Janie’s got a gun

Era la fine degli anni ’80 e io ero in piena tempesta ormonale, giovane, bello, carino e spensierato…nonchè senza ragazza, però avevo una sfolgorante Honda NSR 125cc…bella da paura, di quelle che quando hai 16 anni ti fan girare la testa e tutto ti fanno dimenticare, anche le ragazze…della serie l’importante è crederci…

Di quegli anni ricordo con piacere le interminabili giornate passate e perse in giro con gli amici, ognuno in sella al proprio cavallo d’acciaio a scorrazzare per le strade della mia provincia, passando dalla bassa con la sua campagna tutta uguale e le sue strade delimitate da profondi fossi e imponenti platani, sino alle colline con le curve e i tornanti che si susseguivano come la spirale di un cavatappi.

A quei tempi ancora non esistevano gli mp3, gli ipod, gli smartphone, i tablet e youtube…quindi per ascoltare la musica avevamo solo le cassette e i dischi; quindi quando andavamo in giro e una volta arrivati a destinazione volevamo ascoltarci un po’ di musica, altro non ci restava che portarci dietro uno stereo…di quelli da tamarro…da spalla…stile RUN-DMC che tanto andavano in quegli anni e qualche cassetta, tutto dentro ad uno zaino e via.

Ricordo bene che le cassette che ascoltavamo più spesso, sino a consumarle erano quelle dei Guns, AC-DC, Bon Jovi e Aerosmith…e di questi ultimi c’era un pezzo che non era proprio adatto all’indole indomita propria degli adolescenti, Janie’s got a gun…che però era bellissimo, facile e ipnotico.

Questa canzone l’avrò ascoltata qualche centinaio di volte e ancora oggi ogni tanto la ascolto e ovviamente mi porta indietro a quegli anni piuttosto incasinati e dalla luce sfocata che accomuna molti miei ricordi di gioventù.

Il testo è piuttosto pesante e se ne avete voglia ascoltatevi questa canzone e magari anche quello che racconta.

Oggi sulla scena abbiamo un’altra Janie’s got a gun: la governatrice della FED, Janet Yellen.

Janet Yellen, non solo è una delle donne più potenti al mondo, con ogni probabilità anche più potente e influente di Christine Lagarde, Presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ma è anche colei a cui il Governo degli Stati Uniti ha affidato le scelte in campo monetario ed economico per i prox anni, con evidenti ripercussioni sull’economia americana.

I mercati finanziari pendono letteralmente dalle sue labbra ad ogni meeting della FED, cercando di capire dal suo speech (discorso) quelle che possono essere le reali intenzioni della Banca Centrale più importante del mondo per i prox mesi e quindi regolarsi di conseguenza, acquistando o vendendo questo o quel tipo di investimento, bond, azioni, valute, materie prime e derivati…soprattutto derivati.

In questi anni di crisi economica tutti noi abbiamo fatto la conoscenza con nuovi termini finanziari che sono entrati con prepotenza nella nostra quotidianeità, veri e propri neologismi che oggi tutti padroneggiamo con sufficiente disinvoltura, chi più chi meno.

Parole come: subprime, default, derivati, abs, spread e QE ci hanno fatto tremare e ci fanno compagnia tutti i giorni sui giornali e in tv.

Mi soffermo solo sull’ultima, QE.

Il QE lo sapete tutti è l’acronimo di Quantitative Easing, che tradotto letteralmente sarebbe Allentamento Quantitativo…non proprio chiaro vero?!?!

Più semplicemente è la manovra di politica monetaria straordinaria varata dalle varie Banche Centrali mondiali per cercare di uscire dalla crisi che attanaglia più o meno tutti i paesi industrializzati dal 2007, chi più chi meno.

Attraverso il QE, che può essere attuato con diverse modalità, le Banche Centrali creano moneta praticamente dal nulla…loro possono e quindi lo fanno…vedremo nei prox anni se tutto questo porterà reali benefici anche all’economie reali dei vari Paesi coinvolti o se, a beneficiarne saranno stati unicamente i mercati finanziari, ovvero le borse.

Il QE altro non è che l’acquisto da parte delle Banche Centrali di varie tipologie di asset finanziari, quali titoli di stato, obbligazioni bancarie, obbligazioni private e anche cartolarizzazioni di mutui&prestiti (ABS).

La Banca Centrale di turno compra dalle banche nazionali del proprio paese queste tipologie di titoli ad un prezzo prestabilito, sollevando di fatto queste banche dall’onere di dover amministrare titoli rischiosi o privi di rendimento.

Bene, quindi tutte queste Banche come d’incanto si trovano in mano una montagna di liquidità (soldi) da poter utilizzare a propria discrezione, quindi o prestando denaro a famiglie e imprese che ne facciano richiesta, accettandone il rischio derivante dal prestito e quindi di una potenziale perdita; oppure, andando direttamente ad investire direttamente sui mercati, comprando titoli e azioni per poter trarre un profitto da questa liquidità, praticamente regalata loro dalle Banche Centrali.

Proprio per questo il QE viene anche chiamato il Bazooka in chiave popular-economica.

Il Bazooka è un’arma molto potente, tutto sommato di facile utilizzo perchè non produce alcun rinculo e quindi nessun contraccolpo scaturisce dal suo utilizzo, ma soprattutto è in grado di produrre effetti immediati e di grande impatto in situazioni difficili.

Dove colpisce un Bazooka il segno è evidente…ora bisogna vedere se il segno che i vari Bazooka usati dalle varie Banche Centrali saranno quelli desiderati o dei veri e propri buchi disastrosi.

