the drugs don’t work

Mai come in questi giorni ho voglia di luce, sole e una vita maggiormente serena, chiedo troppo lo so.

Vedere la luce del giorno solo intorno alle 9 non è bello e non è salutare per il mio bioritmo che inevitabilmente ne risente, anche perchè alle 5 c’è già buio pesto e sono da capo un’altra volta.

Quindi più ore di buio e meno ore di luce, almeno per ancora qualche mese, anche se nel frattempo qualcuno si sta sforzando non poco di far aumentare l’intensità di questa luce sino a renderla splendete, ancorche accecante.

Per ora però questa luce è la…in fondo in fondo in fondo al tunnel e c’è chi giura di averla vista, qualcuno addirittura la vede costantemente da qualche anno….beato lui…anche perchè quella luce, nonostante tutti gli sforzi profusi, alcuni concreti altri ben più aleatori e verbali, quella luce la è ancora laggiù, molto flebile e lontana.

La luce che qualcuno intravede non è però una luce naturale, ma artificiale, quindi indotta e come tutte le cose artificiali si deve prestare attenzione a come queste vengono costruite e con quali materiali, e se quanto costruito avrà successo nel contesto in cui è chiamato ad operare.

La situazione economica globale attuale è controversa: abbiamo gli USA fuori dalla recessione da qualche anno grazie al massiccio intervento della FED e del Governo, l’Inghilterra non se la passa poi così male in quanto ha seguito da subito i cugini americani nell’attuare politiche monetarie accomodanti.

L’Europa è nella situazione peggiore, attaccata prima sia sul lato singoli paesi che moneta unica, tutt’oggi versa in uno stato deficitario, non di recessione tecnica, ma sinceramente più simile alla stagnazione che ad una crescita economica globale europea, poichè l’unica che resiste e cresce, anche se a ritmi modesti per i loro canoni è la Germania, grazie all’export ovviamente.

Di fatto oggi l’Europa è suddivisa in due categorie di stati, quelli “core” come Germania e Francia e i periferici, ovvero Italia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia volendo citare i più pesanti a livello economico; questo è dovuto unicamente al fatto che di “unico” abbiamo solo l’€, mentre tutto il resto, ovvero quelle riforme strutturali e leggi che fanno di un Unione non solo una parola ma una cosa di fatto, è stato lasciato colpevolmente indietro. Un esempio per tutti lo troviamo nel comportamento tenuto dalla BCE, la quale non si è comportata e non ha agito da banca centrale nel momento economico più delicato ma da organo politico e non monetario quale dovrebbe essere e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Volgendo lo sguardo a Oriente si nota una Cina in evidente émpasse, il quale va avanti ormai da un paio d’anni ormai e che se da una parte è fisiologico dopo tanti anni di crescita a due cifre, nasconde una realtà interna piuttosto fosca e preoccupante; si potrebbe ridurre tutto al semplicistico motivo che se il mondo capitalistico con in testa Europa e USA non consuma più a go go, il primo che ne soffre è proprio colui che produce la maggior parte dei beni di consumo non alimentari del pianeta al minor costo in un ottica di qualità/prezzo.

Sembra che il problema al centro del palco per la Cina sia lo squilibrio del proprio sistema bancario interno, fatto di banche A e banche B, dove le B sono poco tracciabili e monitorabili nei loro flussi d’affari, linee di credito e solidità; questo fenomeno potrebbe portare nel peggiore dei casi ad un credit crunch interno incontrollato, proprio a causa della viscosità in cui versa il sistema dei capitali cinesi domestici. Se si dovesse fiutare questo tipo di pericolo, in un momento non particolarmente brillante come appena detto, potrebbe accadere che i flussi di denaro dall’estero potrebbero diminuire sensibilmente, aggravando ancor di più la situazione economico-finanziaria del Celeste Impero. Si stima che la Cina abbia bisogna di circa 300mld$ mese per tenere “oliata la macchina” produttiva senza incorrere in pericolose situazioni.

