Something from nothing

Piccola ma doverosa premessa: come scritto nel secondo post “The Absolute Beginner” scritto alla nascita di questo blog, questo non è un blog di finanza tecnica, che usa esclusivamente linguaggio tecnico per tecnici, non è un blog di verità in tasca.

Questo è un blog, pensato, ideato e fatto con l’idea di aiutare le persone che non masticano di finanza a farsi un’idea in merito, con l’obiettivo di renderle maggiormente partecipi e più consapevoli nelle loro eventuali scelte di investimento per i propri risparmi. 

Non ho pensato a darkpool come a un blog uguale a migliaia di altri che già esistono.

 

 

 

Cavolo, quando mi rendo conto che sono finite tutte le energie, quando le ho provate tutte, quando il corpo è stanco ed anche la mente vacilla, mi chiedo se ho sbagliato qualcosa…

Ripercorro il percorso al contrario, con dovizia di particolari, intento a cercare quel momento, quel comportamento, quelle parole che non centrano nulla con tutto ciò che mi ero prefissato e che quindi penso mi abbiano indotto all’errore, vanificando il tutto.

Ma così sarebbe piuttosto facile…così sarebbe anche fin troppo comodo, cercare l’imperfezione in un mondo imperfetto, abitato da persone imperfette, cioè noi…è la cosa più semplice che ci sia, al limite dell’ipocrisia.

Più complicato è invece quando non riesco a ripercorre a ritroso il cammino che poi mi ha portato a sbagliare, perchè mi accorgo di aver sbagliato solo quando non ho ottenuto ciò che volevo o, quando sono gli altri a farmelo notare…che sto sbagliando.

Personalmente mi da più fastidio il primo caso, cioè quando non riesco a rendermi conto io per primo dell’errore che sto commettendo o che ho commesso.

Se invece sono gli altri a farmelo notare, mi fanno persino un favore, in quanto ho un feedback attivo e reale che qualcosa non funziona, ma soprattutto sono altre persone, reali, vive e senzienti a farmelo notare.

Questo è il mio percorso introspettivo, il mio approccio alla vita, o meglio, a molte parti di essa, dove quello che conta per me è sempre in bilico tra sogno & realtà, o per dirla con le parole di uno della mia stessa terra, molto bravo a regalare emozioni…“abbiamo facce che non conosciamo, ce le mettete voi in faccia pian piano…”.

Mio nonno, che come tutti i nostri nonni hanno vissuto epoche tristi…ma tristi veramente…era solito lamentarsi poco, perchè tanto sapeva che difficilmente qualcosa sarebbe cambiato lamentandosi e basta.

Loro, i nostri nonni, non avevano quasi nulla e quindi avevano poco da perdere, paradossalmente, ma tanto da guadagnare, con volontà, fatica, fame e sudore.

Noi, oggi, adesso, qui, abbiamo molto da perdere e molto abbiamo già perso, volenti o nolenti è questa la realtà di tutti i giorni da qualche anno o no!?!?

Stiamo perdendo i nostri benefit, i nostri “diritti acquisiti”, il nostro tenore di vita, in molti casi stiamo perdendo una parte importante e rassicurante della nostra vita…almeno per come l’avevamo intesa o ce l’avevano raccontata (bene) sino a pochi anni fa.

Io penso sempre che ad una persona che vive di stenti, che fa la fame…ma la fame sul serio…cosa mai gli e ne potrà importare della crisi attuale che attanaglia i paesi sviluppati, le loro economie e i loro popoli?!?!?…giustamente a questa persona interessa mangiare e capire…sapere…sperare che anche questa sera possa vere qualcosa da mettere nella pancia, unicamente per godersi un altro giorno di vita, perchè alla fine la vita è il bene più prezioso che abbiamo, tutti.

Nelle situazioni critiche è sempre chi ha di più che ha più da perdere, sempre.

Quando perdo qualcosa, che sia una cosa o una persona cara, mi spiace, a volte il dispiacere sfocia in delusione e talvolta in rabbia, a torto o ragione.

