I want you!!!

Un esclamazione, un imperativo, un ordine, una speranza…quando non un disperato tentativo di persuasione.

Certamente l’ “I want you” più famoso è quello dello Zio Sam, dove queste tre parole risuonavano (oggi molto meno) come un’intimazione diretta al cuore e alla coscienza dei giovani americani ad arruolarsi immediatamente nell’Army o nei Marines per servire la Patria nelle innumerevoli occasioni in cui gli USA si sono prodigati in senso bellico in giro per il mondo, talvolta per soccorrere popoli realmente oppressi da vari regimi, molte altre volte si sono spesi in guerre per altri fini, decisamente meno nobili.

Scendendo di importanza, ma soprattutto sdrammatizzando l’imperativo del “I want you” mi vengono in mente sdolcinate e improbabili dichiarazioni d’amore  coniugate a canzoni anni’90, dove questa breve frase era declinata più alla disperazione per un amore svanito o per un desiderio difficilmente realizzabile…pazienza, c’è sicuramente di peggio.

Poche volte…anzi a pensarci bene, che io ricordi, le volte che mi sono sentito dire “I want you”, ovviamente nella sua versione in italiano, dove perde praticamente tutto il suo fascino etimologico duro & puro da maschio alpha ipertestosteronico, ma si sa che l’inglese rende tutto più figo…comunque sia, stavo dicendo che le volte in cui mi sono sentito dire la benedetta frase saranno state si e no 3-4 in tutta la mia vita e solo in un paio erano finalizzate ad apprezzamenti veri e interessanti, ci siamo capiti vero!?!?!

Oggi questa frase, del tutto abusata per anni, non viene più usata, almeno con la facilità di un tempo e, soprattutto non viene pronunciata in consessi importanti, tantomeno istituzionali, politici o a grande risonanza.

Il motivo è che non buca più, non ha più lo charme di una volta e siccome tutto si evolve, compreso il lessico e gli slogan ecco che il motto “I want you” ha preso un po’ di polvere ed è uscito dalla hit parade delle frasi ad effetto, che sono principalmente ad uso e consumo dei grandi, dei potenti, dei politici, di quelli che contano e che devono assolutamente bucare lo schermo quando ne hanno l’occasione o a lor bisogno, e devono farlo con parole e frasi semplici, possibilmente ad effetto, altrimenti noi, uomini&donne della strada, del tutto semplici, spesso ignari e inconsapevoli, non capiamo, non ne percepiamo il senso e soprattutto non veniamo “colpiti” dalle frasi ad effetto pronunciate da codesti personaggi su cui gravita l’attenzione del globo che conta (economicamente) e che godono delle luci della ribalta, sempre e comunque.

Bene, dopo questa introduzione andiamo al dunque.

Oggi tutti i leader politici, tutti i banchieri centrali, tutti quelli che vivono di parole e potere non fanno altro che ripetere “I want you” riferendosi alle istituzioni,ai  players, popoli interi e anche gente meno raccomandabile.

Non ho voglia di scrivere di gentaglia che non merita di certo l’onore della ribalta mediatica per le proprie azioni, assolutamente deprecabili.

Oh intendiamoci, non che quelli di cui sto per scrivere ci si possa mettere la mano sul fuoco, almeno per quanto mi riguarda.

Oggi pare che quelli che non perdano occasione per enunciare il motto “I want you” siano:

Putin, che sfida mezzo mondo sia nei fatti con al crisi-guerra Ucraina, sia con l’abile arte della diplomazia tirata all’inverosimile, con continue e volute provocazioni, il tutto per vedere e capire di chi si può fidare, nel senso asettico del fare affari ovviamente, e questo non lo fa diverso da altri esponenti politici di primo rango, i quali risultano solo leggermente più simpatici di Putin sulla scena, ma non meno ostici. Per tutti coloro che temono un inverno freddo e senza gas a causa delle future e possibili chiusure dei “rubinetti” russi, dico di stare tranquilli, perchè ad agosto, i serbatoi e i giacimenti di gas in Italia erano già colmi, scontando già un inverno freddo, sia climaticamente sia politicamente. Quindi se alzeranno il prezzo del gas o lo useranno come pretesto per attirare la vostra attenzione, sappiate che è tutto creato ad arte.

