AAA…

certezze cercasi!!!…investimenti a capitale garantito cercasi!!!…titoli di stato senza rischio!!!…rendimento pure!!!

Potrei anche finirla qua che dite?…ognuno ha la sua risposta in merito e di certo sono tutte corrette, almeno sino a prova contraria.

AAA non è solo il classico incipit con cui si pubblicano annunci per captare l’attenzione del probabile compratore/venditore di turno qualsiasi cosa si voglia vendere o comprare, ma è anche e soprattutto il grado di rating massimo con cui in finanza si identificano le obbligazioni con il minor grado rischio possibile, ovvero dove l’emittente dell’obbligazione stessa, che può essere uno Stato, un’Istituzione o un’Azienda privata ha scarsissime probabilità di fallire/fare default e quindi di non riuscire a rimborsare il capitale a coloro che hanno sottoscritto le obbligazioni in questione a scadenza.

La tripla AAA è l’equivalente del 10 & lode che si da ai secchioni a scuola o all’università, cioè a coloro che eccellono sopra tutto e tutti per meriti e voti, quindi?

Quindi quando ci si fregia della AAA, significa che si è al top nel proprio campo…il punto di riferimento assoluto per tutti gli altri…e quando si permane al top costantemente, nonostante le varie ed inevitabili avversità che il tempo porta con se…è facile attendersi che tutti gli altri “attori sulla scena” ti guardino e si creino spontaneamente e giustamente delle aspettative altrettanto alte, sempre e comunque.

In tutti i campi abbiamo le triple A (AAA): nelle auto le case tedesche con qualche eccezione, nella tecnologia americani, coreani e giapponesi, nella cucina l’Italia indiscutibilmente e nella finanza?!?!

Sicuramente le obbligazioni e i titoli di Stato che oggi possono fregiarsi della AAA sono pochi e tra questi figura il titolo di stato con scadenza 10 anni tedesco, il Bund, il padre di tutte le AAA. (faccina con occhiolino).

Ovviamente più un titolo di Stato/Obbligazione ha un rating alto, minor è il suo rendimento questo è ovvio, perchè chi acquista un titolo del genere non va in cerca di rendimento ma di tranquillità assoluta che sempre più spesso viene scambiata con le parole:“rischio zero”.

Ora, sapete benissimo come la penso su queste frasi ad effetto da bar dello sport, su questi luoghi comuni e falsi dogmi che dominano i nostri giorni e da sempre le scelte di investimento di molti risparmiatori, solitamente i meno preparati in materia, sicuramente una buona fascia di piccoli risparmiatori.

In nome del “rischio zero”“del capitale garantito”…”della AAA” molti di noi sono disposti a mandar giù di tutto, nel nome della tranquillità più assoluta e insindacabile, almeno nella loro percezione, del tutto errata ai miei occhi.

In questi anni di crisi, con i rendimenti dei titoli di Stato e delle Obbligazioni che sono andati via via abbassandosi sino agli attuali minimi storici, grazie all’intervento e alle politiche non convenzionali ed espansive delle Banche Centrali, le quali hanno portato i tassi di interesse a zero e con essi i rendimenti dei titoli di cui sopra…ecco che per il piccolo-medio risparmiatore italiano la caccia al rendimento si fa sempre più dura e difficile, al limite dell’impossibile.

Oggi c’è ancora tanta, troppa gente che è disposta ad “investire” in obbligazioni e titoli di Stato come il Bund tedesco rinunciando non solo al rendimento, e su questo già ci sarebbe da chiedersi se trattasi di investimento o cosa?…ma sono disposti anche a perdere soldi in quanto il rendimento è negativo, il tutto in cambio della fantomatica AAA.

Ma siamo/siete certi che investire in titoli AAA sia privo di rischio o a rischio zero come alcuni sostengono?

Ma neanche un po’.

Il rischio è una componente inscindibile di tutti gli aspetti della nostra vita, investimenti compresi e presto o tardi si manifesta sempre, inevitabilmente.

E più tardi si manifesta più solitamente le conseguenze sono importanti, per compensare gli eccessi accumulati in precedenza.

Quindi cosa è successo?…è successo che nelle ultime settimane “qualcuno” sui mercati si è rotto le scatole di regalare soldi o sarebbe meglio dire perdere soldi “investendo” sul Bund tedesco e altri titoli di Stato dal rendimento nullo o comunque non commisurato al rischio Paese emittente.

