La cura

Cosa facciamo?

domanda che ci siamo posti qualche milione di volte nella nostra vita, il più delle volte coniugata al plurale con interesse al singolare vero!?!?

Nel senso di cosa facciamo noi…ma che in realtà è che cosa faccio (io)…quand’anche non posta in forma retorica ma elegante, della serie vi chiedo cosa facciamo ma vorrei che facessimo ciò che voglio io.

Quindi parliamo volutamente al plurale per non sobbarcarci del tutto l’onere della scelta, per comodità o per necessità.

Se ne deduce che questa coniugazione al plurale coinvolga almeno un’altra persona su cui poi andremo a scaricare il peso di almeno una parte della decisione cui si è chiamati a prendere, molto più spesso questa decisione capita che venga scaricata, lasciata e richiesta direttamente alla controparte, bella storia eh!?!?

Così io (noi) mi sento di molto alleggerito, sereno e soddisfatto di aver fatto prendere ad un altra persona la “mia” decisione che non volevo, potevo, sapevo prendere, decisamente una delle sensazione più ricercate dall’homo sapiens actualis.

Questa frase del “cosa facciamo?”…trova la sua massima espressione quando la decisione da prendere è importante, ma soprattutto quando riguarda aspetti oggettivamente fondamentali per la nostra vita, i soldi.

Materialista?…Superficiale?…scarsamente Romantico?…No, più semplicemente realista, i soldi ci servono nel mondo in cui viviamo e sono il mezzo per avere maggiore tranquillità, risparmio di tempo e minori preoccupazioni.

Quindi è da questo concetto, poco nobile se volete ma molto pratico che nasce la domanda “cosa facciamo” riguardo ai nostri soldi, come li gestiamo, a chi li affidiamo e quanto ci aspettiamo in termini di ritorno, in soldoni.

Così quando si va al cospetto di un professionista in materia o presunto tale si va con delle richieste specifiche, basate sulle idee di ritorno economico che ci siamo creati da soli, in una sorta di selfie finanziario.

Ma dove sta scritto che il nostro selfie finanziario debba trovare corresponsione nella realtà?…molto semplice, da nessuna parte.

L’idea di molti di trovare quello che cercano, in alcuni casi agoniata non è spesso corrispondente alla realtà, per il semplice motivo che troppo spesso troppe persone vivono scollegate da questo tipo di realtà prettamente finanziaria, che non ritengono importante e fondamentale sino al momento del bisogno o alla prox scadenza di un investimento in loro possesso.

Quindi la scena che si ripete è sempre la solita, dove il risparmiatore chiede tassativamente di investire-reinvestire ad un tasso d’interesse crescente o nella peggiore delle ipotesi ad un tasso uguale a quello precedente.

Questa è la condizione primaria, imprescindibile e soddisfacente per proseguire il rapporto di fiducia con l’intermediario finanziario con cui si lavora, la fiducia è secondaria, perchè il tasso è primario.

Figuriamoci cosa può accadere nella mente del risparmiatore italiano medio quando non vede corrisposte le sue richieste, pretese e aspettative…apriti cielo.

E’ un po’ come se si venisse a sapere che la terra non è tonda, di fatti non lo è.

Gli stati d’animo, reazioni, comunicazione verbale e para verbale sono alquanto esaustive e riconducibili a livello mentale in un “…non è assolutamente possibile”…piuttosto che rivolgendosi all’addetto finanziario”…questo è impazzito”…che si traducono nel verbale in un più elegante:”…ma no non è così!!!…si fidi di me”…oppure”…quello che mi sta dicendo non è vero, perchè l’altra banca mi ha detto che…e anche alla tv ho sentito che…”.

Della serie…l’inversione dei ruoli è compiuta, il caos regna sovrano e incontrastato.

