Prospettive e controcultura

Piccola ma doverosa premessa: come scritto nel secondo post “The Absolute Beginner” scritto alla nascita di questo blog, questo non è un blog di finanza tecnica, dove si usa esclusivamente linguaggio tecnico per tecnici, soprattutto non è un blog di verità in tasca.
Questo è un blog, pensato, ideato e fatto con l’idea di aiutare le persone che non masticano di finanza & mercati a farsi un’idea in merito, con l’obiettivo di renderle maggiormente consapevoli nelle loro eventuali scelte di investimento per i propri risparmi.
Non ho pensato a Darkpool come a un blog uguale a migliaia di altri che già esistono.

 

 

La prospettiva è la rappresentazione degli oggetti nello spazio, dove grazie ad essa si può raggiungere l’effetto della terza dimensione.

La controcultura è semplicemente un modo di pensare e di agire che, alcune persone mettono in campo al cospetto di ciò che viene considerato come dogma, come “verità assoluta”, come universalmente corretto e accettato dal resto della società.

La prospettiva può talvolta ingannare e fuorviare l’immagine che stiamo guardando.

La controcultura invece viene dapprima osteggiata, successivamente combattuta e denigrata in quanto diversa, proprio perchè va a tracciare nuove strade e di conseguenza va combattere e a mettere in discussione lo stile di vita e i comportamenti universalmente accettati dalla società.

Il paradosso insito nella prospettiva e nella controcultura è che, una volta capite, entrambe, col passare del tempo aiutano a migliorare la nostra visione del mondo e, di conseguenza migliorano la nostra vita, aprendoci a nuove possiblità.

Veniamo al dunque:

da agosto 2015 i mercati sono andati progressivamente peggiorando, sino al devastante inizio d’anno che ha portato tutti i listini azionari (…e non)…a scendere senza sosta ma, con alcune sostanziali differenze tra i vari mercati.

Guardando lo stato dei mercati ad oggi, mi verrebbe da dire che semmai “qualcuno” avesse avuto un obiettivo, ovvero innescare la paura prima e il panico poi, bèh…c’è quasi riuscito.

Le cause, vere o presunte, che hanno scatenato questa brusca discesa dei mercati, sono molteplici; alcune cause sono oggettive e quindi da prendersi seriamente in considerazione, altre, molto meno; con la non piccola differenza che oggi tutto fa brodo…tutto serve…tutto aiuta…a innescare ulteriori timori…ad aumentare il panico tra la folla di investitori…a disegnare scenari futuri degni dell’Apocalisse finanziaria più nera e devastante possibile.

Le cause che ritengo degne di preoccupazione e che quindi vanno monitorate da vicino sono:

  • la politica monetaria cinese, intesa come svalutazione dello Yuan in ambito mondiale, la quale deve trovare una quadra il prima possibile, ovvero la Cina non può continuare a svalutare la propria moneta, soprattutto quando essa è divenuta parte del paniere delle valute di riserva mondiale.
  • L’opera di svalutazione dello Yuan da parte del Governo di Pechino, innesca a sua volta una “guerra” delle valute, dove tutti, dall’America al Giappone cercano a loro modo di svalutare la propria moneta, con il risultato che, se tutti svalutano…nessuno svaluta.
  • il prezzo del petrolio deve trovare un prezzo più alto dei 30$ attuali; meglio per tutti sarebbe se riuscisse ad assestarsi sopra ai 35$, in quanto a questi prezzi molti stati produttori di petrolio e gas, tra cui gli USA, CanadaNorvegia, Brasile e Cina, ritornerebbero quantomeno “in pari” dai costi di produzione…cosa che invece oggi, con i prezzi del petrolio intorno o sotto ai 30$ sta distruggendo le rispettive industrie estrattive, con pesanti perdite sui bilanci statali e sul PIL di queste nazioni, con conseguente effetto contagio anche agli altri settori industriali dei rispettivi paesi e del resto del mondo, con ulteriori problemi di politica fiscale ed monetaria delle rispettive Banche Centrali. 

La tabella qui sotto, nell’ultima colonna a destra, riporta costo complessivo di una barile di petrolio per ogni stato di produzione. Da chi sono quei paesi che guadagnano con un prezzo del petrolio sotto ai 30 $ e invece, quali paesi sono in perdita, avendo un costo di produzione superiore ai 30 $ al barile.

Oil

  • I tassi a zero, voluti con forza dalle stesse Banche Centrali, sembrano essere più un pantano o se preferite delle sabbie mobili, dalle quali si fa una dannata fatica ad uscire, perchè più si muovono i tassi, più sui mercati si sprofonda, FED docet.

Come vedete il mondo è molto più unito e collegato economicamente parlando di quanto può sembrare ad un occhio non attento.

