Deejay Time!!!

Mercoledì 3 dicembre 2014, una giornata incasinata come tante altre, sempre di corsa e sempre tutto all’ultimo minuto, col risultato che neanche ho pranzato, poco male.

Ore 13.58, salgo in auto per andare all’ennesimo appuntamento di lavoro, la radio è già accesa e sintonizzata con il mio i-pod, parto e via in mezzo al traffico…poi mentre guido assorto, quasi col pilota automatico, pensando ad un milione di cose da fare che mi frullano in testa, penso…cacchio!!!…ma oggi è il 3 dicembre!!!…sono le 2 del pomeriggio!!!…oggi c’è la reunion del Deejay Time!!!

In 2 millisecondi spengo l’i-pod e swticho sulla radio, stazione 5, da sempre Radio Deejay e boooooommmmm, it’s Deejay Time!!!

Chi oggi ha 40 anni come me, negli anni ’90 ne aveva 25 di meno e sa benissimo di cosa sto per parlarvi, tanta roba.

E chi aveva 15/20 anni negli anni ’90 non può non ricordarsi del Deejay Time, che tutti i giorni, dalle 14 alle 16 mi/ci teneva compagnia appena tornati da scuola, mentre mangiavamo a orari impossibili e prima di fare i compiti.

Erano due ore di svago puro, divertimento spensierato, musica dance e techno che tanto andava in quegli anni, insomma 2 ore leggere, dove dimenticarsi del “4” preso a scuola in ragioneria due ore prima o, lasciarsi alle spalle i cazziatoni dei genitori o il “disagio” perchè la tipa a cui andavo dietro col cavolo che mi aveva in nota, mica ero il figo della scuola io, proprio no.

Il Deejay Time era condotto da Alba (Albertino) insieme ai DJ Prezioso, Molella e Fargetta, che a quei tempi ricoprivano il ruolo dei moderni David Guetta, Avicii e Bob Sinclair, almeno per noi che avevamo tra i 15 e i 20 anni.

Durante le due ore di diretta Alba dettava i tempi, mentre Prezioso, Molella e Fargetta si alternavano alla consolle, ognuno col suo stile di musica e di mixaggio.

Prezioso scretch-ava di brutto, Molella era più techno-oriented e lineare nei mix, mentre Fargetta era quello più “commerciale” come proposizione musicale; nel mezzo, tra un mix e l’altro c’erano dei simpatici siparietti e jingles, con personaggi di fantasia che avevano il compito di far ridere il pubblico, riuscendoci alla grande.

Credo di aver ascoltato il Deejay Time per almeno 7-8 anni ininterrottamente, tutti i giorni e idem i miei amici, tutti.

E ricordo anche che ero uno degli “amici della cassettina”…ovvero uno di quelli che durante il Deejay Time stava lì davanti al proprio hi-fi a registrarsi il programma su una cassettina da 90 minuti della Basf, con lo scotch sui due buchi posti ai lati della cassetta, stoppando la registrazione quando c’era la pubblicità altrimenti lo spazio non era sufficiente.

Ma soprattutto si registrava, perchè così si poteva riascoltare la musica a tutto volume in auto con gli amici mentre si andava in giro o in disco…quanto eravamo suonati…stupendo.

Il Deejay Time è stato un vero e proprio fenomeno radiofonico degli anni ’90 e pensate che non esisteva internet, non c’era lo streaming, nulla che non fosse la radio, quindi tutto era sensazione, immaginazione e divertimento.

Il Deejay Time esiste anche oggi, sempre su Radio Deejay, sempre condotto da Alba, anche se è leggermente cambiato e alcuni dei suoi protagonisti ora non facciano più parte nè della trasmissione, nè della radio, così come gli ascoltatori sono certamente cambiati, questione di generazioni.

Ieri e solo ieri era l’occasione per rivivere quei tempi, che non torneranno, meglio così in fondo, una cosa è bella e ti rimane dentro quando l’hai vissuta al massimo delle sue e delle tue possibilità e ti è entrata nel cuore, per sempre.