Siamo stati programmati ed educati per evolverci, per migliorarci, per stare meglio, è una legge della natura…che però noi umani abbiamo stravolto, abusato e dolosamente virato a nostro uso e consumo, costi quel che costi, sempre.

Quindi è inevitabile che prima o poi il sottile e artificioso equilibrio della nostra bella vita, faticosamente costruito in questi ultimi 60-70 anni, cioè dopo la fine della II° WW possa scricchiolare ed essere oggetto di un ribilanciamento finanziario, economico e sociale, ovviamente a nostro sfavore, in quanto dominatori sociali indiscussi di questi ultimi 70 anni.

La caduta comporta sempre delle conseguenze, molto dipende da che altezza si cade, poco importa come si cade.

Oggi la mia realtà di tutti i giorni, ma credo che questo valga anche per altri, è piuttosto diversa da quella di 10 anni fa.

Oggi vedo che già diverse cose sono andate perdute, inevitabilmente, in quanto erano di troppo, altre ne perderemo strada facendo, c’est la vie, l’importante è adoperarsi per godersele al meglio tutte queste cose che abbiamo a disposizione, possibilmente senza recare danni altrui e soprattutto, se poi parliamo di persone, usare il rispetto che esse meritano, essendo uniche in quanto tali.

Se i nostri nonni sono stati capaci di creare qualcosa dal nulla…cioè da quel nulla che avevano prima, durante e dopo la II° WW, riuscendo a passarlo ai nostri genitori che, non senza le loro difficoltà, sono riusciti a conservare quanto di buono avuto e passarcelo a loro volta con qualche sensibile miglioramento, ecco che ora tocca a noi.

Ovvio, sono solo parole, ma dietro alle parole dovrebbe esserci un pensiero figlio di un’idea, ispirata da un desiderio.

Oggi pare proprio che qualcuno ci voglia convincere che stiamo vivendo momenti bui in stile primo Medioevo, che nulla migliorerà e che staremo sempre peggio, il tutto con abbondanti dosi di pessimismo cosmico 2.0 dove Leopardi a confronto era uno spensierato e sorridente uomo innamorato del domani.

Abbiamo forse un’alternativa?…forse piangersi addosso nella migliore tradizione assistenzialista italiana?…invocare il Padre Eterno?…ognuno faccia le scelte che reputa migliori per se, ma forse è meglio rendersi conto che nessuno verrà in nostro aiuto oggi, adesso, qui.

Dobbiamo assolutamente uscire da questo pensiero che non sia possibile fare nulla di buono in questo fottuto Paese, altrimenti finisce che ci fottiamo per davvero, compresi tutti quei bastardi che lo abitano il nostro Paese e che remano contro, tutti i giorni, fregandosene di tutto e tutti e se volete sapere chi sono, basta aprire un qualsiasi quotidiano nazionale o ascoltare i media.

Dobbiamo recuperare il nostro orgoglio, il nostro istinto e la consapevolezza delle nostre potenzialità e dobbiamo farlo senza dover chiedere il permesso a nessuno, perchè nessuno ci ha chiesto il permesso per denigrarci e farci apparire per quello che non siamo.

Solo con la consapevolezza di noi e delle  nostre scelte presenti e future avremmo qualche chances di recupero.

Se ci limitiamo ad osservare la situazione, perdendo tempo prezioso, che mai tornerà…se ci faremo convincere che non valiamo nulla e che nulla siamo in grado di fare, nulla faremo e “loro”, quelli che ci vogliono imbrigliare in questa situazione avranno vinto, facilmente.

Noi siamo noi, siamo persone e come tali viviamo, facendo scelte, tutti i giorni; scelte che possono essere sempre uguali e quindi ripetitive oppure, possiamo scegliere di fare scelte diverse e quindi nuove, che produrranno nuovi effetti, per noi, per gli altri e quindi per la società, che alla fine forma “Il Mercato”.

I Mercati siamo noi e sono gli altri, ed è questo che cerco di passarvi come concetto, l’ipocrisia la lascio volentieri agli altri, perchè se non volete avere a fare con i mercati che regnano il mondo sviluppato e capitalistico, bèh allora fate su i vostri 4 stracci e andate dove c’è veramente chi vive con 4 stracci e una ciotola di riso, solo in questo modo sarete veramente certi di non essere compartecipi di questa giostra che è la nostra realtà.