Succede questo perchè l’informazione finanziaria non passa, perchè non interessa, non fa breccia nella scala delle priorità quotidiane del risparmiatore italiano medio, molto più propenso a conoscere benissimo le avventure di Balotelli o di Belen, piuttosto che sapere che la primavera è in anticipo e che ci aspetta un’estate caldissima e dulcis in fundo che grazie all’ultimo smartphone potremo sapere qual’è il bagno più pulito di quel bar/ristorante città per città, non sto scherzando.

Poi come detto, arriva il fatidico giorno in cui per volere o necessità dobbiamo fare i conti con i nostri soldi e il loro rendimento attuale e futuro e qui andiamo a sbattere come contro un muro di gomma.

Capisco benissimo che nella vita vi siano cose ben più importanti che sapere quanto rende un BOT a 1 anno NETTO NON LORDO!!!…piuttosto che un volgare BTP a 3/5 anni, non chiedo molto…ma visto che ormai il termine spread è alla mercè di tutti, anche del mio gatto, perchè non aggiungere un altro po’ di conoscenza che potrebbe risultare quanto mai utile nella gestione dei propri risparmi.

Perchè se “…a quanto sta lo spread” aggiungo anche quelle due semplici nozioni di cui sopra, di certo non rischio di impazzire.

Ho volutamente portato ad esempio i titoli di Stato a più breve scadenza perchè il 95% dei risparmiatori non investe con orizzonte temporale oltre i 5 anni, e fidatevi che di quel 95% quasi la totalità investe con un orizzonte temporale molto inferiore, come se la vita durasse meno di 5 anni.

Quindi se un risparmiatore conosce periodicamente o si aggiorna ogni tanto di quanto rendono i titoli di Stato come  BOT e BTP, potrà ragionevolmente avere un punto di partenza su cui poi andare a confrontare le proposte che gli vengono sottoposte dalla propria banca e/o  consulente e, di conseguenza farsi un’idea se ciò che gli viene prospettato è in linea con i tassi di mercato attuali e meno rischiosi per definizione.

Questo non è che un mero e modesto punto di vista, chi vuole può farlo proprio oppure lasciarlo scorrere come l’acqua limpida e fresca di un torrente di montagna.

Di certo c’è che poi la realtà riporta tutti coi piedi per terra e non solo i piedi.

In finanza il tempo è uno degli aspetti che possono fare e fanno la differenza, praticamente senza eccezione alcuna, quindi se è valido il vecchio adagio che prevenire è meglio che curare, perchè non essere coerenti nell’applicarlo anche in questo campo?

Voglio dire che stiamo vivendo un periodo storico senza precedenti, l’avrò scritto mille volte, ma lo scriverò altrettante perchè sono convinto che non saranno mai abbastanza.

Alla luce di questo è necessario ponderare bene le proprie scelte di investimento, senza avere la fretta, la foga o peggio l’ansia di dover reinvestire subito l’investimento appena scaduto perchè altrimenti ci si sente incompleti, perchè lasciare i soldi in c/c non rende nulla e quindi è un po’ come darsi dello stupido da solo, lasciando che la banca “approfitti” dei nostri soldi senza darci nulla in cambio.

Bèh lasciatemi dire che non sarà certo qualche settimana o al più un paio di mesi che vi faranno differenza sul rendimento di quella parte del vostro capitale…perchè se non si hanno idee, proposte e prospettive chiare e ragionevolmente fattibili è meglio stare fermi, perchè un passo in avanti ora potrebbe risultare un passo azzardato domani e quindi sempre da esser rimediato.

In finanza bisogna essere pazienti e talvolta avere il sangue freddo di saper stare fermi, lasciando che lo scenario si riveli per quello che è, perchè anticipare i mercati è dannatamente rischioso, a volte fatale.

Come il bravo marinaio che aspetta il momento più opportuno per salpare, guardando ai venti e alle maree, cioè a chi è più grande e potente di lui.