Mentre Alba dava inizio alla mitica reunion, mandando in onda i vecchi jingle e le vecchie sigle dei relativi mix, stacchetti etc…un brivido grande mi passava per le vene…flash di momenti di gioventù…miei…da solo…e con i miei amici…pomeriggi…storie…storiacce…momenti epici…e serate mitiche in disco.

Non mi sembrava vero di riascoltare quella musica, per la quale andavo pazzo 25 anni fa, che mi ha accompagnato nella mia adolescenza, insieme a tanta altra roba…

Canzone dopo canzone, mix dopo mix, ogni cagata che Alba diceva al microfono tra un pezzo e l’altro era un tuffo al cuore dei ricordi, impossibile ed inutile negarlo, mi sono emozionato, tanto.

Ho alzato il volume della mia radio a manetta, cantavo a squarciagola e ballavo, sebbene fossi in auto…impossibile stare fermi, impossibile resistere…e chissenefrega se gli altri automobilisti mi guardavano con aria basita e preoccupata, life is life!!!

Appena ho potuto mi sono fermato lungo la strada, ho mandato un sms al mio appuntamento, dicendo che sarei arrivato in ritardo e mi sono goduto lo spettacolo della radio e del Deejay Time.

E’ stato un viaggio nel tempo, sotto tutti i punti di vista, soprattutto quelli emozionali, perchè i ricordi portano con se emozioni, almeno questo vale per me.

Quindi grazie!!!…grazie ad Alba, Prezioso, Molella e Fargetta che con questa Reunion One-Shot mi hanno fatto tornare ragazzino per un paio d’ore, non senza qualche lacrima vera alla fine…meglio così, segno che hanno “toccato”.

Prima che voi pensiate che questo blog abbia preso una piega troppo personale e malinconica, mi fermo qui con le disquisizioni personali e vado al dunque, all’aspetto venale per eccellenza, i mercati.

Siamo al dunque, nel senso che ci accingiamo alla fine dell’anno e tra un mese tireremo i bilanci di cosa ha reso e cosa invece non ha reso saranno sul tavolo.

Giovedì doveva essere un altro D-Day per le borse mondiali, europee specialmente, nel senso che i mercati riponevano non poche aspettative nella riunione BCE e nella successiva conferenza stampa di Mario Draghi, nel merito se avesse finalmente varato il QE per aiutare l’economia europea ad uscire dalla crisi.

Il pubblico era quello delle grandi occasioni, tutto esaurito sia a Francoforte in sede BCE, sia in streaming in rete, tutti con le orecchie dritte pronti ad ascoltare, carpire ed analizzare ogni singola parola che Draghi pronunciava.

Dopo il breve speech di analisi del board BCE sull’andamento dell’economia europea, la quale è tristemente in difficoltà e su cui la BCE prevede un ulteriore rallentamento, che altro non è che un modo elegante per dire peggioramento delle condizioni economiche e di crescita, si è passati al question time, decisamente più interessante.

E proprio nel Q&A si è avuta un’idea di quante fossero le aspettative riposte dagli analisti e successivamente dai mercati nelle parole e decisioni di Draghi.

Come vi ho già detto ripetute volte, i mercati odierni sono dominati dalle macchine, cioè computer, i quali essendo programmati per agire, agiscono sulla base di sofisticatissimi e velocissimi algoritmi (hft)che sono costruiti per comprare o vendere asset al verificarsi di talune situazioni sui mercati o addirittura al pronunciarsi di alcune parole.

Quindi ieri quando Draghi ha iniziato a parlare e a rispondere alle domande dei giornalisti/analisti presenti in sala stampa, ad ogni sua parola: economic outlook, monetary, non standard monetary policy measures, inflation, GDP e infine la parolina magica “QE”…questi algoritmi si settavano su acquisti o vendite nello spazio di qualche millisecondo, su tutti i mercati aperti a quell’ora.

Evidentemente, le parole di Draghi non sono piaciute a questi asettici algoritmi, i quali hanno dato il “la” alle vendite su tutti i principali listini azionari europei.

