Don’t you worry child

40 anni, quindi più o meno a metà del viaggio, tempo di un primo bilancio, ovviamente del tutto indicativo e provvisorio, come i tempi che corrono del resto.

Certo, darsi i giudizi da solo non è indice di obiettività, tantomeno di modestia, ma a volte serve, se non altro per farsi una prima idea.

Prima cosa da fare…guardarsi intorno e vedere come sono i messi i miei coetanei oggi:

– quelli che vent’anni fa sembravano degli Dei giunti sulla terra, almeno ai miei occhi…bèh un buon 90% di quegli Dei è caduto in rovina, divenendo un comunissimo mortale, ben distante da quelle che erano le premesse e promesse, spesso del tutto autoreferenziali e fatte in casa con molta autostima e poca autocritica; mi limito ad osservare i fatti e a constatarli.

– quelli che vent’anni fa erano normali, normali sono ancora oggi, e questo è assolutamente un pregio, un eccellente punto di arrivo per oggi, nonchè un buon auspicio di esserlo anche domani, per carità…anche qui mi limito ad osservare i fatti.

– poi, volgendo sempre lo sguardo a 360° vedo quelli che oggi hanno vent’anni e anche trenta e li osservo…e qui inizio a percepire le diversità, anzi, meglio dire e ammettere che inizio a percepire le mie differenze con loro, che altro non sono  in modo molto elegante e fuorviante gap generazionali, a mio sfavore ovviamente, almeno sulla carta d’identità.

– infine, guardo il mondo, ovvero il campo di gioco, dove io “giocatore” ormai esperto e nel mezzo della propria “carriera” si trova a giocare con giovani di belle speranze, coetanei più o meno “maturi” e vecchie glorie che si ostinano a non appendere scarpe al chiodo e a godersi lo spettacolo dalle comode poltrone della tribuna, dove starebbero senz’altro più comodi, lasciando spazio e campo a chi ha ancora qualcosa da dare e a chi deve dimostrare ancora il proprio meglio.

Ora, non è che sia molto chiaro su che campo ci si trovi a giocare, nè quali siano le regole del gioco e se vi sia uno o più arbitri a garantirne la spendibilità, la correttezza e il divertimento.

Il pubblico non manca, anzi è sempre ben nutrito, sia pagante che non…molto non.

Il gioco si chiama Vita, il campo è il mondo, quello di tutti i giorni e i giocatori siamo noi…tutti, il pubblico idem…ma gli arbitri chi sono?

Boh!?!? sapete che non lo so…almeno non ne sono certo…potrei azzardare che gli arbitri siano i nostri politici, di ogni ordine e grado, a livello nazionale e globale, di certo il fiato per fischiare non gli manca a vedere quanto parlano.

Ok, quindi abbiamo tutto quello che ci serve, la partita può iniziare, anzi è iniziata dal giorno in cui siamo venuti al mondo, mentre per i nostri genitori era già iniziata da un bel pezzo, figuriamoci per i nostri nonni etc…

Nel frattempo sono cambiate le regole, gli arbitri, i vincitori e i vinti e con essi la classifica della vita.

Bene, questa classifica, come tutte le classifiche premia i primi e punisce gli ultimi, soprattutto nella vita.

Bèh allora cercherò di vedere a che punto mi trovo io oggi in questa classifica, del resto a 40 anni posso ancora ambire a salire in classifica oppure se non sono capace di giocare posso scendere di posizione sino a sprofondare nelle ultime posizioni, gli inferi per la nostra società moderna.

Per prima cosa vado davanti ad uno specchio e mi guardo, soprattutto alle spalle:

40 anni, sposato e con una figlia di 9 anni, un gatto, una casa, 20 anni di lavoro di alle spalle, di cui 19 da dipendente e ora libero professionista, quindi un discreto cambio di ruolo e di responsabilità all’interno della mia “squadra” famigliare; un’infanzia infelice ma spensierata…e non è un controsenso fidatevi…tutto può accadere quando si parla della vita.

Un’infanzia che è naturalmente sfociata in adolescenza…ovviamente tribolata, come tutte le adolescenze che si rispettino no?!?!

Adolescenza che ha avuto il pregio di essere vissuta e consumata in un epoca tutto sommato rosea per la realtà in cui mi trovavo a vivere, vale a dire a perdere tempo in cazzate adolescenziali, a studiare e  finiti gli studi…finalmente a lavorare…perchè c’era l’opportunità e la fortuna di lavorare, a quei tempi.

Oggi?…oggi sembra di giocare la partita della vita in un campo avvolto dalla nebbia, quella nebbia talmente fitta che l’arbitro non dovrebbe esitare un attimo a sospendere la partita per impraticabilità dovuta a condizioni ambientali avverse.

Oggi, molto è cambiato nella partita della vita: come detto prima, stanno cambiando i giocatori, dove dovrebbero entrare in campo le nuove leve…le quali dovrebbero sostituire le vecchie glorie e dare più spinta, più energia e maggiori garanzie alla squadra in questione…magari peccando leggermente sull’esperienza, ma questa sta diventando sempre più una parola con accezione negativa che positiva, perchè oggi “esperienza” si avvicina più a vecchio, conservatore e privo di idee piuttosto che significare valore aggiunto.

