In che mondo viviamo?

 

In che mondo viviamo?

Oggi metaforicamente rivolgo questa frase a tutti coloro che ancora non si sono resi conto di cosa sta accadendo nel mondo, soprattutto mi rivolgo agli inconsapevoli e per questo fortunati abitanti di questo pianeta che vivono beatamente la loro quotidianeità nella più assoluta inconsapevolezza, nonchè agli irriducibili del “…non è vero, tanto non è cambiato nulla” .

Qui si parla di mercati certo, ma anche dando uno sguardo alla situazione geo-politica globale non c’è di che star sereni, perchè da 6 mesi a questa parte, non passa giorno che ci troviamo di fronte ad un continuo susseguirsi di accadimenti negativi, che vanno dagli attentati terroristici, alle tensioni militari-nucleari, sino ai ripetuti scandali dell’industria automobilistica…e scusate se sono cose da poco.

Come sa bene chi legge questo blog dalla sua nascita, io non ho la verità in tasca, nemmeno spaccio certezze sul vivere meglio o su come diventare più ricchi seguendo qualche indicazione sui mercati finanziari…più semplicemente cerco di fare qualcosa di diverso, partendo sempre e soltanto da quello che siamo, cioè persone.

Quindi oggi voglio condividere con voi questa frase: “…in che mondo viviamo?”.

Abbiamo appena chiuso un anno, il 2015, che sicuramente non verrà annoverato tra i migliori e gli indimenticabili.

Anzi, tra gli indimenticabili certamente, se considerato nella sua accezione negativa.

Forse, ma sicuramente mi sbaglierò, c’è ancora tanta, troppa gente, che non si rende conto o non vuole rendersi conto di quanto sia cambiata la realtà di oggi, da qualsiasi punto di vista la si voglia guardare; non è più solo un discorso di capacità e di conoscenza ma di volontà, di voler accettare che tutto ciò che ci sta succedendo tutto intorno condizionerà la nostra vita presente e futura.

Questo blog parla di finanza, mercati, economia, società ma…soprattutto tratta dell’approccio che hanno le persone con i loro risparmi.

Dal mio punto di vista e per il lavoro che faccio vedo accadere alcune cose che poi, puntualmente, si riflettono nella realtà e quindi nella vita di ognuno di noi, nel bene o nel male.

Le criticità si possono intravedere…ma non le possiamo prevedere del tutto…le possiamo valutare o ignorarle…ma comunque arriveranno a destinazione, cioè nella realtà, nella vita reale, di tutti.

Quello che certamente mi sforzo di fare è di valutare le potenziali conseguenze che queste criticità hanno su tutti noi e sul mondo che ci circonda, finanziariamente parlando.

Con il mese di dicembre 2015 ci siamo finalmente tolti dall’imbarazzo sulla decisione da parte della FED di alzare i tassi americani dopo quasi 10 anni.

I mercati in questi giorni stanno reagendo molto negativamente a tutta una serie di avvenimenti politico-finanziari che si susseguono senza sosta, aumentando la confusione e l’incertezza degli investitori e degli addetti ai lavori.

Io non lo so quale sia la causa maggiore che impatta sui mercati, di certo c’è che la concomitanza di cause accresce i timori e l’incertezza per il proseguio dei mercati, soprattutto quando queste cause hanno potenzialità rilevanti: rallentamento economia cinese e cambio dello Yuan verso le altre monete, piuttosto che il crollo del petrolio e di tutte le altre materie prime (commodities) che, abbinati all’ostinata politica dei tassi zero indotta dalle Banche Centrali hanno portato ad un cocktail altamente “alcolico” per i mercati stessi.

Se è vero che uno degli obiettivi che accomunano tutte le maggiori Banche Centrali è quello di avere un’inflazione vicina al 2%, bèh giunti a questo punto, ovvero dopo anni di politiche accomodanti, tassi a zero quando non negativi e oceani di liquidità immessa nei mercati, posso tranquillamente affermare che per quanto riguarda l’obiettivo di inflazione, le Banche Centrali hanno fallito.

Non avere inflazione è un problema, se poi questo avviene nonostante quanto fatto dalle Banche Centrali, il problema diventa enorme.

Il petrolio a 30$ non aiuta, anzi, pesa come un macigno sull’inflazione e, pesa ancora di più sulle mosse passate&future delle stesse Banche Centrali, le quali lo ribadisco ancora una volta, sono rimaste completamente spiazzate dal calo delle quotazioni petrolifere.

Personalmente credo che “dietro” al calo del greggio vi sia un disegno ben preciso & voluto, teso a penalizzare e soggiogare alcuni paesi e economie a tutto favore di altre, ovviamente.

Ma quello che oggi mi preoccupa maggiormente è lo stallo dei rendimenti sui titoli di stato americani, con scadenza a 10 e 30 anni.

Il Treasury a 10 anni rende il 2,18% e quello a 30 anni il 2,94%, decisamente troppo poco.

Questo significa che nonostante la politica monetaria della FED sia cambiata, aprendo la strada per ulteriori rialzi dei tassi (spero graduali), i titoli di stato non riflettono questa politica, anzi sono come anestetizzati nei loro rendimenti, perchè?