Se non avete le palle per farlo…e io non le ho…bèh allora abbiate almeno la forzal’orgoglio di fare qualcosa per noi, oggi, adesso qui.

Oggi, qui in Italia, dobbiamo tirare fuori something from nothing e anche in fretta, diamoci da fare per favore, che di parolai che danno aria ai denti ne abbiamo già troppi e inutili.

 

Ci eravamo lasciati a ritmo di musica anni ’90 e di aspettative finanziarie deluse, che come per tutti gli altri tipi di aspettative, quando vanno deluse è sempre brutto e ci si rimane male, dannatamente male.

E’ un po’ come quando da ragazzino chiedevo di uscire a una ragazza che mi piaceva… se lei accettava il mio invito, io subito mi caricavo di aspettative e cominciavo a fare voli pindarici, fantasticando su come sarebbe andata la serata con lei…poi sapete com’è…non tutte le ciambelle riescono col buco…e quindi è successo che ben più di una volta sia andato a casa piuttosto deluso.

Torniamo ai mercati valà…in fondo erano solo i primi giorni di dicembre…due settimane fa dopotutto, e tutto andava abbastanza bene per quanto riguarda i mercati, soprattutto per i tempi che corrono, dove anche un piccolo accenno di positività bisogna tenerselo stretto e magari capitalizzarlo, giusto per essere venali, del resto si parla di soldi mica di sentimenti no?!?!

In solo due settimane sembra si sia scaravoltato il mondo, sempre finanziariamente parlando.

E’ tornata la paura, letteralmente, poi chiamatela come volete…petrolio, Russia, Grecia, BCE, etc…fatto sta che i mercati sono scesi e non poco, soprattutto se considerato che si veniva da un mese di ottobre e novembre già caldi, su cui la volatilità si era manifestata sensibilmente.

Se però ampliamo un po’ il campo visivo, vediamo che da 12 mesi ad oggi molti mercati azionari hanno avuto diversi momenti di tensione in cui hanno stornato, nella prima metà dell’anno con minore intensità, poi da luglio con sempre maggiore intensità e frequenza.

Altra cosa interessante da prendere in considerazione è come i listini più importanti, come lo S&P500, il FTSE100 e il DAX abbiano recuperato dagli storni subiti; i rimbalzi o recuperi in questione, sono stati veementi, continui e con una connotazione grafica pressoche verticale, in alcuni casi iperbolica.

I listini minori come FTSEMIB, CAC40 e IBEX35 invece hanno avuto un recupero più lento e dilatato, che in alcuni casi deve ancora essere perfezionato, nel senso che non hanno recuperato quanto perso durante lo storno.

Il listino Eurostoxx50 insieme al FTSE100 di Londra che ho menzionato prima, mi sembrano però i listini più equilibrati in termini di movimenti grafici intesi come dinamicità, tempi e struttura dei recuperi post-storni.

Il petrolio e il dollaro continuano ad avere andamenti del tutto identici, come già segnalato nel post di inizio mese e questo la dice lunga su come si muovano i mercati.

Tutto questo, comporta ovviamente anche uno shock sulle valute emergenti, ad esempio lira turca e rupia indiana che hanno vissuto giorni identici a quelli di inizio 2013, con identico movimento di recupero che si sta materializzando in questi ultimi giorni, dejà vù.

Il mio pensiero sui mercati è che da quando il tapering americano si è andato materializzando, sino alla sua formale conclusione nel mese di ottobre, i mercati hanno accusato la sensibile diminuzione di liquidità a loro disposizione e questo ha inevitabilmente aumentato la loro suscettibilità agli eventi esogeni ai mercati stessi, come le tensione geo-politiche, nonche inducendo i grandi market mover (hedge funds, fondi sovrani, fondi di investimento etc…) a chiudere diverse posizioni aperte e non più necessarie in questo momento di passaggio di consegne tra Banche Centrali, spostando di conseguenza ingenti flussi finanziari da un mercato all’altro, capitalizzando anche guadagni visto anche il periodo di fine anno a cui ci apprestiamo.

