in piena contraddizione con la tabella precedente e con quanto detto alcune righe sopra, ma tant’è…sembra proprio che non si riesca ad intaccare questo rapporto “morboso” tra il risparmiatore italiano e le obbligazioni (BTP & co.).

Al secondo posto, c’è una categoria semi-nuova, nel senso che i fondi flessibili esistono da ormai 15 anni, ma sembra che in Italia siano stati scoperti solo di recente dai risparmiatori, mentre le altre categorie di fondi, cioè quelli di Liquidità, Bilanciati e Azionari sono stati quasi del tutto abbandonati dai risparmiatori italiani.

Ma cosa significa Fondo Flessibile e perchè bisogna valutare di metterci dei soldi sopra?

  • flessibile: che non è rigido, ma è adattabile, modificabile.
  • i fondi flessibili non hanno alcun vincolo di investimento e quindi possono spaziare in tutte le asset class di investimento, gestendo le relative percentuali di esposizione su mercati monetari, obbligazionari, azionari, materie prime e se previsto anche valute.
  • i fondi flessibili assomigliano abbastanza ai fondi bilanciati, nel senso che nel loro ptf sono quasi sempre presenti percentuali di azionari e obbligazionario, anche se i migliori fondi flessibili possono portare a 0% l’esposizione azionaria e obbligazionaria volendo.
  • i fondi flessibili hanno come obiettivo quello di cercare di contenere al meglio la volatilità dei mercati, soprattutto quando questi sono asincroni, cioè non sono correlati l’un l’altro e, negli ultimi anni la correlazione tra i vari mercati e tipologie di investimento è mancata più volte, mentre altre volte si è vista correlazione tra tipologie di mercati che non dovrebbero avere correlazione tra loro.

 

Teoricamente investire una parte dei propri risparmi sui fondi flessibili dovrebbe portare valore aggiunto al proprio ptf, nel medio termine, ovvero 5 anni.

Penso questo perchè i mercati internazionali sono profondamente cambiati dal 2007 ad oggi e, con l’intervento delle Banche Centrali che hanno portato i tassi a zero e negativi sui titoli di stato, i vecchi fondi monetari, obbligazionari, bilanciati e anche azionari hanno segnato il passo.

Avere oggi in ptf una parte di fondi flessibili, di eccellente e comprovata qualità, che non significa che queste tipologie di fondi non possano perdere o che siano immuni dagli scenari di mercato ma, credo che possa fare una sostanziale differenza, perchè?

Perchè se investo unicamente su fondi classici e quindi direzionali, avrò sempre e comunque bisogno di un mercato rialzista, che questo sia il mercato obbligazionario (privo di rendimento) o il mercato azionario (più rischioso ma con possibilità di rendimento)…la condizione necessaria affinchè il mio rendimento di ptf cresca è che crescano questi mercati, punto.

Ma come si fa a capire se un fondo flessibile è di qualità?…solo dal nome?…solo dai risultati?…solo dai costi?…

Per quanto mi riguarda, uso un approccio piuttosto semplice:

  • il fondo deve essere flessibile al 100%, senza vincoli alcuni, altrimenti non è flessibile.
  • guardo come si è comportato il fondo in questione quando i mercati hanno vissuto “momenti difficili”, quando si sono avuti avvenimenti o periodi di elevata e prolungata volatilità, cioè >1 mese.
  • guardo la loro reattività a fronte dei recuperi dei mercati stessi, per capire se il gestore è stato pronto a metter mano al ptf del fondo o ha avuto timori nel tornare a prendere posizione sui vari mercati di riferimento.
  • ovviamente guardo quanto costa il fondo, per avere un rapporto qualità/prezzo il più congruo possibile e, solitamente la qualità si paga, sempre.

 

Come ben sapete, ho sempre sostenuto che di fronte a nuovi scenari si debbano prendere nuove strade di investimento, quindi bisogna essere flessibili per definizione, altrimenti si rischia di rimanere fermi & bloccati su vecchie posizioni e investimenti che possono arrecare danni importanti ai risparmi.

Sia ben chiaro però che un Fondo Flessibile può presentare un grado di volatilità importante, quindi sono adatti a quella tipologia di risparmiatori che hanno come orizzonte temporale di investimento almeno 4-5 anni…che poi, volendo essere oggettivi è la stessa categoria di risparmiatori, cioè tutti noi, che in passato abbiamo comprato BTP e obbligazioni con scadenze a 5 anni…cioè il 99% dei risparmiatori italiani.

E qui con il discorso si ritorna da capo, cioè al fatto che un investitore dovrebbe essere coerente con il proprio orizzonte di investimento, sempre, senza farsi distrarre o prendere dal panico.

Un investitore disciplinato, dovrebbe affidarsi ad un professionista, lasciando perdere una volta per tutte il fai-da-te, ma soprattutto, dovrebbe guardare il proprio ptf un paio di volte all’anno, salvo avvenimenti del tutto eccezionali, tipo fallimento Lehman Bros. , crisi dello spread etc…

Per fortuna non sono l’unico a sostenere questo, ovvero che il continuo fare&disfare, a seguito di stress da mass media al grido di “Borsa che brucia miliardi di €…Cina in crisi…etc…”…non porta risultati nel ptf, perché si fanno cambiamenti sempre e solo ad evento o discesa avvenuta, correndo inevitabilmente il rischio di rinunciare alla seguente risalita dei mercati.

Diverse volte ho scritto di questo aspetto, ovvero dell’essere disciplinati, soprattutto durante le fasi di correzione dei mercati.

Ovviamente risulta più facile essere disciplinati se si hanno in ptf strumenti adeguati al proprio grado di rischio e alla realtà dei mercati, oltre che ad avere un minimo di cultura finanziaria, che non guasta mai.

L’aspetto più subdolo, che frega ancora molti, moltissimi risparmiatori, è la percezione del rischio….intesa come errata percezione, perché ancorata a concetti superati, quando non del tutto inutili al giorno d’oggi.

Avere oggi un ptf efficiente…con questi mercati…è più difficile rispetto a “ieri”…ma stando a quanto postato nei grafici sopra non è assolutamente impossibile, a patto di accettare il fatto che il tempo gioca sempre la sua parte, e di solito gli italiani sono sempre in ritardo e poco dediti alla disciplina.

A me de do do do, de da da da non è mai piaciuta…and I hope that someone gets my message in a bottle.

 

 

 

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