Il grafico riporta il livello dei tassi di interesse USA, ovvero i Fed Funds Rate (FFR), attualmente allo 0,36% e i livelli dei rendimenti su tutte le scadenze dei titoli di stato americani, dal 3 mesi al 30 anni: potete notare che già  dal 2014 i rendimenti dei titoli di stato americani sono andati sensibilmente calando, proprio quando la FED iniziò a “chiudere i rubinetti” della liquidità con il tapering, conclusosi poi a fine 2014.

treasuries-FFR-since-2007

Eppure l’economia USA sembra in salute e quindi la FED dovrebbe alzare i tassi con gradualità ma progressivamente, in quanto l’economia americana pare poter sopportare tassi più alti, dopo ben 7 anni di tassi a zero.

Il grafico riporta i 4 indicatori principali dell’economia USA dall’inizio della crisi: occupazione, produzione industriale, vendite reali e redditi reali, tutti mostrano un netto miglioramento:

Big-Four-Indicators-Since-2009-Trough

Il rovescio della medaglia è che con tassi USA in aumento, gli Stati Uniti avrebbero maggiori difficoltà ad esportare le loro merci, quindi vedrebbero una sensibile riduzione degli utili aziendali, perchè avremmo un ulteriore rialzo del valore del $ contro tutte le altre macro monete (€, Y e Yuan) e ovviamente anche nei confronti dei Paesi Emergenti e delle loro valute.

Paesi Emergenti dove l’impatto di un dollaro forte avrebbe una ricaduta maggiore in quanto gli Emerging hanno i loro debiti collegati al $ americano e quindi, un $ più forte significa maggiori interessi da pagare, con tutti i risvolti economici del momento che stiamo attraversando.

Come scritto più volte nei precedenti post del blog, è necessario che la FED si muova con estrema cautela sul fronte dei tassi, perchè ogni rialzo avrà un peso specifico enorme se le condizioni geo-politiche e dei mercati non recuperano livelli migliori rispetto a quelli di oggi.

Il mercato sembra scommettere su una maggiore cautela della FED in riferimento alle tempistiche dei prox rialzi, perchè allo stato attuale, portare i tassi USA sopra all’1% per fine 2016 potrebbe rivelarsi controproducente.

La sensazione è che la FED abbia esitato troppo nel prendere le sue decisioni sul rialzo dei tassi e questo potrebbe essere un nodo cruciale, qualora questa ipotesi trovasse conferma sui mercati.

Nel contempo la Cina tenta di gestire le sue problematiche interne, sia economiche che di gestione del cambio dello Yuan.

Resto dell’idea che la Cina stia rallentando ma non sia in crisi e che, potrebbero anche uscire dati economici positivi nei prox mesi.

I tassi a zero per troppo tempo, uniti all’enorme mole di liquidità immessa sui mercati dalle Banche Centrali sta producendo effetti collaterali importanti e negativi sui mercati, i quali si correlano l’un l’altro anche quando sulla carta non dovrebbero e si influenzano con effetto domino.

Non abbiamo precedenti sullo scenario attuale, soprattutto perchè nel 2007 quando scoppiò la crisi, che peraltro non tutte le economie hanno ancora superato, le stesse Banche Centrali avevano a disposizione la potente arma di abbassare i tassi di interesse sino allo zero, oggi sono già a zero e questo potrebbe rivelarsi un problema qualora i mercati continuassero a scendere.

Questo è il grafico riassuntivo di tutte le principali politiche monetarie in atto da parte delle Banche Centrali:

Global

 

Quanto all’Italia e alle sue difficoltà, bèh…la prima tra tutte risiede nelle Banche e nelle loro sofferenze, le quali stando alla seguente tabella, ammontano a ben 200 miliardi di € a fine 2015, di cui si stima che un 20% ovvero ben 40 miliardi di € sia in mano ai risparmiatori sotto forma di splendide, sicure e del tutto pignorabili Obbligazioni Strutturate oggetto del Bail-in bancario…proprio come quelle tristemente conosciute di Banca Etruria, Banca Marche & Co. che sono diventante carta straccia da un giorno all’altro.

sofferenze-sistema-bancario-banche-italia-2015

 

Guardando al lato positivo, penso che con prezzi così bassi delle materie prime, molte aziende possono svolgere la propria attività con costi decisamente inferiori rispetto al passato, finanziandosi a tassi bassissimi sui mercati e quindi le stesse aziende avranno maggiori margini di profitto sui beni & servizi prodotti e venduti in futuro, sempre che la domanda di questi rimanga robusta e l’economia mondiale non si avviti in una nuova recessione globale.

 

Quindi cosa fare con i propri investimenti e con questi mercati?

  • non reagite emotivamente o peggio, in preda al panico, è dimostrato che non serve a niente se non a capitalizzare le perdite.
  • se avete un portafoglio diversificato, guardate avanti e non fatevi condizionare dal momento ampiamente negativo dal punto di vista geo-politico e mediatico, un investimento si misura nel medio termine.
  • avere nella testa e nella gestione del proprio portafoglio un’arma devastante in questi momenti: la pazienza.

 

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