Agli algoritmi finanziari si sono poi aggiunte le vendite dettate dagli investitori, che a mio parere ricoprono però una rilevanza minore, sia per numero che per volumi.

Quindi la BCE ha deluso le aspettative, ancora una volta, e con essa il suo “portavoce” Mario Draghi, il quale ha dovuto sobbaccarsi l’onere e il peso di gestire una conferenza stampa a senso unico, poichè le domande dei giornalisti e analisti presenti vertevano su un unico argomento, il QE, a lungo invocato, chiesto e richiesto…quindi i presenti e con essi i mercati, cercavano di capire il perchè di un nulla di fatto, ancora una volta.

Draghi, da uomo esperto qual’è, ha affrontato subito la situazione, rispondendo a tono alle impertinenti domande che gli venivano poste.

Diversi articoli indietro, vi dissi che, quando a parlare è un esponente istituzionale, il lessico è obbligato e contenuto nelle strette maglie di un protocollo verbale non scritto; e che proprio tra queste strette maglia bisogna muoversi nel parlare, nel rispondere, nel dire-non-dire quei concetti che si desidera passino agli interlocutori e con essi, agli addetti ai lavori e ai mercati, contenendo al minimo il margine di interpretazione e di errore.

Draghi è sin troppo bravo in questo, ma temo che sia una caratteristica incline a tutti i membri BCE, che in quanto a parole sono dei professionisti assoluti.

Senza esitare, alla seconda domanda che gli veniva posta, ovviamente in merito al perchè non fosse stato varato il fantomatico e tanto agoniato QE, ha risposto: “On the first question, you see, you are in a very intelligent way trying to extract from me the date of the next decisions, and you won’t get it. Early means early. It doesn’t mean at the next meeting.

Poi, da li in avanti le sue risposte si sono fatte sempre meno made in BCE politically correct e molto più “whatever it takes” in perfetto stile Draghi disappointed…ribadendo che il QE è ormai argomento non più in discussione sul merito quanto più sul come, sulla sua sostanza e durata.

Ovvio che questa è la mia opinione, ma io posso darvi solo questa, quindi se di questa vi accontentate, continuate a leggere, altrimenti stop.

Le risposte date da Draghi mi sono apparse piuttosto chiare, al limite dell’ammissione di assoluta volontà del fare, che però deve confrontarsi con alcuni pareri contrari al fare, in seno al board BCE che paiono essere più di uno, ovvero dal conosciuto Weidmann, ad altri membri che a lui si affiancano nella convinzione che il QE non sa da fare.

A questo punto Draghi si trova tra l’incudine e il martello, dove l’incudine sono i membri BCE contrari al QE e il martello sono i mercati, che invece lo invocano a gran voce e in tempi stretti, pena la perdita di credibilità dello stesso Draghi.

Durante la conferenza stampa, Draghi ha detto che il QE è sul tavolo (da mesi), che però bisogna capire come attuarlo in Europa, perchè varare un QE in stile copia di quello fatto dalla FED, BOE o BOJ non si presta al contesto europeo, poichè le altre banche centrali si sono dovute preoccupare di acquistare unicamente un tipo di asset sui mercati, ovvero i loro titoli di stato, mentre la BCE dovrebbe acquistare diverse tipologie di titoli di stato, di ogni paese membro e con diverso prezzo di mercato…che dire…questi sono i “vantaggi” dell’Europa unità.

Poi, con molta fermezza, Mario Draghi, ha ribadito che la BCE ha un mandato da seguire e questo deve fare, attuarlo.

Il mandato della BCE prevede la stabilità dei prezzi in UE e un’inflazione prossima al 2%.

Bene…quindi?…quindi ad oggi in Europa NON abbiamo la stabilità dei prezzi e tantomeno inflazione, anzi siamo ad un passo dalla sorellastra, la deflazione.

Quindi?…quindi mi pare chiaro che il mandato BCE sia al momento…e da qualche anno, completamente disatteso.

Quindi?…se hai un mandato, che ad ogni riunione mensile viene ripetuto come un Mantra e, puntualmente questo mandato viene completamente disatteso che fai?