Piccola menzione a parte per quanto riguarda la vecchia & triste Europa: Draghi e la BCE sono nell’angolo.

I mercati stanno vendendo i listini azionari europei a causa di quanto detto e non fatto a dicembre dalla BCE,  la quale ad ottobre aveva creato le aspettative e i presupposti per un incremento del QE e quindi per un rally dei mercati azionari europei in primis, e invece…

…infatti è proprio da quel giorno, cioè dal 3 dicembre 2015, che i grandi investitori, Fondi Sovrani, Hedge Funds etc… hanno pesantemente “punito” l’ennesima mancanza di azione di Draghi e della BCE, vendendo a mani basse i listini europei che, ad oggi hanno perso il doppio rispetto ai listini americani. Il motivo risiede proprio nelle aspettative riposte dagli investitori nelle parole spese da Draghi nell’ottobre scorso, a cui seguì una salita dei mercati, seguita poi dall’inizio della discesa dei mercati, di fronte alla totale delusione degli investitori per l’ennesima promessa di azioni monetarie da parte della BCE, senza però agire nell’immediato, cosa che invece le dichiarazioni dello stesso Draghi avevano fatto presagire nelle intenzioni.

Ad oggi le prospettive per i mercati sono quantomeno incerte e confuse dal panico e dalle innumerevoli variabili che si sono inserite nel mentre di questa brusca discesa dei mercati.

Il panico e le variabili che si sono aggiunte nel corso della discesa dei listini azionari, altro non sono che una componente endogena ai mercati stessi, nel senso che, quando tutto scende…quando tutto va male…può sempre andar peggio…perchè tutto & tutti gettano benzina sul fuoco, auto-alimentando la confusione di idee, di valutazioni,di fondamentali economici, innescando la paura e di conseguenza le vendite indiscriminate, molte delle quali fatte per sfinimento in un mercato costantemente ribassista.

Il grafico sotto mostra i livelli di guardia dell’euforia e del panico degli investitori (righe orizzontali azzurre) al di sopra/al di sotto di quelle righe scatta un eccesso di euforia o di panico sui mercati; se mettiamo a confronto l’andamento del sentiment degli investitori (riga nera cerchiata in rosso) con l’andamento dell’indice azionario americano S&P500 (ombre color celeste), possiamo notare come ogni qual volta il sentiment è sceso oltre la linea del panico, la performance dello S&P500 nei 12 mesi successivi è sempre stata positiva (colonna di destra), mentre al contrario, ad un eccesso di euforia da parte degli investitori è corrisposta una discesa dello S&P500.

 

Euforia

Ora, io non faccio alcuna previsione sui mercati, non sono un indovino, piuttosto mi limito a cercare di analizzare il momento, per cercare di individuare un percorso e una rotta spendibile per i prox mesi.

Per quello che penso e che vedo oggi, ritengo sia assolutamente necessario avere un approccio controcultura, se non altro per evitare danni maggiori e difficilmente recuperabili.

Mi spiego:

ad oggi i listini azionari sono scesi in modo importante, tecnicamente parlando molti mercati sono entrati in bear market (mercato ribassista), eccezion fatta per lo S&P500, ovvero il listino azionario principale in America e nel mondo, che funge da leading indicator.

Con i listini azionari sono scesi anche e pesantemente i mercati obbligazionari emergenti, perchè i paesi emergenti hanno il loro debito, sia privato che pubblico, denominato e/o collegato al $ americano e quindi, ad un aumentare dei tassi di interesse in USA, i paesi emergenti dovranno pagare maggiori interessi, stesso problema si pone se il valore del $ si rafforza nel cambio con le loro valute, essi andranno incontro a maggiori difficoltà nel rimborsare i loro debiti, il tutto nell’ambito di una congiuntura economica non proprio florida.

Un altro mercato che ha subito ingenti perdite è quello delle obbligazioni High Yield (alto rischio & alto rendimento)che sono strettamente correlate ai prezzi delle materie prime.

La tempesta sui mercati non ha risparmiato nemmeno le obbligazioni Corporate (aziendali) con rating medio-alto (investment grade).

Al contrario, sono saliti vertiginosamente i prezzi dei titoli di stato americani e tedeschi, mentre sono scesi i prezzi dei titoli di stato periferici, il nostro BTP per intenderci…con conseguente rialzo dello spread.

Oggi un titolo di stato americano a 10 anni (T-note) rende lordo meno l’1,8%, mentre il Bund tedesco, sempre con durata 10 anni, rende intorno allo 0,20% lordo.

Cosa significa tutto questo?

