Prigionieri di una Fed(e)

E’ un motto che ho letto su uno striscione allo stadio, ovviamente in curva, dove si respira la partita, si tifa e si soffre, troppo.

“Prigionieri di una fede” è anche una dichiarazione forte, esplicita ed imperativa di amore, devozione e fedeltà…poi ognuno gli da la declinazione e l’accezione che meglio crede, dal sacro al profano, dalla Fede per qualcosa o qualcuno di Supremo, piuttosto che per una semplice squadra di calcio o altro…o di ciò che preferite.

Però a pensarci bene, questa esclamazione rinchiude in se un’accezione molto negativa e di remissione: “prigionieri” quindi obbligati contro la propria volontà a sottostare alle intenzioni e idee altrui, di chi ci tiene prigionieri per l’appunto; “…di una Fede” ovvero di qualcosa che trascende l’umana laicità e il libero pensiero, perchè la Fede è qualcosa di impalpabile, non è materiale, non la puoi toccare e non la vedi…ma la puoi sentire e ti può trasformare.

Il mondo è pieno di Fede, almeno così dicono, e quindi abbiamo anche tanti, tantissimi fedeli.

Con ogni probabilità abbiano sin troppi tipi di Fede, con tutte le sfaccettature possibili ed inimmaginabili, dove tutti bramano e reclamano una propria quanto improbabile superiorità della propria Fede professata, ovviamente a tutto discapito delle altre Fedi e dei loro seguaci, che in quel caso, visti cioè da un’altra prospettiva non sono più dei fedeli, ma dei miscredenti e infedeli.

Nel fare questo, ovvero nel reclamare la superiorità assoluta della propria Fede, compiendo qualsiasi atto in nome e per conto di essa, non si guarda in faccia nessuno, costi quel che costi, del resto questa tipologia di “fedeli” è disposta a tutto per tramandare, ampliare e imporre il proprio “credo” agli infedeli.

La Storia è piena di queste vicende, di guerre spietate fatte in nome di questa o quella Fede, tutte inutili e tutte combattute accecati dalla propria Fede, ignoranti e convinti di essere sempre e comunque dalla parte giusta…primo cardine imprescindibile dell’ignoranza umana.

Per farla breve…se uno crede, quindi ha Fede in qualcuno o qualcosa, sarà disposto a tutto in nome di quella Fede, costi quel che costi.

La Fede a cui mi riferisco io con queste righe è una Fede nuova, molto potente, del tutto visibile e palpabile e che negli ultimi anni ha fatto sempre più proseliti, se non altro perchè questa Fede è stata molto generosa con tante persone, di tutti i continenti, di tutte le razze e religioni, la Fed.

La Fed(e) ha sostenuto tutti, mercati, investitori, politici e istituzioni finanziarie negli ultimi 7 anni, da quando la peste bubbonica della crisi finanziaria si è abbattuta sul nostro mondo che credevamo fosse una trasposizione moderna del Giardino dell’Eden, dove ognuno di noi poteva tutto sommato coronare i propri sogni, lavorando–>guadagnando–>spendendo per il bene economico e commerciale di tutti quanti.

Tutti noi, chi inconsciamente (molti), chi in piena coscienza (pochi) hanno capito che era assolutamente giusto e opportuno avere Fede nella Fed, sempre e comunque.

Del resto, c’erano forse delle alternative?

Le Fed ha professato il suo verbo, convincendo quasi tutti che il suo agire era la cosa giusta…la sola cosa da fare…e che tutti avrebbero dovuto prendere esempio, adeguandosi a questo credo.

Come lo ha fatto è noto ai più, cioè molto venalmente, a suon di trilioni di dollari ha comprato la Fede di tutti, mercati e investitori del Globo.

Non posso dire certamente che le cose sui mercati sarebbero andate diversamente e meglio se, dal 2008 ad oggi se la Fed non fosse intervenuta in modo così convincente, a suon di dollari stampati, in quanto non c’era e non c’è stato un piano “B”…o un’altra entità omologa della Fed che abbia fatto e sostenuto una tesi diversa da quella di acquistare tutto ciò che era acquistabile sui vari mercati, anche se tossico o privo di valore…dalle obbligazioni bancarie e private praticamente in default ai titoli di stato emessi ad uopo.