Obama, che si sta occupando più di tensioni internazionali, guerre e rapporti diplomatici che della propria economia, ah già è economia anche tutto questo, che ingenuo che sono. Il Presidente USA deve smarcarsi dall’asse Mosca-Pechino e devo rinsaldare i rapporti con l’Europa, per garantirsi un domani, un ampio parco clienti qualora gli USA divenissero esportatori di shale gas, andando a fare diretta concorrenza a Putin, ovvio.

In Europa, è tutto un chiedere, un volere, un reclamare…c’è vuole la crescita, chi chiede ancor più rigore economico, chi reclama più flessibilità, chi vuole riforme, chi chiede 3 anni di tempo per farle…queste benedette riforme…chi reclama la propria indipendenza etc…insomma un guazzabuglio della peggior specie, in pieno stile Europeo moderno.

Quindi abbiamo 3/4 di Europa con i suoi politicanti che vogliono a tutti i costi il ritorno alla crescita non senza chiedere maggiore flessibilità in campo economico, possibilmente allargando i rigidi paletti dei vari statuti e trattati UE, quindi è una sorta di circolo vizioso che se innescato si dovrebbe auto-alimentare: minori vincoli=maggiore competitività=più facilità nel fare e sopportare le riforme strutturali=uscita dalla crisi=ritorno alla crescita, forse.

Il cast di questa commedia made in Europe è sempre lo stesso, più o meno professionisti affermati e ormai poco innovativi, tranne due attori, relativamente giovani, che stanno cercando di scardinare lo status quo proprio della Vecchia Europa, ovvero Draghi e Renzi.

Ovviamente trattasi di due attori molto diversi tra loro, soprattutto per formazione, l’uno, Mario Draghi, ha studiato all’Actors Studio economicamente parlando, Goldman Sachs, dove l’understement, la professionalità, la costanza del rendimento e i risultati sono il Dogma a cui attenersi, il pubblico pazientemente capirà il valore dello spettacolo a cui sta assistendo, la capacità di recitazione degli interpreti per cui ha pagato un biglietto, solitamente caro.

L’altro, Matteo Renzi, viene dalla rispettabile scuola del teatro di prosa dialettale, dove quello che ti insegnano per prima cosa è tenere alta l’attenzione con il tono della voce, con il lessico e l’accento volutamente da uomo del mercato rionale con le battute più dirette e con una mimica fatta di gesti per completare il tutto, cercando di catturare lo spettatore (pagante) soprattutto nei primi 10 minuti della commedia, dopodiche il pubblico sarà tutto o quasi dalla sua parte, perchè catturato con l’arma della simpatia e dell’empatia che solo l’uomo della strada sa trasmettere ai suoi simili.

Quindi abbiamo di fronte due fuoriclasse, ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità, decisamente diverse ma che sono parte attiva dello stesso spettacolo, sullo stesso palco di quella che è la commedia triste intitolata Europa.

E’ come avere nel stesso film Jack Nicholson e Leonardo Pieraccioni, che cosa possiamo aspettarci?…

Io non ho una risposta definitiva, mi limito ad osservare che oggi, in questi ultimi mesi, che nello specifico vanno da maggio ai giorni nostri, questi due attori sono gli unici presenti sulla scena europea, occupandola a tempo pieno e a loro sono riservati le luci delal ribalta, per buona pace dei dinosauri Merkel, Cameron, Hollande e tutte le comparse che affollano il parlamento europeo di Bruxelles.

Draghi sta facendo l’impossibile per dare lustro, spessore e speranza alla trama del film, che volge sempre più al drammatico, quasi all’horror.

L’altro, Renzi invece cerca di sdrammatizzare il lato oscuro della situazione, con la sua vèrve da uomo-grimaldello per mille soluzioni, in mille giorni, con tanto di pacche sulle spalle a chiunque gli si pari davanti, sorrisi quando servono, aria concentrata e preoccupata in altri frangenti e look sempre azzeccatissimo, per chi non lo avesse notato, e fidatevi che l’apparenza…l’abito…il come ti vedono, come vieni percepito dal popolo conta e se conta!!!

Draghi ha praticamente dichiarato che ha fatto tutto quello che poteva fare in termini di manovre finanziarie da governatore BCE, ma ha ribadito più volte che le sue frecce nulla possono se l’arcere è incapace di tirare e colpire il bersaglio.