Significa che stando alla paura di un ulteriore crash dei mercati, ci sono investitori disposti a sottoscrivere titoli di stato con scadenza a 10 anni, accettando di avere in cambio un rendimento molto modesto nel caso del T-note americano, oppure, addirittura sono disposti ad accettare rendimenti negativi nel caso del Bund tedesco, pur di scappare dal mercato azionario & Co.

Ma si sa, noi italiani siamo poco inclini a investire all’estero, meglio i “prati di casa nostra”…meglio il caro, vecchio e “sicuro” titolo di stato, soprattutto in momenti come questi dove tutto crolla, meglio comprare ciò che ci hanno sempre insegnato rende comunque qualcosa, magari anche con la cedola che tutto fa dimenticare…e quindi perchè non comprare il caro & vecchio BTP?

Quindi valutiamo insieme se, acquistando un BTP, con scadenza decennale avremmo fatto o faremmo un buon investimento e, facciamo un paio di riflessioni in merito, nel caso volessimo abbandonare i rischi dei mercati azionari e mettere in portafoglio (ptf) la redditizia “tranquillità”:

Prendiamo il BTP scadenza settembre 2026, cedola lorda 3,10%, netta 2,50% al netto di tasse & commissioni.

Ipotizziamo che un bravo, assennato e fortunato investitore avesse “sentito puzza di bruciato” e si fosse rifugiato su questo BTP già a dicembre, ovvero alle prime avvisaglie di discesa dei mercati e che, quindi avesse liquidato tutti gli investimenti più rischiosi, azionari etc…per mettersi tranquillo su questo BTP.

Questo BTP 2 mesi fa, ovvero prima che si scatenasse la tempesta sui mercati, quotava al prezzo di 128, quindi ipotizzando un acquisto avvenuto prima del crollo dei mercati azionari, valutiamo di acquistare € 100.000 nominali (per comodità di calcolo):

  • si sarebbero spesi € 128.000 per acquistare €100.000 di valore nominale, in quanto il prezzo di acquisto era posto a 128.
  • quindi si sarebbero incassate cedole annue nette pari al 2,5% dell’importo nominale sottoscritto, quindi 2,5% x 10 anni, calcolate su un capitale nominale pari ad € 100.000 = € 25.000 complessivi.
  • alla scadenza, nel 2026, ci sarebbe stato restituito il capitale nominale investito, ovvero €100.000.

QUINDI SE LA MATEMATICA NON E’ UN’OPINIONE:

-€ 128.000 spesi per l’acquisto + € 25.000 incassati con le cedole + € 100.000 rimborsati a scadenza = € -3.000 di perdita certa a scadenza.

Quindi questo investitore, ha comprato un titolo di stato perdente in partenza, cioè ha pagato per perdere soldi, matematicamente.

Ebbene, questo BTP, in soli due mesi è calato di prezzo da 128 a 121, perdendo circa il 6% del proprio valore.

Qualcuno mi dirà…bèh può anche ritornarci a 128…certo, nulla è impossibile, ma molto improbabile.

Perchè comprato al prezzo di 128 ai primi di dicembre 2015, significava perdere soldi, tanti soldi, come spiegato nell’esempio sopra riportato e, anche oggi, che questo BTP prezza a 121, è comunque un prezzo “folle”, che non produce alcun rendimento e quindi perchè qualcuno dovrebbe comprarlo?…forse per paura?…per necessità?…per masochismo?…o più semplicemente perchè non si sono fatte queste considerazioni o perchè non si conosce l’enorme rischio intrinseco che questo BTP porta con se?

Rischio con i BTP?…ma il rischio non c’è solo sul mercato azionario?…no, il rischio c’è su tutti i mercati, BTP compresi…il 2011 dovrebbe aver insegnato qualcosa in tal senso o no?…il risk free non esiste, parole di Draghi.

L’investitore che ha comprato questo BTP 2 mesi orsono, ad oggi rimette il 6% sul capitale investito, che parlando di un titolo di stato è tantissimo. Non credo che questo investitore abbia ragionevoli speranze di rivedere il prezzo di 128, e anche se fosse, dubito fortemente che ri-venderebbe il titolo in questione, perchè questo significherebbe rinunciare alla tanto agognata cedola che l’ha spinto ad acquistarlo, nonchè rinunciare alla tranquillità cercata e riposta (erroneamente) in questo BTP.

BTP

 

Il BTP, mese dopo mese, cedola dopo cedola, scenderà di prezzo, avvicinandosi progressivamente al prezzo di rimborso, fissato a 100, andando così a maturare una minusvalenza del 28%.

Ma soprattutto, in che contesto di mercati si giustifica il prezzo di questo BTP con scadenza a 10 anni, che quotava 128 due mesi fa e quota 121 oggi ?