Per come è messo il mondo oggi…anzi meglio guardare ognuno a casa propria…per come è messa oggi l’Italia, io cosa vedo a 40 anni:

– vedo un paese vecchio, soprattutto nella mentalità, dove le vecchie “glorie” non ne vogliono sapere di uscire dal campo di gioco, uscire di scena una volta per tutte, che la loro partita se la sono già giocata.

– Queste vecchie “glorie” sono esattamente quelli che ci hanno portato dalla serie A in cui militavamo qualche decennio fa, sino alla categoria dilettanti di oggi e forse un domani ci porteranno pure al fallimento.

Ma tant’è, questi vecchi personaggi, dei totali incapaci assoluti, con dolo e privi di coerenza, non ne vogliono sapere di farsi da parte una volta per tutte, solo il tempo che è giudice implacabile ci aiuterà, ma qui il tempo passa e a noi giocatori ancora in forma non è concesso di esprimerci al nostro meglio, perchè non ci fanno entrare in campo.

– al contempo vedo che il capitano della mia squadra ha la mia stessa età, quindi ancora giovane, vigoroso, volenteroso e capace, se non altro a parole.

il capitano della nostra squadra però sta commettendo un grave errore a mio parere: dare retta alle vecchie “glorie”.

un capitano è un capitano se prima di tutto gode della stima della squadra, con autorevolezza e non unicamente per autorità.

– il nostro capitano ha ricevuto il titolo in questione con grande stima e autorevolezza dalla maggior parte della squadra, sia da coloro che giocano che da quelli in panchina, che bramano e spumano per entrare in campo e dimostrare il proprio valore; ma il nostro capitano oggi sta gettando alle ortiche questo enorme patrimonio in nome della confusione, delle chiacchiere al vento a suon di promesse e soprattutto imponendosi come il solo capace & l’unico eletto…eletto da chi?

il nostro capitano parla di innovazione, cambiamento e crescita, tutti i giorni, senza soluzione di continuità.

Peccato che per innovare, cambiare e tornare a crescere si debba dare un taglio secco al passato, perchè innovare non è sinonimo di aggiustare…aggiustare quello che è vecchio e che oggi non funziona più, perchè è stato deciso con i vecchi giocatori e per i vecchi poteri, cioè quelle stessi personaggi che ci hanno messo in questa posizione, del tutto negativa.

Ormai tutti sanno che per cambiare occorre coraggio, volontà e perseveranza, tutte doti che NON fanno parte del DNA italiano.

Per crescere bisogna cadere e fin qui siamo dei veri e propri maestri nel cadere, sia per colpa nostra che altrui.

Quello che manca a noi italiani  è la volontà di alzarci, almeno con le proprie forze, solitamente attendiamo che qualcuno ci porga una mano, me, meglio se due, meglio se ci solleva del tutto dalla fatica del rialzarsi.

Bèh forse è meglio rendersi conto che oggi non siamo gli unici ad essere caduti, anzi in molti sono caduti in giro per il mondo, altrettanti si sono rialzati, chi unicamente con le proprie forze e chi chiedendo una mano.

Noi italiani siamo ancora li, caduti, rovinosamente a terra e stiamo li…sdraiati a urlare e lamentarci delle nostre ferite nella vana e pretestuosa attesa che qualcuno ci senta e impietosito…ancora una volta ci venga ad aiutare, sollevandoci dai problemi e dalle nostre colpe che hanno generato la caduta…una delle tante, purtroppo.

Mi sa che stavolta…se ci ostiniamo ad aspettare…è la volta buona che aspettiamo invano e per sempre, con tutto quello che ne consegue.

Io da padre sono abbastanza preoccupato per il Paese e il Mondo in cui mi figlia andrà a vivere la sua vita tra qualche anno.

Ovvio che la preoccupazione di un padre per i propri figli è del tutto insita nel cuore, ancorchè del tutto normale, soprattutto perchè ognuno di noi ha e si crea delle proprie aspettative di vita future, figuriamoci per il futuro dei propri figli.

Nella parola preoccupazione ci stanno dentro un sacco di cose, alcune vere e proprie paturnie, altre meno, perchè invisibili e quindi più insidiose, quando non subdole.

Ho già scritto molti mesi orsono che credo di aver vissuto una delle ultime generazioni consapevolmente scazzate, felici e costruttive degli ultimi 40 anni, con un pizzico di presunzione forse l’ultima generazione normale che poi è riuscita a fare qualcosa per questo Paese, anche e soprattutto perchè il Paese ci ha dato l’opportunità concreta di fare qualcosa per  noi stessi e quindi per il Paese stesso.

Oggi le nuove leve, i nuovi giocatori, tra cui anche mia figlia che possibilità…che spazi…che aspettative hanno davanti a loro?