Oggi il fattore tempo almeno in finanza si è dilatato a dismisura, nel senso che “grazie” all’intervento delle banche centrali che, con le loro manovre senza precedenti hanno completamente stravolto le regole economiche, e con esse l’andamento dei mercati, sia azionari che soprattutto quello dei bond, siano essi titoli di stato che bond corporate, ovvero emessi da aziende/banche private.

L’intervento delle banche centrali si è reso assolutamente necessario nel 2009 e nel 2011, ed è servito a “salvare la baracca” privata prima e statale poi, in quanto l’ammontare di debito marcio (junk bond) in circolazione era talmente elevato che solo chi ha il diritto e il potere di stampare moneta poteva cercare di provi rimedio.

Il fatto è che non si sono limitati a decidere quale cura adottare in tempo utile, ma sono andati avanti senza un programma ben definito e delimitato nel tempo.

Il problema è che più si protrae nel tempo una cura che non si è mai sperimentato in questi termini, più il rischio di assuefazione del paziente aumenta.

Gli effetti collaterali di questa cura da cavallo applicata all’economia mondiale non li conosce nessuno, almeno sino ad oggi. Di certo si sa che il troppo stroppia a lungo andare.

L’idea che si sta facendo largo tra gli addetti ai lavori è che si possa proseguire su questo cammino semplicemente dandosi il cambio, o meglio, la cura è la stessa (iniezioni di liquidità),  il paziente anche (economia mondiale) cambiano solo i nomi dei medici autorizzati alla somministrazione, cioè i supereroi della moderna era finanziaria…FED-BOE…poi BOJ e domani chissà…forse anche la nostra timida e restia  BCE cederà il passo alle lusinghe delle iniezioni di liquidità.

Iniezioni di liquidità che però non sono assimilabili alla soluzione fisiologica, la quale viene ben tollerata dal paziente, ma piuttosto trattasi di steroidi finanziari dalle enorme potenzialità ricostituenti, ma con elevate possibilità di effetti collaterali piuttosto pesanti sull’apparato depurativo del sistema finanziario globale.

Per ora hanno avuto ragione i “medici” americani e inglesi, i quali sono stati dei precursori nella somministrazione della terapia e ad oggi hanno ottenuto buona parte dei risultati sperati, con le loro rispettive economie che sono uscite dalla Recessione già da qualche anno.

Ancora in mezzo al guado se la passano invece i “medici” giapponesi, che avendo voluto fare di testa loro, si stanno imbattendo in qualche spiacevole inconveniente di percorso, ma anche oggi hanno ribadito che se necessario, saranno pronti a rincarare le dosi e le iniezioni di liquidità nel mercato per supportare i timidi segnali di ripresa in atto in Giappone, vedremo se saranno altrettanto validi alla stregua dei colleghi anglosassoni.

Poi ci saremmo noi europei, che siamo un po’ come degli studenti universitari laureandi in medicina, dove l’incertezza è ancora sensibile e piuttosto che intervenire e correre il rischio di sbagliare, si prende tempo…ma ne abbiamo di tempo?…o rischiamo di andare fuori corso?

Perchè la cosa peggiore è l’indecisione e la contestuale perdita di tempo che ne deriva, in finanza a volte è letale, perchè i mercati fiutando l’indecisione, vedono la paura e su quella si muovono, di conseguenza.

L’aspetto che voglio sia ben chiaro è che questa cura tutto mi pare tranne che una cura, piuttosto è un eccellente pagliativo, che va benissimo per non far peggiorare il “paziente” economia,  e quindi con la continua, ripetuta e massiccia somministrazione si guadagna tempo, che non è poco, anzi è tantissimo, ma non è la soluzione.

Ma il significato di cura è un altro.

Cura significa ripristino dello status quo, guarigione, ritorno in piena salute, in questo caso salute finanziaria di un sistema economico giunto quasi al collasso letale qualche anno addietro e oggi convalescente, ma nulla più.