Renzi dal canto suo, passato il primo anno sulla cresta dell’onda a suon di promesse di riforme (quali?)…di 80 euro dati a qualcuno e non ultima la richiesta di essere misurato su 1.000 giorni da oggi…quando mai come oggi si rende conto di quanto sia difficile tenere alta l’attenzione sulla scena italiana, dove il pubblico, cioè noi, non è assolutamente abitutato ad interagire con gli attori in scena, ma piuttosto è attendista, spettatore, opportunista e dannatamente seduto e affossato nella sua poltrona in sala.

Nel precedente articolo ABS, avevo richiamato la vostra attenzione sul fatto che, dopo una spruzzata iniziale sulle ali dell’entusiasmo a seguito delle decisioni BCE del 4 settembre, le borse avrebbero potuto ritornare sui loro passi per meglio valutare e comprendere se, le manovre BCE danno realmente vigore ad un economia europea del tutto asfittica ad ogni stimolo economico-finanziario., e puntualmente è avvenuto.

Ieri, 18 settembre c’è stata la prima asta di TLTRO indetta dalla BCE, dove la richiesta di liquidità da parte delle banche europee è stata piuttosto timida, con solo 86 miliardi richiesti dalle banche europee alla BCE al tasso dello 0,15% per i prox 4 anni.

Le sole banche italiane si sono portate a casa 23 miliardi di euro, circa il 28% dell’ammontare complessivo degli 86 miliardi.

Ora vedremo se questi denari verranno effettivamente immessi nell‘economia reale, tramite la concessione di prestiti e finanziamenti a imprese e famiglie che ne faranno richiesta o se, verranno restituiti entro pochi mesi come da vincolo BCE alla concessione.

Nel contempo però non posso non notare che con questa manovra settembrina, chi ha preso i vari miliardi di euro in BCE, ha di fatto consolidato il proprio bilancio, diminuendo la quota capitale a garanzia di prestiti e sofferenze, le quali sono in continuo ed inesorabile aumento, quindi le banche hanno di fatto aumentato il proprio capitale e la propria solidità, anche se nel breve periodo.

Ma siccome nulla accade per caso, tantomeno in economia e sui mercati, ecco che le banche che hanno lecitamente preso i soldi in BCE ieri, sono le stesse che tra 1 mese circa vedranno il responso degli stress-test su esse condotte dalla BCE stessa e quindi arrivarci a pancia piena e ben capitalizzate con qualche miliardo in più non guasta.

Ieri abbiamo scampato anche il pericolo secessione della Scozia, la quale aveva catalizzato l’attenzione dei mercati nell’ultima settimana, della serie tanto rumore per nulla, ma è sempre bene tenere alta la guardia di questi tempi.

In Oriente abbiamo un Giappone che nonostante dati macro negativi, sfoggia un listino azionario in salute e questo nonostante l’aumento dell’IVA e il PIL non diano segnali di buon auspicio, ma che volete, mica si può avere tutto, borsa positiva e sui massimi ed economia in egual salute.

Anche in Cina sembrano non mancare le difficoltà, con la PBOC (Popular Bank Of China) che ha immesso circa 80 miliardi di dollari (in valuta cinese) nelle 5 maggiori banche del paese, il tutto per scongiurare l’innescarsi di una crisi di liquidità, dovuta ai dati economici negativi recentemente usciti, dove la crescita sta frenando, mettendo in pericolo l’obiettivo strategico del +7,5% annuo e dove anche le importazione sono sensibilmente calate.

In USA, la FED giusto l’altra sera, tramite la sua Governatrice Yellen, ha ribadito che il tapering vedrà la sua conclusione entro dicembre, che il mercato del lavoro (occupazione) ha fatto segnare segnali di recupero e che, con ogni probabilità ma sena fretta i tassi saliranno dal 2015, sena fretta però e quindi si è lasciata scappare due esclamazioni che cozzano l’un l’altra: i tassi resteranno bassi ancora per un considerevole periodo e che la stessa FED vede come target i tassi USA al 3,75% per fine 2017.

Questo significa che ai miei occhi, i tassi USA vedranno finalmente la strada del rialzo intorno a metà 2015, se non prima, con un rialzo medio annuo intorno al 1,375%, non male come ritmo dopo ben 6 anni di tassi a ZERO.

Questo impatterà ovviamente su diversi asset e mercati, resta da capire su quali per primi e in quale area geografica, USA esclusi ovviamente.