Di certo di non avranno la possibilità di fare un’adolescenza spensierata come la mia 20 anni fa…e badate che i social network o uno smartphone o un paio di cuffie da 300 euro della beats-da figo-rincoglionito-isolato non valgono nulla in confronto alla possibilità di vivere, sbagliare, cadere, emozionarsi, tornare a sbagliare, riprovare e infine trovare la propria strada nella vita…una vita dove per crescere devi lavorare, cambiare atteggiamento, adattarti a capire,  cambiare lavoro, sbagliare, dare, avere sogni legittimi e inseguirli per realizzarsi e fare ciò che ti senti di fare, magari gettando al vento possibilità…ma per gettarle al vento delle possibilità è necessario averle queste possibilità…magari creandosele, altrimenti a che serve vivere?

Oggi chi ha 30 anni ha forse un 50% di farcela a crearsi un futuro degno di una persona adulta, uno di 20 anni ha forse un 30% di possibilità di mettere il piede in mezzo a qualche porta della vita, non per spalancarla, anche se gli e lo auguro,  ma se non altro per tenerla aperta, non senza qualche dolore e qualche imprecazione, perchè chi ha 20 anni oggi, non si sta rendendo conto del muro che sta prendendo in faccia…perchè non è stato allenato a prendere muri in faccia.

Ma chi ha 10 anni oggi?!?!…beato lui/lei…sono ancora piccoli, indifesi e del tutto ignari di ciò che hanno intorno e che tra pochi anni li fagociterà come fa un buco nero con una supernova.

Fagocitati, inghiotti, scomparsi e persi in un buco nero di Paese del tutto privo di ideali, prospettive, idee, persone autorevoli e capaci di prendere decisioni, anche gravose e dolorose…un Paese dove la colpa non è mai di nessuno e quindi nessuno paga per questo o quel errore che si riflette su altri…un Paese completamente assopito nei valori, nel rispetto e nella volontà di cambiare per cercare di togliersi da questa èmpasse, in poche parole un Paese che si è fottuto da solo, complimenti.

Io sono preoccupato perchè nonostante cerco di fare del mio meglio come padre, per offrire un minimo di formazione educativa e di prospettiva futura a mia figlia, cercando quantomeno di portarla all’inizio del sentiero della Vita, mi rendo conto, giorno dopo giorno, di sentirmi sempre più Don Chisciotte e di vivere nella Patria dei mulini a vento, dove tutte le mie idee, i miei sforzi, le mie volontà e aspettative cozzano contro questi mulini…et voilà se ne vanno perdute nel vento, per sempre.

Per mia figlia non cerco e non voglio un sentiero lineare, asfaltato e in discesa…nulla di tutto ciò, non servirebbe a niente, la confonderebbe e le falserebbe il significato della Vita, che è tutt’altro che lineare, asfaltata e in discesa…più semplicemente vorrei avere la possibilità di accompagnarla sino all’inizio del sentiero della Vita e poi lì…salutarla e lasciarle fare il suo cammino.

Poi…nei momenti di sconforto penso a com’ero messo io:

There was a time, I used to look into my father’s eyes
In a happy home, I was a king I had a gold throne
Those days are gone, now the memories are on the wall
I hear the sounds from the places where I was born

Up on the hill, across the blue lake,
That’s where I had my first heartbreak
I still remember how it all changed
My father said
Don’t you worry, don’t you worry child
See heaven’s got a plan for you
Don’t you worry, don’t you worry now

Per quanto mi ostini a non mollare, mi risulta sempre più difficile non rendermi conto che vivere oggi in Italia è al limite delle possibilità umane.

Ma allora mi chiedo, perchè nessuno o quasi si ribella?…si qualcuno che realmente inizia a stare meno bene di ieri si è semi-incazzato, è sceso in piazza e si è sfogato menandosi con le forze dell’ordine, per carità anche quella è protesta, per altro subito portata alla ribalta dai media nazionali come se fossimo nel bel mezzo di una guerra civile…che esagerazione!!!

Enfatizzare  le negatività, i problemi e le proteste di piazza (sempre ben circoscritte però) serve solo per riempire i titoli di giornali e telegiornali per qualche sera, per non trattare e spiegare al popolo altri e ben più scomodi argomenti, del resto quanti anni erano che operai e forze dell’ordine non si affrontavano in stile anni ’70?!?!

Sostengo questo perchè poi tutto si spegne, come un fuoco di paglia che subito fa una gran fiammata ma poi cala e si spegne in 5 minuti…non producendo fiamme costanti, calore e spettacolo.

Sapete…alla fine in questo Paese stiamo ancora troppo bene e a stare tutto sommato bene sono la stra-grande maggioranza di noi italiani.

Alcuni studi recenti sostengono che gli italiani interpellati dichiarano che la propria capacità di risparmio è drasticamente calata negli ultimi anni e che quindi farebbero fatica a far fronte ad eventi economici imprevisti.

Allo stesso tempo, uno studio di Banca d’Italia,  sostiene e dichiara che i depositi bancari e quindi i risparmi degli italiani negli ultimi anni sono aumentati sensibilmente.

Quindi?

A casa mia si dice che fino a quando in tavola alla domenica trovi i cappelletti e un bicchiere di lambrusco non hai dei grandi problemi.

Ecco, chi di voi alla domenica mangia pane e cipolla?

 

Riproduzione riservata.

 

 

 

 

 

 

 

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