Ovvio che una Cina che fatica a mantenere una crescita del 7% annuo è un problema per tutti, soprattutto per i suoi “simili”, i paesi emergenti. Questi paesi con le loro economie sono influenzati da diversi fattori: crescita importante nel medio-lungo periodo, riforme strutturali da completare e/o avviare per supportare lo sviluppo economico interno, sensibilità del valore della propria moneta nei confronti del dollaro USA a cui sono strettamente legati e, entrate massive di flussi di capitali dall’estero a seguito di politiche economiche particolarmente favorevoli per la produzione in loco ed in ultimo, il deteriorarsi della situazione economica delle economie “core” come USA ed Europa, con contestuale timore di crack finanziari e/o monetari che hanno indotto gli investitori a deviare i loro capitali su queste economie, ovviamente quest’ultimo fenomeno vale anche in uscita, proprio come sta accadendo da qualche mese a questa parte.

Una considerazione a parte la riservo al Giappone dove se avete letto gli altri post, saprete che è in atto da novembre 2012 una vera e propria rivoluzione economica a base di stimoli monetari senza precedenti; l’obiettivo è quello di far uscire il Giappone dalal deflazione che lo attanaglia da circa 20 anni a suon di liquidità disponibile sia per il sistema bancario interno, che per l’economia nipponica stessa.

Il tutto si traduce in una svalutazione senza precedenti dello yen sia verso $ che verso € con evidenti ripercussioni positive sul mercato dei capitali e sui listini azionari, basti pensare che il Nikkei è raddoppiato in un solo anno.

Quindi come possiamo farci un’idea se quella che vediamo la in fondo è veramente la luce della ripresa che avvicinandosi ci illuminerà tutti quanti o se è solo un lumino timido che rimarrà confinato laggiù in fondo al tunnel dell’oblio?

In mancanza di doti di preveggenza e di elevata self esteem di cui i guru della finanza sono ghiotti, mi limito a fare delle semplici considerazioni del percorso fatto sino ad oggi dai mercati e del probabile proseguio nei prox mesi.

L’uscita dalla fase più critica della crisi è stata supportata e finanziata dalle banche centrali, tutte, le quali hanno messo soldi pubblici a sostegno del sistema senza i quali il sistema stesso sarebbe probabilmente collassato su se stesso alla faccia dell’autoregolamentazione dei mercati tanto predicata.

E’ indubbio che chi prima ha agito prima ne ha tratto i benefici, derivanti da tutto questo denaro che come sangue nuovo ossigena e ridà vita alle economie dove viene reversato; ovviamente ogni banca centrale ha usato il modo che ritiene più congruo per sostenere la propria economia, modo che non sempre è condiviso su scala mondiale anzi, può risultare tanto efficace a casa propria quanto portare scompensi all’estero, ma si sa che ognuno si lava i panni sporchi a casa propria, pazienza se gli altri poi staranno peggio a causa di quello che ho “lavato”.

Il punto centrale non è fare una disserzione su chi ha fatto e chi non ha fatto, chi ha fatto prima e chi forse troppo tardi, chi numericamente ha “stampato” di più e chi di meno, chi va avanti imperterrito da tanti anni e chi è appena partito…il punto centrale a mio avviso è se quello che è stato fatto e tutt’ora si continua a fare funziona, se viene percepito positivamente dall’economia sottostante e anche per quanto tempo questo modo di agire del tutto anomalo è spendibile prima che perda di mordente e valenza, peggio ancora se tale cura diventa negativa per l’economia stessa.

Infatti resta da capire se tutti questi enormi sforzi monetari messi in campo dal 2008 ad oggi troveranno riscontro anche quando le banche centrali decideranno di chiudere i rubinetti, solo in quel momento scopriremo se le economie e i popoli coinvolti da queste vere e proprie iniezioni di liquidità ne avranno avuto un beneficio duraturo nel lungo termine o se il effetto si dissolverà subito.