Ho paura che qui qualcuno stia scambiando l’eccellente pagliativo per la cura e quindi l’errore che si sta commettendo è enorme, sia di forma che di sostanza.

Le banche centrali, con la loro prepotente entrata in campo sui mkts sono riuscite ad appiattire tutto, come il mare al mattino presto quando è una tavola blu.

Le banche centrali hanno centrato pressochè tutti gli obiettivi che si erano date attraverso l’attuazione delle loro politiche monetarie espansive e non convenzionali, in ordine cronologico:

– debellare il credit crunch sui mercati.

– ristabilire la calma sul mercato dei capitali attraverso acquisto diretto di titoli tossici che non avevano più valore a mercato e contestualmente acquisto titoli di stato sia dalle banche sia direttamente sul mercato per supportare il valore del debito pubblico emesso su carta e supportare le economia coinvolte.

– portare i tassi a zero, compresi quelli di deposito delle banche stesse che prima prendevano in prestito a tassi irrisori se non zero presso le banche centrali e poi anzichè redistribuire questi denari all’economia, tramite erogazione di credito a imprese e famiglie, lo ridepositavano seduta stante presso la stessa banca centrale da cui li avevano appena presi in prestito lucrando un minimo margine ma a rischio zero e su somme enormi, oggi non è più così per fortuna.

– mantenendo i tassi a zero per un prolungato periodo di tempo, le banche centrali danno chiare indicazioni ai mercati e agli operatori che la liquidità non rende più nulla e che quindi bisogna giocoforza investire in titoli obbligazionari e/o di stato a scadenza più lunga o investire nell’economia reale, quindi spendendo realmente i soldi e facendo da volano all’economia stessa.

– Per quanto riguarda l’Europa, la BCE attraverso le manovre attuate da luglio 2012 ha decisamente ridotto se non debellato la speculazione che si era accanita sui titoli di Stato dei paesi perifericiItalia e Spagna in primis, dando un chiaro segnale che chi aveva avuto gioco facile nel speculare al ribasso sull’Europa d’ora innanzi avrebbe avuto “qualche ” difficoltà.

– dare ai mercati la cosiddetta “forward guidance” su quella che sarebbe stato la linea di condotta tenuta dalle banche centrali nei mesi a venire in termini di politica monetariatassi d’interesse e supporto all’economia…praticamente un grande regalo in termini di programmazione per chi lavora sui mkts.

Fin qui tutto bene, nel senso che questi obiettivi sono stati raggiunti e hanno contribuito ad un parziale ma sostanzioso “risanamento” dei mercati, ma gli effetti collaterali di tutto ciò quali sono o quali potrebbero essere???

– Tassi bassi o a zero per troppo tempo favoriscono il formarsi di bolle finanziarie attraverso la costruzione di posizioni a leva finanziaria sui mercati e sui vari asset finanziari, perchè queste posizioni vengono costruite a debito, cioè con relativamente pochi soldi/capitale investo per un ammontare di controvalore molto superiore.

– L’enorme liquidità a disposizione di alcuni soggetti finanziari fa si che questi investano e facciano salire gli indici azionari e gli asset su cui hanno deciso di puntare/investire/speculare e, questo malgrado i fondamentali economici dei mercati/paesi oggetto di questa “attenzione” non giustifichino tutto questo entusiasmo, essi salgono indipendentemente e senza soluzione di continuità apparente portando grandi guadagni e inducendo altri investitori a fare altrettanto, in una sorta di circolo vizioso.

Il tutto senza ponderarne correttamente il rischio che ne consegue, perchè se entro su un mercato o asset che “ha già dato” in termini di rendimento è oggettivo che il mio ingresso sia su livelli già alti e quindi più rischiosi.