Delle due l’una: o rivedi il mandato in questione…ma pare che questa semplice soluzione non sia contemplata, oppure, se le misure adottate sin ora non hanno scaturito alcun che di positivo, adotti altre misure, più incisive e dirette all’economia UE e ai suoi mercati, per buona pace di chi in BCE chiede ancora tempo per discutere, che equivale a perdere altro tempo, inutilmente.

Le parole usate da Draghi e inserite nelle sue risposte non lasciano spazio al dubbio o alle interpretazioni per quanto mi riguarda:

1) “we’ve a mandate and we won’t tolerate prolonged deviation from price stability and the main reason is that if these deviations feed into inflation expectations”.

2) “Let me say just two words on this, which has been the major event since we last met. Oil prices have an obvious direct impact on the price of energy, and on that ground, the effect is unambiguously positive. Just to give you a very rough estimate, our import bill of energy, of oil, fell about €10 billion between the second and the fourth quarter of this year. Now, that is about 0.2% of nominal GDP in that period. That is not going to be the final impact, because Europe also exports oil, but the net is unambiguously positive. Then you have indirect effects on the prices of, for example, transportation, the price of different transportation services, airline services, and that will have to be assessed. But then you have a third effect, which might happen if the lower prices get embedded in a lower wages formation process. So that is something that we want to look at”.

3) “On QE, you asked, whether we need to have unanimity to proceed on QE, or can we have a majority? I think, we don’t need to have unanimity. It’s an important monetary policy measure. It can be designed, I believe, it can be designed to have a consensus. I’m still confident, but we have to remember that we have a mandate, and as I said before, we don’t tolerate deviations from our mandate that would cause ultimately a tightening, an unwanted tightening of our monetary policy.

4) “The second question is, yes indeed, intended is different from expected. It’s not simply an expectation; it’s an intention, but it’s not yet a target”.

 

Ecco, io mi soffermerei su queste quattro risposte, che mi paiono sostanziali e in cui credo stia il fulcro della situazione:

1) risposta molto decisa, come non si sentiva da tempo, per lo meno dal famoso 26 luglio 2012 del “whatever it takes” a supporto dell’ e dell’Europa; quindi se non tollererà più tale situazione di assoluta discrepanza tra gli obiettivi del mandato BCE e la reale situazione in cui versa l’economia europea, significa che il tempo è scaduto e si dovrà agire, diversamente.

2) fa trasparire che il QE fosse già pronto, almeno nella sua sostanza, ma che il crollo del prezzo del petrolio da giugno ad oggi, pari al 30% in euro, abbia sorpreso anche la BCE e scompaginato i piani, soprattutto per quanto riguarda il discorso prezzi e il loro relativo impatto sull’inflazione attesa. Da qui, con ogni probabilità, la scelta di prendere ancora tempo, per valutare al meglio il tutto, soprattutto gli aspetti fondamentali su cui si dipana un QE: l’ammontare complessivo del QE stesso, il ritmo e la durata con cui viene attuato e la sua composizione, ovvero che tipo di asset si acquistano sul mercato. Questo perchè, al punto in cui siamo giunti in Europa oggi, in e con colpevole ritardo, non abbiamo più alcun margine di errore, pena il vanificare anche quest’ultima “arma” non convenzionale per risollevare l’Europa dalla crisi in cui sta soccombendo.

3) Draghi è un signore, e i signori si impongono per autorevolezza e non per autorità, ma quando la prima non viene più rispettata e tantomeno riconosciuta, bisogna imporsi, per autorità. Semplicemente ha detto che lui cerca un ampio consenso in sede board BCE per dare il via al QE, ma qualora questo largo consenso non vi fosse e permanessero due schieramenti contrapposti, si andrà per maggioranza, Amen.

4) è la frase che più mi ha impressionato di tutta la conferenza stampa: un’intenzione non è una semlice aspettativa, è un’intenzione, che non è ancora un’obiettivo. Mi pare piuttosto determinato il “ragazzo” a perseguire la sua intenzione e a raggiungere l’obiettivo.