Se idealizziamo il sostegno finanziario posto in essere dalla banche centrali come la somministrazione di una potente medicina ad un malato che versa in gravi condizioni, cioè le maggiori economie mondiali, capiamo subito che la medicina o la cura da usarsi in questi casi deve essere commisurata alla gravità della situazione onde evitare condizioni irreversibili.

Funziona un po’ come i sintomi dello shock anafilattico, dove se si interviene immediatamente nei primi 5 minuti usando l’adrenalina si salva il malcapitato ma se si lascia passare anche solo mezz’ora, game over.

Quindi la prima cosa che è stata fatta è stata quella di usare subito una massiccia dose di adrenalina per salvare l’economia USA da morte imminente e questo ha funzionato, grazie al piano economico denominato TARP del 2008; poi però si è capito che, nonostante la prima iniezione di adrenalina finanziaria, l’economia versava ugualmente in condizioni pessime e ben lontane dal suo riassestamento ottimale e quindi si è pensato bene di continuare con tutto ciò di cui si disponeva al pronto soccorso FED e in dosi elevate, per anni, sino ad oggi.

Se ci fate caso, su tutti i farmaci c’è scritto che questi possono causare effetti collaterali, anche gravi, che vanno presi sotto stretto controllo medico e di non abusarne. In questo modo chi commercializza il farmaco ha la coscienza a posto, perchè lui il primo problema te l’ha risolto, poi se tu ne hai anche altri…prenderai altri farmaci no!?!?!

E infatti è stato proprio così, la FED non si è limitata a dare sostegno all’economia americana ma è andata ben oltre il dovuto a mio modo di vedere, anzi ha abusato del proprio potere e della propria potenza nel continuare a stimolare a suon di liquidità l’economia USA, svalutando di conseguenza il $ e inflazionando i mercati azionari grazie alle performance positive dei titoli finanziari prima e industriali/tech poi.

Il problema è che, anno dopo anno, stimolo monetario dopo stimolo monetario, il mercato si è abituato a questa continua dose di droga iniettata dal medico FED e pare non senta più alcun dolore, nessuna ansia e si senta talmente bene da poter correre…già correre come non mai.

Io credo fermamente che molto di tutto questo correre del mercato USA sia dovuto alla quantità di droga assunta sino ad oggi, è talmente evidente la correlazione tra le varie manovre monetarie non convenzionali messe in campo attraverso,TARPQE1, QE2TWIST e QE3 con la salita dei mercati USA (S&P500, NYSE, Dow Jones e Nasdaq) che non bisogna commettere l’errore di non voler per forza accettarne l’evidenza a discapito di altri fattori macro economici secondari, sia per rilevanza che per conseguenza, i quali sono stati indotti proprio dalla liquidità abbondante sui mercati.

Ora, è bastato che a giungo 2013 l’uscente governatore Bernanke ponesse sul tavolo la questione della riduzione prima e del termine poi degli stimoli monetari all’economia USA, per consentire finalmente ai mercati di camminare con le loro gambe che i mercati stessi ebbero un importante e repentino storno.

Non trovate che esista una correlazione tra liquidità e mercati!?!?!…come del resto vi è stata correlazione ogni qual volta la FED giunta al termine di una manovra di quantitative easing (QE) non dava immediatamente chiare interpretazioni se ne avrebbe fatta un’altra a seguito, i mercati immediatamente si sono innervositi e sono scesi.

Come quando ad un tossico gli togli la dose, questo subito si agita e ha reazioni poco simpatiche.

Questo è un segno tangibile del fatto che, buona parte della salita fatta dai listini dal 2009 sino ad oggi è dovuta soprattutto all’abbondante liquidità presente più che al recupero sostanziale dell’economia sottostante, declinata per i suoi diversi dati macro-economici, primo fra tutti il lavoro, ma non solo ed ingenuamente inteso come n° di persone che hanno ritrovato un posto di lavoro, ma bensì contestualizzato in forza lavoro efficiente, produttività e qualità dei salari.