Come vedete i vari players internazionali non perdono tempo e agiscono, ognuno per le sue competenze, la propria potenza di fuoco e soprattutto per i propri fini, ovvero la salute delle proprie economie.

Fanalino di coda è sempre la nostra Europa, dove invece di agire, si recita…talvolta a soggetto, molte altre volte improvvisando, che è pure peggio, perchè per improvvisare bisogna essere talentuosi, ed eccezion fatta per Draghi, altri non ne vedo nella nostra squadra.

La scena mondiale è attiva e porterà cambiamenti, per tutti e finalmente cominceremo ad intravedere gli effetti collaterali che tanti anni di droga finanziaria hanno portato, quindi i prox mesi…quantifichiamo nei prox 6 mesi qualcosa si muoverà di certo e i mercati reagiranno di conseguenza, come sempre.

Resta da capire se il driver sarà indotto da eventi esogeni ai mercati o dai mercati stessi, che mi paiono in cerca proprio di un driver a cui agganciarsi per compiere i loro movimenti.

Le Banche Centrali rimangono senz’altro il driver principale, anche se la situazione macro non mi sento di sottovalutarla assolutamente, soprattutto in chiave invernale-climatica, periodo sempre delicato e che si presta a “colpi di freddo“.

Massima attenzione quindi a questi ultimi 3 mesi dell’anno, dove i mercati ci arrivano tutto sommato in eccellente forma, soprattutto l’obbligazionario governativo periferico europeo, seguito a ruota dall’azionario e dai bond emerging.

Parlando di azionario, sono da preferire indici come il nostro FTSEMIB, l’HANG-SENG e gli Emerging, massima attenzione invece a S&P500 e Dax i quali sono tornati sui max storici.

Le Commodities, con l’Oro in testa vengono da settimane di pesanti vendite, segno che qualcuno sposta ingenti flussi da questi asset su asset più rischiosi in termini assoluti, complice anche un mercato delle valute in fermento, dove il $ la sta facendo da padrone,  finalmente si sta riprendendo il valore che merita e nelle ultime ore, sulla scia della mancata indipendenza scozzese, la Sterlina batte sui max.

Occhio ai bond risk free o safe heaven, come T-bond e Bund…il primo è su valori di supporto molto importanti, sotto ai quali i rendimenti inizierebbero a farsi via via più interessanti richiamando compratori da ogni parte del globo, ovviamente questo è uno scenario che andrà sviluppandosi nei prox mesi, contestualmente alla chiusura del tapering e all’avvicinarsi del rialzo tassi USA.

Il Bund vive una realtà tutta sua, con rendimenti nulli e con la pesantezza di avere le banche tedesche e i fondi pensione dei tedeschi pieni di liquidità e titoli che non rendono nulla, il che a suo modo è un problema anche questo; tanti soldi, con poco rendimento, perchè i tedeschi a torto o a ragione non vogliono prendersi rischi inutili o eccessivi acquistando titoli e asset che reputano meno sicuri dei loro e quindi in maniera molto tedesca non comprano solo per comprare, ma continuano a cercare qualità degli asset in giro per il mondo e per i vari mercati, dimenticandosi però che la qualità, per come la intendono loro è un po’ dèmodè.

I mercati per quanto mi riguarda non sono mai stati così ostici e di difficile interpretazione come negli ultimi 24 mesi, volendo ragionare con la logica del libero arbitrio e dei fondamentali, i quali a volte portano a delusioni quando non anche a scrivere ovvietà non più riconosciute dal mondo finanziario attuale.

Detto questo, chi ha guadagni in portafoglio ad oggi, farebbe bene a prendere in considerazione di capitalizzare i guadagni dove ottenuti, magari anche con over-performance sui vari asset, in modo tale da ri-equilibrare il ptf prima di un eventuale momento di criticità intrinseco ai mercati stessi e comunque per non vanificare i risultati raggiunti proprio sul finire di anno.

Quindi tutti vogliono qualcosa, tipico atteggiamento della razza umana, a loro modo tutti gridano “I’d hold you…I’d need you…I’d please you…I’d get on my knees for you…if you were in these arms…”…alcuni verranno ascoltati e avranno quello che tanto agoiniano, altri inevitabilmente resteranno delusi.

Riproduzione riservata.

 

 

 

 

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