Come ho scritto qualche articolo indietro, non è un caso che non appena la FED ha dato comunicazione ufficiale della conclusione del tapering, subito altre Banche Centrali (BOJ e PBOC) hanno cercato di sostituirsi alla FED nel fornire ai mercati la liquidità e gli stimoli monetari per rendere meno indolore il potente addio americano, cercando di tranquillizzare i mercati per quanto possibile.

Bèh…ai miei occhi è palese che BOJ e PBOC non stiano riuscendo nel loro intendo, per quanto abbiano messo in campo un rinforzo delle proprie misure monetarie espansionistiche a supporto delle loro rispettive economie e indirettamente dei mercati globali, ma questo pare non essere sufficiente a giudizio dei mercati, almeno sino ad oggi.

I mercati vogliono, esigono e pretendono di più…vivono di asettiche, insensibili e venali aspettative e se queste vengono deluse, loro si offendono e ti voltano le spalle, come un amico che tale non è, perchè nel momento del bisogno non c’è o è da un’altra parte, tranne che al tuo fianco.

I mercati vogliono, esigono e pretendono che per una FED che li abbandona, neanche fosse una femme fatale, vi sia subito una BCE che la rimpiazzi, al più presto e con energia.

Ma come ben sapete la BCE prende & perde tempo nel fare quello che ormai i mercati e il new mood finanziario gli stanno chiedendo a gran voce, il QE.

I motivi di questa indecisione sul QE sono dovuti essenzialmente alla strenua opposizione tedesca.

Se il 22 gennaio prossimo, Draghi non farà il QE perderà decisamente di credibilità, la quale già oggi inizia a scricchiolare dopo il nulla di fatto di inizio dicembre.

Il 22 gennaio 2015 sarà una data decisiva, perchè a forza di rimandare e rimandare, le uniche cose che sono mutate, in peggio, sono le condizioni economiche europee, distanti anni luce dalle altre economie e soprattutto da quelli che sono gli obiettivi della BCE stessa, scritti e sanciti per mandato, ovvero, stabilità dei prezzi e inflazione al 2%.

Quindi, come ribadito nel precedente articolo, se hai un mandato devi rispettarlo, punto.

E se tu BCE,  con il tuo operato non produci gli effetti e gli obiettivi prefissati dal tuo stesso mandato, allora è assolutamente necessario cambiare registro, adottando tutte quelle misure necessarie al raggiungimento degli stessi, Amen.

Non si può continuamente prestare il fianco a personaggi come il banchiere centrale tedesco Weidmann, il quale si ostina a negare la realtà in nome di una rigidità tedesca fine a se stessa, che nega tanto la deflazione attualmente imperante in Europa, mentre tutti gli altri cittadini europei non-tedeschi lamentano l’assenza di una Banca Centrale che si adoperi per supportare attivamente la propria economia, attraverso reali, concrete e straordinarie manovre monetarie, per ottenere gli obiettivi che essa stessa si prefigge, per iscritto e per statuto.

E’ un po’ come negare se stessi non trovate!?!?!…e come guardarsi allo specchio e pretendere di vedere un’altra persona riflessa in esso…solo i pazzi e gli stupidi possono arrivare a tanto…e di entrambe le categorie io non vorrei far parte se permettete.

Io spero, confido e voglio pensare che il prox 22 gennaio la BCE faccia il QE, solo quello è necessario, ora, adesso, qui.

Il QE non è la manna dal cielo, non è la misura migliore che ci sia al mondo intendiamoci, ma è quello che serve oggi all’Europa e agli altri mercati per tentare un’uscita da questa crisi che ormai è cronica.

E meno male che mercoledì sera Janet Yellen, governatrice della FED ci ha fatto la grazia, con uno speech molto ma molto dovish (accomodante) a margine della riunione del FOMC.

Perchè ancora una volta la differenza sta tra chi parla e chi fa, noi siamo maestri del verbo, mentre gli americani sono i principi del fare.