Tanto il valore chi lo stabilisce?!?!…il valore di una transazione non è altro che un accordo tra due parti, un venditore che ha bisogno di vendere per vivere e un compratore che vuole (deve) comprare ad ogni costo per “salvare la baracca”; quindi se una delle due parti non è più in grado di sedersi al tavolo della trattativa in maniera commercialmente attiva (venditore)…l’altra parte (compratore) avrà gioco facile nel dettare le regole del gioco, dando un valore del tutto personale ed insindacabile alla transazione e alle conseguenze future di tutto questo artificioso meccanismo.

Ora però sono passati 7 anni, e la Fed ha fatto tutto quello che era nelle proprie disponibilità per salvare dal baratro i mercati e con essi l’economia, americana in primis.

La Fed gode ancora e giustamente di una moltitudine di discepoli, del tutto devoti e pendenti dalle labbra dei vari Sacerdoti che in questi anni si sono succeduti sull’altare della Fed, da Bernanke alla Yellen, professando un unico verbo, il dogma della liquidità a go-go che da sola avrebbe risollevato le sorti economiche dell’America e di conseguenza del resto del mondo.

Ma come spesso accade in ogni Fede che si rispetti, la quale non è immune dall’effetto assuefazione che il tempo porta con se, ora c’è bisogno di strategia, un cambio di passo, che scuota e disorienti le menti dei propri fedeli, che in quanto tali, nel momento di maggiore difficoltà e disorientamento si attaccheranno ancora di più al capezzale della propria Fed(e)...inevitabilmente.

Pare che ci siamo…da quasi 6 mesi scrivo che con ogni probabilità la Fed avrebbe alzato i tassi nella seconda metà dell’anno, più precisamente da settembre in avanti, più o meno ad un anno dalla fine del tapering, quindi ha lasciato tutto il tempo necessario ai propri fedeli, i mercati, per accettare e metabolizzare la questione, facendosene una ragione, ovvero che l’epoca dei tassi a zero era al suo epilogo.

La Fed alzerà i tassi, forse già a settembre, comunque entro fine anno, a meno di “imprevedibili” ripensamenti.

Nel nostro ambiente, che è pieno di luoghi comuni e di “detti” legati ai mercati, un evergreen è: “Don’t fight the FED!!!”.

E’ un po’ come giocare contro il banco del più importante Casinò di Las Vegas…i rischi a cui un investitore, anche il più spregiudicato può andare incontro sono dannatamente più alti delle possibilità che possa vincere…mind the gap!!!

Quindi nessuno dotato di un briciolo di cervello andrebbe allegramente contro la Banca Centrale più importante ed influente del mondo nel momento economicamente peggiore di sempre no?!?!

Del resto la FED, come tutte le altre Banche Centrali, può creare denaro dal nulla, può e decide le regole, i tempi e i modi in cui si gioca nel suo Casinòl’America, cioè la prima economia al mondo, la quale ha “filiali” sparse in tutto il globo.

Quindi di cosa stiamo parlando?!?!…

Parliamo del fatto che, se la FED ha atteso un anno dalla fine dei suoi innumerevoli e svariati programmi di stimoli extra all’economia USA per alzare i tassi di interesse, significa che qualcosa…più di qualcosa non torna.

Perchè sostengo questo?…perchè prima la FED ha sempre detto e sostenuto che per procedere con il primo rialzo dei tassi dopo ben 7 anni di tassi a zero avrebbe guardato a diversi indicatori economici, rigorosamente in quest’ordine di importanza:

  • tasso di disoccupazione stabilizzato sotto al 6%; ora i livelli ufficiali parlano di dati più vicini al 5% che al 6%, quindi ok.
  • mercato del lavoro e dei salari in crescente partecipazione e aumento; qui c’è ancora qualche problema, quindi nì.
  • PIL stabilmente intorno al 3%; e qui siamo alla farsa completa, dove da ben due anni dove i dati del primo trimestre si rivelano ampiamente negativi e sempre per colpa di inverni particolarmente rigidi…che ci volete fare, del resto in inverno fa freddo solo in America. Ovviamente negli altri trimestri i dati riguardanti il PIL, sono assolutamente positivi e in linea con il target desiderato no comment.
  • inflazione verso il target atteso del 2%, siamo ancora lontani, quindi no.

Quindi cosa voglio dire?…che i vari QE…e i contestuali tassi a zero per anni, non hanno prodotto gli effetti sperati sull’economie sottostanti coinvolte da queste manovre monetarie del tutto eccezionali.

Mi riferisco all’economia e non ai mercati chiaro?!?!

I mercati avete visto tutti cosa sono stati capaci di fare sotto le robuste iniezioni di liquidità somministrate prima dalla FED e poi dalle altre Banche Centrali, ma il discorso economia reale è tutt’altra cosa e i dati USA appena riportati ne sono al conferma.