– Ultimo ma fondamentale concetto per capire dove stiamo andando è l’interpretazione del messaggio che le banche centrali hanno e stanno facendo passare a chi opera sui mkts:”…tranquilli, noi ci siamo e forse ci saremo sempre, quindi investite, comprate bond, ma soprattutto azioni, future e altri derivati…perchè sul breve termine con i tassi a zero non vi diamo alcun rendimento e sul medio vi dovrete comunque accontentare, quindi tanto vale comprare tutto il comprabile, compresi asset di rischio ovviamente, fidatevi, tanto tutto andrà bene finchè ci siamo noi”.

…ma scusatemi, una domanda mi sorge spontanea.”…non è che vi sia un eccesso in tutto questo?…soprattutto un eccesso di ottimismo, che per altro dura già da qualche anno su molti mkts e asset?…e che ogni giorno che passa si rinforza, arrivando ormai a livelli di euforia pura, quindi di elevata sottovalutazione del rischio intrinseco che è pur sempre presente?

Quando si raggiungono livelli mai visti dei listini, con leva finanziaria a livelli mostruosi, con ovvio e contestuale ottimismo dilagante e tutto grazie solo all’aiuto di qualcosa di artificioso messo in opera dalle banche centrali, l’unica affermazione che mi viene in mente è “moral hazard”, concetto dal significato quasi sacrale per gli anglosassoni, che significa peccato capitale sociale, almeno una volta era intesto così.

Badate bene che qui non questione di essere ottimisti o pessimisti, presagire a nuove sciagure finanziarie o essere dei gufi…no non è così, almeno per quanto mi riguarda, ma più semplicemente sto cercando di rimanere obiettivo e realista in un mondo finanziario completamente sfalsato da quanto ho appena scritto.

Non è realistico pensare che si possa continuare così ad libitum e in eterno, se voi volete crederci siete liberissimi di farlo ci mancherebbe.

Ci stanno facendo credere che investire sui mercati azionari oggi non ha più lo stesso grado di rischio che aveva ieri e che quindi si può tranquillamente fare e magari anche esagerare nel peso dell’investimento stesso, perchè tanto non vi sono alternative accettabili in termini di rendimento.

Il mercato dei bond è messo persino peggio, a causa di 4/5 anni di forti acquisti e ingenti emissioni sia statali che corporate, a causa del fuggi fuggi dall’equity (azionario) nei periodi di crisi più acuta.

Nonostante l’enorme afflusso di capitali sul mercato dei bond, queste ingenti masse di denaro non hanno saturato la fame di obbligazioni, ma hanno portato i rendimenti ad un livello talmente basso che il rischio che si corre è altissimo nel sottoscrivere debito, sia esso sovrano che corporate.

Ma si sa che l’amore dei risparmiatori per le obbligazioni è amore vero, i quali amano sottoscrivere debito e incassare le cedole indipendentemente da ciò che poi si mettono realmente in ptf e a che prezzo…la cedola è tutto, la salvaguardia del proprio capitale molto meno.

Quindi occhio perchè ci stanno facendo vedere una realtà che assomiglia di più ad un film di fantascienza che ad uno tratto da una storia vera.

Vi stanno raccontando che non vi è più alcuna differenza tra bere un bicchiere d’acqua e bere un bicchiere di whisky, forse c’era in passato…ma oggi non è più così, quindi tranquilli e magari fatevene anche 2 di bicchieri, che vuoi che vi succeda!!!

Il momento in cui i mkts non avranno più la linfa vitale per continuare su questo sentiero dorato ci sarà un brusco risveglio, come sempre e nessuno vi canterà più una lullaby.

Per rendervi l’idea prendo in “prestito” questo grafico da dshort, postato anche da Caruso per farvi vedere a che livello di correlazione sia arrivata la borsa americana e grazie a che cosa.

Guardate cosa successe nel 2007 e 2007 qualche mese dopo aver toccato livelli importanti di leva finanziaria, livelli che oggi sono stati ovviamente superati.

E’ questa la cura?


Riproduzione riservata.
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