Tutti gli occhi e le orecchie erano puntati su di lei e sulle parole che avrebbe usato nell’ultima conferenza stampa dell’anno, la quale ha sempre avuto un’importanza rilevante, perchè da questa si cerca di intuire le mosse della FED per l’anno venturo, oltre che lo stato dell’arte dell’economia USA.

Il fulcro era se la Yellen avrebbe continuato o meno ad usare la seguente espressione in merito ai tassi di interesse americani a zero da 6 anni: “We’ll keep the interest rates near zero for a considerable period of time“.

Se la Yellen avesse ripetuto pedissequamente questa frase avrebbe rincuorato i mercati ma nel contempo avrebbe sconfessato se stessa nel suo prox intento di alzarli a partire dal 2015, come più volte annunciato nei precedenti meeting del FOMC.

Quindi, la Yellen ha dovuto muoversi con cautela all’interno del rigido protocollo verbale che gli è concesso, sapendo peraltro che doveva sobbarcarsi anche l’onere del mancato agire della BCE, che ha comportato una certa dose di nervosismo sui mercati e la loro successiva discesa.

Quindi cos’ha detto?…:“We will be patient in deciding when to hike rates”.

E’ stata brava, bisogna ammetterlo, è riuscita a camminare sulle uova e a non deludere chi in lei riponeva aspettative, praticamente tutti, inteso i mercati.

Con quel “be patient” ha concesso a noi poveri, tristi e noiosi europei un mese di tempo per fare i compiti, o meglio gli esami di riparazione, gli ultimi, prima di una sonora bocciatura da parte dei mercati.

La FED ci ha fatto un vero e proprio regalo di Natale, sia a noi europei, sia ai mercati che già di per se hanno a che fare con diverse criticità in queste settimane.

La FED con questa dichiarazione ha ottenuto due cose:

la prima, ha rassicurato i mercati che non ha alcuna fretta di alzare i tassi, soprattutto a fronte del crollo del petrolio, che ha evidentemente spiazzato anche la banca centrale americana, tanto quella europea; prendendosi (giustamente) tutto il tempo per capire come il crollo del petrolio impatterà sull’economia USA, senza aggiungere altri elementi di nervosismo che un rialzo dei tassi di interesse comporta, soprattutto dopo sei anni di tassi zero.

Il secondo risultato ottenuto dalla FED con il suo “…be patient” è che comunque ha chiarito l’intenzione di non tornare sui suoi passi, ovvero quelli di alzare i tassi di interesse nel 2015, senza fretta, con estrema cautela, ma questo sarà fatto, perchè assolutamente necessario.

Vedete…c’è il caso che qualcuno di voi ora si trovi leggermente confuso e si stia chiedendo se la FED non abbia detto tutto e il contrario di tutto, rinnegando se stessa…forse l’espressione più appropriata è che la FED ha tenuto “il piede in due scarpe”…volutamente, perchè assolutamente necessario e soprattutto perchè può permettersi di farlo…oggi, adesso, qui.

Del resto se si è in due su una barca, dove uno non rema, nonostante sia arrivato il suo turno, l’altro, che pur se più forte…se pur abbia già remato e parecchio…se pur stanco e meritevole di riposo, si rende conto che se smette anch’esso di remare…la barca va alla deriva…quindi cerca di convincere l’altro a fare del suo meglio per evitare la deriva assoluta in tempi stretti.

Il mese che abbiamo davanti sarà decisivo per il 2015, troppe le cose che bollono in pentola e che potenzialmente potrebbe far saltare il coperchio sui mercati internazionali.

Siamo al terzo atto di questa crisi, che io già nel 2008 non esitai a definire una vera e propria guerra, oggi questo concetto è ribadito in tutte le sedi istituzionali, economiche e mediatiche.

Ogni evento, dichiarazione o indiscrezione che oggi esca a livello di notizia è capace di spostare i fragili equilibri su cui vertono i mercati, che siano le elezioni in Grecia, piuttosto che la crisi russa o le altre tensioni internazionali.

Fino a 15gg fa chi aveva in ptf azioni, bond emergenti e esposizione valutaria aveva maturato una performance nettamente superiore a chi si era arroccato esclusivamente in bond governativi come i nostri BTP, bund tedeschi e treasury americani, considerati risk-free, erroneamente.