Ovvio che un Bazooka, come qualsiasi altra arma, deve comunque essere maneggiato con cura e possibilmente da una persona esperta, altrimenti il danno collaterale è assicurato, proprio perchè dove arriva il colpo di un Bazooka gli effetti sono evidenti.

Ora chi più della FED ha usato e abusato del Bazooka del QE?…nessuno.

Loro sono stati i primi ad intervenire, già nel lontano 2009 e sono andati avanti sino all’ottobre 2014, seguiti a ruota dall’Inghilterra e nel 2013 dal Giappone.

Noi, intesi come europei, quindi BCE, siamo appena partiti, con il nostro QE da 60mld al mesi di acquisti tra titoli di stato e covered bond e qualche altro titolo accettato come collaterale; certamente la BCE andrà avanti sino a tutto il 2016, con ogni probabilità sino a quando servirà, parole di Draghi, ovvie.

Ora che gli USA hanno deciso di smettere dopo ben 6 anni di QE, i mercati sono in trepida attesa di sapere se…quando…come e quanto la FED deciderà di alzare i tassi sul mercato monetario americano.

Quindi oggi la FED non spara più valanghe di $$$ con il Bazooka sui mercati americani, ma piuttosto si accinge ad usare un’arma ben più fine ed elegante, la pistola, dove occorre avere una mira degna di un cecchino…pardon…un american sniper…per non mancare il bersaglio e fallire l’obiettivo, ovvero quello di alzare i tassi in modo più indolore possibile per non vanificare gli sforzi fatti sin qui e far scendere i mercati in preda al nervosismo.

Tutti gli addetti ai lavori sono in spasmodica attesa, c’è chi ipotizza che già a giugno, quindi tra pochi giorni, la governatrice Janet Yellen potrebbe dare il là al primo rialzo tassi dopo ben 6 anni di zero assoluto che ha dominato la scena e fatto più triplicare lo S&P500 dai minimi del 9 marzo 2009, portando tutte le borse USA ai max storici di sempre.

Altri, tra cui chi vi scrive, pensa che prima del meeting di Jackson Hole in programma per fine agosto in America nulla si muoverà e che quindi passeremo un’altra estate, forse l’ultima, con i tassi a zero in USA.

Questo però non significa che sarà un’estate tiepida, tranquilla e priva di temporali, tutt’altro, almeno questo è il mio pensiero.

Credo che i mercati andranno incontro ad un periodo di volatilità, anche accentuata, dove sarà il solito pretesto del momento o news dell’ultima ora a innescare le vendite, con contestuale discesa dei listini.

Detta così sembra una “boutade” del tutto gratuita, come tante se ne sentono e se ne scrivono in giro per il web, ma io penso che con mercati europei e asiatici saliti in modo importante nella prima metà dell’anno e con un’America statica ormai da diversi mesi la prudenza sia quantomai d’obbligo.

E se lo è per l’equity (azionario) figuriamoci se guardiamo al mercato dei bond, come sempre declinato per categorie di rischio, quindi dai “meno rischiosi” a rendimento molto modesto titoli di stato, passando per i corporate bond, finendo sino agli High Yield.

Credo che ormai siamo arrivati al dunque sul mercato obbligazionario, dove la non-logica dei “tassi a zero per un prolungato periodo di tempo” (giusto per usare le stesse parole dei banchieri centrali) sia al suo culmine, ma non al suo epilogo.

Culmine perchè ormai tutti i mercati finanziari che contano sulla faccia della Terra sono con tassi a zero e il resto del mondo si adegua suo malgrado abbassando i tassi quanto più è nelle loro facoltà per rimanere della partita.

Oggi tra obbligazioni che non rendono nulla o rendono comunque poco, azionario ai max storici o di periodo e con il FOREX (mercato delle valute) che negli ultimi 12 mesi ha prodotto oscillazioni senza precedenti è danntamente dura trovare un’alternativa valida e spendibile in termini di rischio/rendimento/volatilità per i prox mesi.

Forse è meglio rendersi conto di come si arriva con il proprio ptf alla fine del primo tempo, inteso come performance di metà 2015: se si è guadagnato in linea o più del mercato di riferimento, inteso come grado di rischio del ptf, bèh si può pensare di rimanere spettatori attivi, come vado scrivendo ormai da un paio di mesi.

Se invece si è indietro con il proprio risultato di ptf rispetto al benchmark di riferimento, bèh…io adotterei lo stesso approccio delle righe precedenti: non avere fretta, no ansia da prestazione, no rincorsa al rendimento a tutti i costi, no al comprare tanto per comprare perchè stanno comprando tutti…perchè potrebbe non essere vero…che stanno comprando tutti.

Quindi, oggi come non mai, occhio alla FED…occhio a Janet Yellen e ai suoi prox speech, giusto per capire quando si appresterà a sparare il primo colpo; la pistola ce l’ha già in mano ed è carica, adesso vediamo se è più facile sparare con un Bazooka o con una pistola…sarà anche lei è un american sniper?

Vi lascio con 3 grafici che mettono in relazione dal 1995 ad oggi, il Margin Debt, ovvero il soldi presi a prestito dalle grandi Istituzioni finanziarie mondiali e investiti in titoli/derivati e lo S&P500; i dati sono eloquenti e dicono che mai come oggi, cioè dal 2009 in poi, grazie ai vari QE attuati, l’ingente liquidità fornita dalle Banche Centrali è confluita prima di tutto in borsa, gonfiandone le valutazioni e facendo salire i listini.

Linea blu rappresenta lo S&P500

Linea rossa il livello di Margin Debt, espresso in miliardi di dollari.

 

Riproduzione riservata.

 

D1D2D3

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...