Il contesto è che abbiamo tassi a zero in Europa e inflazione pressochè nulla, quindi questo è uno scenario favorevole o sfavorevole per il nostro BTP con cedola a tasso fisso?…QUESTO E’ LO SCENARIO IDEALE, e quindi questo BTP andrebbe VENDUTO e non comprato, oggi bisognerebbe essere venditori e non compratori di BTP.

E invece tutti i piccoli investitori corrono a comprarlo, perchè si sentono maggiormente sicuri e tutelati, al cospetto di mercati azionari in preda alla volatilità, commettendo, dal mio punto di vista, un grave errore.

Vedete, avere in ptf un titolo a tasso fisso come il BTP, in un momento in cui i tassi sono a zero e non c’è inflazione è una manna dal cielo, a patto di averlo in ptf almeno da un anno, non da due mesi ad oggi di certo; per essere ancora più chiaro… per fare l’affare e quindi portare a casa un bel guadagno, occorre essere dalla parte di chi valuta di vendere il BTP in ptf e non da colui che invece vuole comprare il BTP da inserire in ptf.

Perchè?

I tassi sono a zero, l’inflazione pure, e la BCE ha appena dichiarato che il prox 10 marzo rivedrà completamente la propria politica monetaria perchè non si rassegna e non si arrende al fatto di avere una “bassa” inflazione…avete capito il significato delle dichiarazioni di Draghi?

Di certo non si innesca inflazione nel giro di pochi mesi e quindi questo scenario non si verificherà nel 2016 e forse nemmeno nella prima metà del 2017 ma, qualora l’inflazione dovesse salire ed arrivare al modesto valore dell’1% (ricordo che il target BCE è posto al 2%)…che cosa accadrà al prezzo del nostro BTP con scadenza 09/2026?…prezzerà ancora intorno a 120?…non credo proprio.

E se magari, nel 2018 l’inflazione è più vicina al 2% che all’1% cosa accadrebbe al nostro BTP?…forse avrà quotazioni intorno a 100 o anche più basse?…perchè se aumenta l’inflazione poi dovranno aumentare anche i tassi di interesse e, se aumentano i tassi tutto ciò che è a tasso fisso, cioè il nostro BTP, calerà di prezzo…anche perchè nel 2018 mancheranno ancora ben 8 anni alla scadenza e di conseguenza il prezzo di questo BTP scenderà sensibilmente, anche sotto al valore di rimborso posto a 100, andando di fatto ad “incastrare” l’investitore sino alla scadenza, nel settembre 2026.

Io non so quando usciremo da questa grave crisi economica, ma di certo c’è che oggi comprare un titolo di stato perchè si crede di correre minori rischi rispetto al mercato azionario è decisamente sbagliato e, per di più a questi prezzi rasenta l’irrazionalità.

Oggi con il Bail-in per le banche e le loro obbligazioni, con le clausole CAC sui titoli di stato e con i tassi a zero, non esiste il “piano B” usato in passato dagli investitori quando i mercati azionari scendevano pesantemente.

Ritengo che per coloro che vogliono investire oggi i propri risparmi, vi siano sostanzialmente due considerazioni da fare:

  • la prima, che è quella che NON mi appartiene e che NON farò, è di vendere azioni e titoli obbligazionari con rendimenti per comprare titoli di stato a rendimento negativo o prossimo allo zero, accollandomi quindi il rischio dell’investimento ma non il rendimento. Anche perchè comprare Bund o BTP, significa sottoscrivere dei titoli di debito pubblico, quindi accettare di regalare soldi allo stato, in cambio di niente, aspettando passivamente la restituzione del denaro “investito” in un titolo di debito pubblico tra un tot. di anni, correndo un rischio altissimo.
  • la seconda possibilità, è quella di pensare che comunque prosegua il 2016, i mercati e le aziende che li compongono, riescano ancora una volta a superare questo momento di elevata volatilità ed incertezza, così come è stato nel 2001, nel 2008 e nel 2011.

 

Personalmente ritengo sia meglio avere delle possibilità di recupero e di rendimento reali, investendo su aziende che producono e vendono prodotti&servizi reali, di cui tutti abbiamo bisogno, piuttosto che, comprare ancora un pezzo dei debiti dello stato (cioè tutti noi), a prezzi altissimi, senza rendimento…lo stesso debito pubblico che aumentando sempre di più, affossa l’economia mondiale.

Il mondo, per come lo conosciamo, nonostante tutte le difficoltà, le crisi e le incertezze che lo accompagnano, è sempre progredito grazie alle aziende e agli uomini, non certo grazie al debito pubblico contratto ed emesso dagli stati.

Fate la vostra scelta.

 

Riproduzione riservata.

 

 

 

 

 

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