 

Con questa ultima frase, Draghi ha voluto sgombrare il campo una volta per tutte dalle aspettative che analisti e mercati riponevano sulla BCE, le quali via via si sono fatte sempre più pressante, autoalimentadosi di volta in volta verso le decisioni BCE, ponendo con le spalle al muro Draghi, il quale ingessato com’è al comando della BCE non è riuscito a porvi un salutare freno, con l’inevitabile delusione delle aspettative stesse.

Nell’articolo precedente avevo indicato come dead line per il varo del QE il 31 marzo 2015…bè mi sa che dopo la riunione di giovedì scorso, la dead line verrà spostata al 22 gennaio 2015, data del prox meeting BCE, almeno questa è la mia idea.

Nel board BCE è in atto una guerra tra Guelfi e Ghibellini, mentre l’Europa è ancora immersa nel suo peggiore Medioevo politico, finanziario ed economico…in attesa del Suo anno 1492, il Rinascimento.

I mercati hanno già annusato l’arrivo del QE, facendo salire i prezzi dei titoli di stato, comprimendo di molto i loro rendimenti, al limiti del senso della parola “rendimento”.

Al contrario, i mercati azionari europei ancora non hanno annusato e tantomeno visto nulla del QE, troppo tesi, apprensivi e volatili tra un’America in spolvero, un Giappone bello tonico e una Cina mai doma.

Unica cosa a margine che vi segnalo e di cui vi metterò i grafici è l’andamento del tutto correlato del dollaro e del calo del petrolio, che a mio avviso portano con se effetti collaterali potenzialmente spiazzanti, in senso negativo per i mercati.

Giovedì è stata una giornata negativa per i listini azionari europei, che però non ha assolutamente inficiato le performance degli altri listini mondiali, che invece hanno continuato la loro corsa, segno che il problema è nostro, soltanto nostro, rendiamocene conto.

I soldi, i capitali e con essi gli investimenti si muovono, si spostano da un continente ad un altro, da un mercato ad altri mercati, senza esitazione, rendiamocene conto.

Non abbiamo più tempo da perdere, perchè ne abbiamo perso troppo e con esso tante altre cose, rendiamocene conto.

Puntualmente, venerdì i listini europei si sono ripresi quanto perso il giorno prima, vuoi vedere che qualcuno ha capito male il messaggio di Super Mario?!?!

Proprio come quando andavo in disco da ragazzino… i DJ avevano un vecchio trucco per far ballare le persone all’inizio della serata…per creare la giusta atmosfera e dare il via al party-time; passavano improvvisamente da una musica ballabile ad una per cui non potevi non ballare, non riuscivi più a stare fermo, tanto era coinvolgente il ritmo e il sound…si chiamavano brani riempi-pista…ovviamente il DJ più esperto alzava anche il volume e diceva due paroline giuste al momento giusto.

Oggi Draghi è il quarto DJ che si appresta a salire alla consolle del QE, chi l’ha preceduto ha fatto la sua performance facendo divertire i mercati ad un ritmo sostenuto…vediamo che musica ci propone Mario…the party is coming up, it’s Deejay Time baby, piaccccc!!!

 

Riproduzione riservata.

 

 

I grafici sotto riportati, sono quelli di chiusura dei principali listini azionari europei (FTSEMIB, DAX, FTSE100, EUROSTOXX 50) di giovedì 4 dicembre dopo le parole di Draghi, tutti rossi, con sostanziali differenze di perdita, ma tutti si sono fermati su livelli già toccati molte altre volte, che a mio avviso sono da interpretarsi molto più come un supporto che possa fungere da molla per un ulteriore allungo nelle prox settimane. Gli ultimi due €/$ e petrolio, perfettamente correlati.

 

FTSE MIB(Giornaliero)20141204183956DAX(Giornaliero)20141204184000FTSE 100(Giornaliero)20141204184007DJ Euro Stoxx 50(Giornaliero)20141204184020EURUSD(Giornaliero)20141207175545Petrolio Greggio(Giornaliero)20141207175550

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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