I tassi a zero non sono la cura definitiva.

Mentre gli effetti collaterali li stiamo iniziando a vedere da un anno a questa parte, guarda caso da quando la FED ha dichiarato che la prox mossa in ambito monetario sarebbe stato il rialzo dei tassi: mercato delle valute impazzito, bond governativi arrivati a prezzi assurdi con rendimenti ridicoli e totalmente scorrelati dal rischio emittente, bond emerging in sofferenza, materie prime scese ai minimi e bolle economiche che scoppiano e si gonfiano ulteriormente da una parte all’altra del mondo.

Però chi ha il coraggio di sconfessare la Fede nella FED?…chi prova a convincere i suoi fedeli, cioè i mercati, gli operatori e i gestori che forse non è proprio tutto vero quello che mamma FED ci ha raccontato in tutti questi anni?

Io certamente no, non mi interessa, sarebbe tempo perso, come tutte le volte che ho provato a confrontarmi con qualcuno che crede fedelmente in qualcosa più grande di lui, i fedeli..i seguaci…non pensano con la loro testa e non accettano un’idea diversa dalla propria…mai…non esiste…del resto partono da un vantaggio assoluto: avere la verità in tasca, mica poco!!!

Dal 2008 in poi, i mercati e con essi gli investitori, si sono gradatamente trasformati in fedeli seguaci del “credo” della FED e poi della BOE, BOJ, PBOC e infine BCE…diventando dei veri e propri drogati di liquidità e rendimenti, sempre e comunque, senza alternative possibili.

Non esistono più i cicli economici, esistono solo i cicli dettati dalle Banche Centrali.

Gli investitori sono stati convinti e accecati da questi anni di rendimenti indotti dalle Banche Centrali, dove anche coloro che hanno tenuto un profilo di rischio prudente hanno raccolto rendimenti più che accettabili, ora però le cose stanno cambiando.

Del resto con i bond che da qualche mese rendono poco o poco piu di nulla, il rendimento bisogna andarselo a cercare altrove, accettando inevitabilmente due aspetti: il primo è un grado di rischio maggiore e quindi una maggiore incertezza di percepire un rendimento futuro,mentre il secondo aspetto è quello di vedere allungarsi l’orizzonte temporale in cui il rendimento atteso viene maturato.

Ogni volta che una Banca Centrale interviene sul proprio mercato varando un QE, è tutto un susseguirsi di consigli, suggerimenti e analisi che portano ad un’unica soluzione: vendere bond e comprare equity.

E’ da inizio anno, da quando Draghi ha varato il QE made in Europe che ogni casa di investimento, ogni analista e soprattutto ogni organo di stampa specializzata e non, consigliano di vendere bond, che da noi sono i BTP, i BUND e le obbligazioni bancarie e non, per fare incetta di azionario, meglio se europeo ovviamente.

Risultato: primi tre mesi dell’anno +25% di media i listini europei, sino ai primi di aprile, poi due mesi di stanca laterale, a giugno si scende perchè la Grecia fa paura…poi la Grecia non fa più paura ovvio e allora a rimbalzo avvenuto a metà luglio, ecco che sulla scena irrompe la Cina e di nuovo nervosismo, quindi?

Quindi sono quasi 4 mesi che i mercati non salgono, anzi non è vero, si sono americanizzati, salgono e scendono più o meno della stessa intensità, con gli stessi valori, come in un elettrocardiogramma regolare, anzi regolato.

Infatti lo S&P500 è compresso in un range del 5-6% da gennaio e oltre quello non va, idem l’indice Russell, solo il Nasdaq è riuscito a salire maggiormente e questo lo deve ad un mese di febbraio molto positivo, poi anch’esso si è regolato up/down all’interno di qualche punto percentuale.

Nei mesi scorsi abbiamo visto quanto il crollo dei prezzi delle commodities, petrolio in primis, abbiano messo in difficoltà i banchieri centrali nel dare seguito alle loro manovre monetarie, ora il problema si ripropone…proprio sul più bello, cioè nel momento in cui la Yellen sta per pigiare il tasto dei tassi, il petrolio torna sulla soglia dei 40$ al barile, sfiga o manna dal cielo?…lo vedremo presto.

Se anche i prezzi delle commodities crollano, dal petrolio al rame, per non parlare dell’oro cosa significa?

Significa che il cavallo non beve, e il cavallo è l’economia mondiale.

 

Riproduzione riservata.

 

 

 

 

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