Oggi, praticamente tutta quella over-performance dovuta alla componente azionaria in ptf è stata cancellata, azzerata e in qualche caso portata in negativo, dagli ultimi 15gg di storno dei mercati, sia azionari, che bond emerging che valutari.

Gli unici asset che non sono scesi sono proprio i titoli di stato, coperti come sono dalla stretta vigilanza delle rispettive banche centrali che assolutamente non posso permettersi che in un momento di crisi come questo, gli stati paghino interessi sui loro titoli di stato in relazione al rischio che invece realmente dovrebbero pagare, de gustibus.

Oggi un titolo di stato governativo europeo ha un grado di volatilità intorno all’8%, ciò significa che si i tassi di interesse dovessero salire di un punto percentuale, questi scenderebbero di prezzo dell’8% e quindi visto che attualmente pagano lo 0,6% lordo i migliori (bund) e ben il 2% lordo i peggiori (btp)…ecco che alla fine, ben che vada non si guadagna nulla, male che vada si perdono soldi…si si…si perdono soldi sui titoli di stato…you mean!?!?!?

Ora…si potrebbe disquisire che un ptf ben diversificato e de-correlato il più possibile abbia perso meno di un ptf perfettamente correlato e lineare, ma questo che è un aspetto molto importante quand’anche fondamentale per affrontare i mkts di oggi, trova purtroppo poco spazio nella mente del risparmiatore medio italiano, che guarda unicamente al tasso, perchè è fine anno e quindi tempo di bilanci.

Che fare quindi?…stare fermi, almeno questo è il mio pensiero.

Quando i mercati sono nelle condizioni attuali, cioè di estrema volatilità, mancata direzionalità e oggettive difficoltà di interpretazioni, si hanno solo due scelte: back home o all-in.

Se si propende per il back home, bene, allora ci si metta totalmente in cash o simili, consapevoli di aver rinunciato all’obiettivo di investimento, alla pianificazione, alla diversificazione e non ultimo, al rendimento atteso, in nome della tranquillità…presunta.

Se invece, si decide di stare all-in, ovvero di rimanere investiti e di mantenere la barra dritta, cercando di controllare la “barca” e la navigazione per quanto possibile, si possono anche apportare alcuni e leggeri cambi di rotta all’interno dei propri ptf, senza però snaturarli, onde evitare di perdere di vista l‘obiettivo prefissato.

Chi va per mare, sa che è utopistico avere sempre il favore del vento, che è fondamentale saper andare di bolina e che i salti di vento si prendono, sempre, bisogna saper navigare anche in mari tempestosi per arrivare alla terra promessa.

Io mi limito ad osservare quanto detto sopra, ovvero che i mercati scendono con velocità e risalgono in ugual misura, senza fare prigionieri, senza lasciare il tempo di riposizionarsi, senza lasciare il tempo a chi lavora di analizzarli, per farsi un’idea in merito e agire in seguito; figuriamoci chi non è un addetto ai lavori e fa altro nella vita come può rapportarsi con essi in modo razionale e produttivo.

 

I mercati hanno bisogno di un faro che li guidi…di una luce che gli illumini la via e di una scintilla che li accenda, perchè oggi abbiamo dannatamente bisogno di something from nothing…o come diceva mio nonno:” mèi piùtòst che gnìnto” …meglio piuttosto che niente.

 

Riproduzione riservata.

 

I grafici daily si riferiscono all’andamento degli indici azionari da inizio anno, dove potete vedere i movimenti di discesa durante gli storni e i rispettivi recuperi e, come questi si siano fatti più profondi e verticali da luglio in avanti; in ordine S&P500, FTSE100, DAX, FTSEMIB, EUROSTOXX50 e cross $/rupia indiana e €/lira turca.

S&P 500(Giornaliero)20141219191759FTSE 100(Giornaliero)20141219191806DAX(Giornaliero)20141219191811FTSE MIB(Giornaliero)20141221192517DJ Euro Stoxx 50(Giornaliero)20141219191817

USDINR(Giornaliero)20141221192945EURTRY(Giornaliero)20141221193052

 

 

 

 

 

 

 

 

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