Oggi siamo nella situazione dove questa promessa di ritiro progressivo della liquidità immessa sui mercati per a 85mld $ mese promessa a giugno 2013 è stata poi rinnegata a settembre 2013 dallo stesso Bernanke come troppo precoce e poi invece definitivamente attuata a dicembre 2013 con l’avvio del tanto temuto tapering (assottigliamento/diminuzione), scendendo da 85 a 75 mld $ mese, giusto per non disturbare troppo gli assueffatti mercati che non la smettono di correre.

Io penso che agendo in questo modo, la FED ha perso di credibilità verso gli investitori, ma soprattutto ha perso tempo utile.

A mio avviso il grande errore della FED non sta nel fatto che il tapering sia partito in maniera soft, con “solo” una riduzione di 10mld $ per mese a partire da gennaio 2014, quanto nella mancata partenza di agosto/settembre 2013.

Infatti non passa giorno dall’annuncio del soft-tapering che qualche fund manager, economista e peggio ancora qualche membro della stessa FED sostenga che il tapering deve essere attuato con assoluta fermezza e che con ogni probabilità si è già in ritardo nella sua attuazione, ma soprattutto deve trovare la sua logica conclusione entro il 2014 e non oltre.

Personalmente percepisco una sorta di paura in casa FED piuttosto evidente in merito al rollino di marcia da mantenere sul tapering e tutta questa indecisione sulla data di inizio ne è l’implicita conferma.

Non esiste che il Governatore della banca centrale più importante al mondo possa incappare in un errore del genere, non tanto perchè Bernanke non possa sbagliare, del resto è un essere umano, quanto perchè ha avuto tutto il tempo per pensare se e quando iniziare a parlare di tapering e una volta messo sul tavolo il discorso ne ha avuti altri 4 per decidere quando e in che modi partire.

Invece prima si dichiara a giugno, poi si auto-smentisce ad agosto e poi finalmente parte  a dicembre proprio mentre lascia la sua poltrona alla FED a favore di Janet Yellen…bèh diciamo che come cocktail di benvenuto non c’è male,  tanti auguri Sig.ra Yellen.

Adesso abbiamo i maggiori indici mondiali sui max storici, il mercato dei bond in odore di bolla e i tassi a breve a zero; un investitore che sia alla ricerca di un rendimento decente dove mette i soldi oggi?…facile, sull’azionario.

E’ un circolo vizioso che si auto-alimenta, senza soluzione di continuità e apparentemente senza alcun pericolo, certo si incapperà anche in qualche storno, forse, ma poi il mercato azionario promette ancora rendimenti importanti; questo almeno è quello che asseriscono le maggiori case d’investimento mondiali nei loro report previsionali appena pubblicati per l’anno 2014.

Peccato però che ultimamente il mercato azionario abbia stretto un’altra pericolosa correlazione, che poi è una conseguenza derivata da queste politiche monetarie, è praticamente guidato più dai cross che dai dati macro-economici; in particolar modo il cross $/Y è l’ago della bilancia, più questo sale più è meglio per l’azionario, più questo scende e quindi lo Yen si rafforza, più nubi si addenseranno all’orizzonte per spera in ulteriori rialzi.

Il fatto che da qualche mese l’andamento delle borse sia guidato dai cross e dalle posizioni di carry trade è sintomatico di alto livello di rischio, se non di eccesso conclamato.

Io molto più modestamente mi limito ad osservare quanto sopra espresso che è proprio davanti agli occhi, e più lo osservo e più ci vedo qualcosa di anomalo, molto anomalo e credo che presto o tardi tutte queste enormi incongruenze, tutta questa droga finanziaria regalata ai mercati non solo verrà ritirata come da programma, ma porterà conseguenze mai viste, nel senso che mai abbiamo assistito ad un intervento così grande ed invasivo, attuato con soldi pubblici sui mercati e quindi gli effetti collaterali non sono noti, a nessuno.

Non resta altro da fare che aspettare e sperare che il prezzo da pagare non sia troppo alto.

Riproduzione riservata.
QE1QE2QE3QE4
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