Chi vuol esser lieto sia…

Breve aggiornamento sulla situazione dei mercati (mkts), partendo da chi il mercato lo sta condizionando da qualche anno, le Banche centrali: la FED come già sapete ha deciso per un soft-taper, togliendo da gennaio “solo” 10mld di riacquisto di bond, equamente divisi in 5 di MBS e altrettanti di Treasury, giusto per vedere l’effetto che questo scaturirà o meno sui mkts; la BCE ha deciso di non decidere, come spesso gli succede.

Draghi ha detto che con ogni probabilità avremo una crescita debole sino a tutto il 2015, ma che contestualmente non corriamo alcun pericolo di deflazione nonostante un’inflazione molto bassa e che quindi i tassi rimarranno accomodanti per un lungo periodo di tempo e, dulcis in fundo ha detto che la BCE si riserva di attuare tutte le misure necessarie per supportare l’economia dell’eurozona, praticamente un dèjà vu.

La BOE ha mantenuto anch’essa tassi invariati e QE aperto, la BOJ continua nel suo ambizioso piano di reflazione e continua ad inondare la propria economia di liquidità e con essa il resto del mondo via Yen che a sua volta porta scompensi sul Forex, o forse sarebbe meglio dire che l’aggressiva politica monetaria giapponese ha aperto una vera e propria guerra valutaria visto i risultati prodotti nei confronti delle principali valute di scambio.

Quindi invito a tenere d’occhio i principali cross contro Yen come possibili triggers per lo sviluppo futuro dei listini azionari, con i quali è strettamente correlato.

Quindi, nè il tanto temuto inizio del tapering  annunciato a metà dicembre dall’uscente governatore FED Bernanke, nè una Cina in palese e costante difficoltà interna, a causa di scompensi bancari, domanda globale debole e flussi in entrata non più così sostenuti sembrano in grado di arrestare la salita dei listini azionari, con in testa a tirare come un toro lo S&P500 e subito dietro il Dax tedesco che hanno stabilito nuovi massimi dalla fine del 2013; dietro, molto più indietro ci siamo anche noi con il nostro listino che sta cercando di stupire tutti, tentando di agganciare la fatidica soglia dei 20.000 pt, sospinto dal poderoso rally delle banche che sono la colonna portante del listino stesso.

Le stesse banche che tra la fine del 2014 e inizio 2015 dovranno però finire di restituire tutti i soldi presi a prestito all’1% presso la BCE nel 2011/12 ma per ora di questo discorso sembrano curarsi in pochi, perchè nel contempo le regole di Basilea 3 sono state comodamente allentate per aver maggior spazio di manovra qualora fosse ulteriormente richiesto.

Molto tonico è anche il nostro btp 10y che è sui livelli max dal 2011, ove non passa giorno che non si menzioni di quanto sia calato lo spread, certo, ma invito tutti a ricordare che lo spread per definizione misura una differenza e una differenza si misura tra due soggetti, cose o valori…quindi magari porsi qualche domanda in merito, su cosa realmente incide sul restringimento dello spread  sarebbe quantomeno opportuno, visto che i nostri btp rendono pur sempre intorno al 4/4,10% e non è poco.

Il T-bond ha toccato la soglia del 3% di rendimento dove puntualmente ha richiamato l’interesse dei compratori come preannunciato nel post “…a mirar le stelle”.

Il cambio €/$ ha fallito per l’ennesima volta la rottura del 1,39 battendo la testa più volte sul livello di 1,38 e poco più con time frame daily e questo a mio parere è sintomatico; personalmente mi aspetto e mi auguro che nei prox mesi il trend possa confermarsi al ribasso per la nostra moneta.

L’oro continua a dare segnali di stanchezza, perdita di appeal e scende, incapace di rimbalzare a livelli più consoni e nel farlo frena anche il resto del comparto commodities, almeno per ora. E comunque, un oro venduto senza soluzione di continuità è anche segno di mancanza di paura, almeno in parte.

Il mio punto di vista è che i mercati possano essere ad un dunque abbastanza significativo, specialmente quelli azionari; ciò ovviamente non significa che domani mattina vi sarà un sell off o che andremo incontro a mesi e mesi di ribassi sia chiaro, me che la situazione sia particolarmente tirata è visibile, almeno per i miei occhi, poi per carità possono anche salire e salire sino all’infinito, non dipende certamente da me.

La mia considerazione parte dal fatto che la salita messa in atto dai principali listini azionari, S&P500 in primis, non è per niente sana, soprattutto dal punto di vista della ripidità della curva di salita degli ultimi 2 anni, dall’impressionante inanellarsi di settimane consecutive di rialzo e dalla irrisoria valenza dei ritracciamenti avvenuti nel mentre; si consideri che la borsa americana è da marzo 2009 che sale in maniera importante, con un unico momento di vera incertezza vissuto nell’agosto 2011.

Tutti ormai siamo a conoscenza del fatto che buona parte di questa ascesa al Nirvana da parte dei listini azionari è stata voluta, sostenuta e perpetuata con le manovre monetarie messe in campo dalla FED prima e della BOJ dopo, le quali oltre a garantire la benzina per i mercati, hanno anche permesso alle proprie economie di mantenere bassi tassi di interesse e bassi tassi di interessi significano un basso costo di indebitamento per tutti, in primis per le grandi banche d’affari e operatori del settore, che con le valanghe di denaro preso a prestito a tassi prossimi allo zero possono acquistare e hanno acquistato titoli sul mercato, lucrandoci ottimamente, restituendo poi il modesto tasso a debito al loro creditore tenendosi in tasca un eccellente guadagno, questo è il margin debt, quasi un orgasmo per taluni.

Oggi il livello del margin debt è sui livelli massimi, ovviamente, proprio come lo era alla vigilia degli ultimi importanti storni riguardanti i mercati azionari.

Il margin debt  ha ovviamente bisogno delle condizioni di mercato appena espresse, ma anche e sopratutto trova la sua massima espressione quando sui mercati non vi sono alternative di investimento in prodotti altrettanto allettanti in termini di rendimento come solo l’equity sa garantire.

Un ultimo aspetto che mi induce alla massima prudenza è che ormai la totalità degli indicatori inerenti le posizioni aperte sui mercati, la predisposizione degli investitori, sia istituzionali che retail è fortemente rialzista, tutti scommettono sul fatto che si possa salire ulteriormente e con ogni probabilità anche con una certa rilevanza, altrimenti non continuerebbero a metterci valanghe di denaro; ora, quando anche gli ultimi arrivati o i meno propensi al rischio si arrendono e diventano parte della famiglia del risk off, la cosa assume decisamente connotazioni di eccessiva euforia a mio modo di vedere, un po’ come cantavano gli Ark: “it takes a fool to remain sane” .

Chiaro che vi sia molta voglia di mettersi alle spalle anni bui, difficili e pesanti, almeno da noi, ma dall’altra parte dell’Atlantico sono “verdi” da quasi 5 anni e non di rabbia; loro, gli americani, sono fuori dalla recessione già da un triennio e ci sono riusciti senza porsi inutili e fastidiose regole economiche, ad estremi mali estremi rimedi, o la va o la spacca, loro hanno questo approccio che per ora sembra funzionare, del resto…del doman non v’è certezza”.

A proposito, noi che approccio abbiamo?

 

Riproduzione riservata.

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