E cosa succede quando “qualcuno”…che non è certo il Sig.Rossi o la Casalinga di Voghera decide che ne ha abbastanza di tutto questo non-sense finanziariamente parlando?!?!?…succede questo:

Euro Bund(Daily)20150508124932

Succede che il future sul Bund ha perso oltre il 4% in due settimane, per buona pace di chi l’aveva comprato per sentirsi tranquillo, senza rischio, ovviamente senza rendimento alcuno e adesso pure in perdita.

 

Questo invece è il nostro indice future BTP a 10 anni, ovvero il fratello minore del Bund, sicuramente per rischio emittente, visto che noi non siamo la Germania uber alles, sceso del 6%:

Euro BTP(Daily)20150508124923

 

Questi due grafici con cadenza giornaliera mostrano chiaramente che si è arrivati ad un primo punto di svolta o campanello d’allarme sul mercato obbligazionario governativo, dove alcuni grandi investitori non sono più disposti ad investire cifre importanti (qualche mld di €) in cambio di un rendimento nullo o negativo nel caso del Bund o, addirittura molto modesto nel caso del nostro BTP, e questo nonostante vi sia presente sui mercati una BCE che compra costantemente queste tipologie di titoli.

Ora magari queste discese verranno riassorbite più o meno rapidamente dai titoli in questione, io questo non lo posso sapere, ma di certo questo è il primo vero segnale che sui mercati internazionali qualcosa o qualcuno si sta muovendo.

Il brusco innalzamento dei rendimenti dei titoli di Stato europei ha coinciso ancora una volta con un importante movimento anche sul mercato delle valute, dove l’ si è apprezzato nei confronti di diverse valute, partendo dal $ allo Yen, e sino a quelle dei mercati emergenti come Turchia, Brasile e Rand sudafricano.

Questo significa che sui mercati erano presenti importanti posizioni di investimento/speculazione sia sui titoli sia sulle valute (carry trades) e queste hanno comportato l’innalzamento della volatilità a cui stiamo assistendo in questi giorni, compresi i listini azionari.

Quindi ancora una volta, mercati apparentemente scollegati tra loro (azionario-obbligazionario) hanno avuto movimenti coincidenti, segnale evidente che la liquidità presente sui mercati e sui vari asset è presente in dosi massicce e questo implica l’accelerazione della volatilità, prima nella fase ribassista e poi in quella rialzista.

Ora non resta che seguire attentamente il dipanarsi di questo scenario nelle prox settimane, cercando di guardare bene anche ai volumi di scambio che accompagnano le diverse fasi dei mercati, per cercare di capire quanti investitori sono ancora disposti a vendere i propri asset/titoli e quindi dare benzina al proseguio del ribasso in atto che è ancora delimitato in una fase di storno/aggiustamento dal recente rally; oppure se, torneranno sui mercati i compratori e quindi più questi avranno voglia & denari da spendere per acquistare asset/titoli, tanto più il trend rialzista presente sui mercati da inizio anno sarà solido e sostenibile, soprattutto per Europa e Asia, dove la Cina continua ad intervenire sul mercato tramite la sua Banca Centrale (PBOC) abbassando nuovamente i tassi di interesse per sostenere la crescita interna.

In America sono usciti dati macro-economici contrastanti, che hanno portato volatilità sui mercati USA, dove il principale indicatore che ha fatto segnare un PIL per il primo trimestre 2015 in crescita di appena lo 0,2% contro l’1% stimato. Mentre altri dati macro made in USA segnalano che è si presente una crescita ma non così forte e stabile come nelle attese della FED, la quale vede ancora distante il target di inflazione posto al 2% e forse su questo verrà aiutata dal prezzo del petrolio che sta lentamente ma costantemente risalendo.

Credo che un buon atteggiamento da tenersi in momenti come quelli che stiamo vivendo sui mercati nelle ultime settimane, sia quello di avere pazienza e buon senso.

Vi lascio con queste tre frasi che racchiudono bene il concetto di rischio, ognuno scelga quella che più lo accumuna, gli altri, continuino pure a credere alle favole.

“La sola virtù della coerenza è la prevedibilità, e troppi la usano semplicemente per evitare di rischiare”.

“Nel business come nella vita il rischio è un elemento essenziale. Chi non assume rischi non può avere successo”.

“Il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla”.

 

Riproduzione riservata.

 

 

 

 

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