WELCOME TO THE JUNGLE (IV parte)

Marzo 2012 – agosto 2012:

 

come detto nel precedente articolo “welcome to the jungle III parte” il 2011 si chiuse con un aggravamento della crisi e della speculazione finanziaria sui titoli di stato dell’area euro, in special modo su Spagna e Italia, con lo spread alle stelle e rendimenti ai massimi storici.

Questo indusse la BCE di Mario Draghi ad intervenire prontamente con le due aste di LTRO da 1.000mld € complessivi, per garantire liquidità al mercato dei capitali riguardante i titoli di debito sovrano che, se fossero crollati sotto i colpi mortali della speculazione avrebbero creato problemi su scala macro gravissimi se non di default totale del sistema finanziario e di conseguenza anche di quello economico su cui quest’ultimo verte.

I mercati reagirono ancora una volta come se fossero stati trafitti da una puntura di adrenalina, la quale scuote letteralmente il sistema finanziario che stava scemando verso morte pressoché certa e in poche settimane i listini azionari e il futures sul btp rimbalzarono poderosamente dagli inferi in cui stavano sprofondando, alleluja cantarono i più.

Ma questo consentii al sistema di mantenersi in vita, ma non di godere di buona salute, tutt’altro; “l’adrenalina” iniettata dalla BCE servì in primo luogo alle banche che erano già stremate dalla recessione perdurante ed in seguito dallo spread che subdolamente  faceva precipitare prima il valore della propria capitalizzazione interna delle banche italiane, la quale è basata in gran parte sui btp e in secondo luogo fece crollare il valore delle proprie azioni che altro non erano che l’espressione di solidità delle banche sul mercato.

La festa durò per circa 3 mesi, ovvero da dicembre 2011 alle idi di marzo del 2012.

Dalla seconda metà di marzo 2012  e sino a tutto maggio i mercati ripiombano nuovamente in una discesa che, come le precedenti fu tanto veloce quanto violenta; il FTSEMIB scese da 17.100pt a 12.350 (-28% in 3 mesi), il futures sul BTP passò da 108,65 di marzo a 95 di fine luglio (-12,5% in 3 mesi) mentre il suo contraltare in termini di spread, il Bund tedesco invece salì da 135 a 146 (+8,15%).

Solo nel mese di giugno questa discesa si arrestò e qualche esponente politico, tra cui il nostro primo Ministro Monti e l’omologo spagnolo Rajoy puntarono i piedi in sede UE, manifestando il proprio disappunto per il perdurare dell’attacco speculativo contro i titoli di stato dei propri paesi.

Il tono di queste rimostranze in sede UE fu per la prima volta serio e deciso, con addirittura il ministro del tesoro spagnolo che dichiarò che a quei tassi la Spagna non ce l’avrebbe fatta a sostenere il proprio debito, ergo: “se continuate a massacrarci con lo spread, senza che l’Europa e la BCE intervengano, noi vi rimborsiamo i nostri bonos in scadenza sul mercato (bonos=btp) con il pezzo di carta che vi ritrovate attualmente in mano, quello sarà il vostro rendimento”.

Queste mosse politiche ebbero il merito di richiamare  nuovamente l’attenzione di tutti i politicanti europei sulla pericolosità della situazione che avrebbe potenzialmente generato un effetto domino difficilmente controllabile una volta partito; quindi a seguito di quanto espresso da Rajoy e Monti, la speculazione mollò leggermente la presa, ma nessuno o quasi poteva aspettarsi il coup de theatre che si andava profilando verso la fine di luglio.

Come in un copione che si rispetti…save the best for last, quindi ora era venuto il turno che anche il pezzo da 90 in sede UE facesse sentire la propria voce, visto che le sue mosse in campo monetario parevano non essere state recepite correttamente dai mercati e dai players che li abitano.

Mario Draghi, governatore BCE, il 26 luglio 2012 dichiarò durante una conferenza stampa a Londra,  non a seguito di una riunione del board BCE, quindi in una sede NON Istituzionale:

“Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough,”.

 

Della serie: visto che non avete capito l’importanza delle mie azioni a supporto dell’Europa e dell’Euro mediante lo stanziamento LTRO, oggi ve lo dico a chiare lettere che farò di tutto per sostenere l’eurozona e la sua moneta, quindi cari speculatori che sino ad oggi avete avuto gioco facile nell’attaccare l’Europa, la sua moneta e i suoi stati periferici, sappiate che da oggi avrete come avversario la BCE, la quale ha ampie disponibilità di manovra ed intervento, quindi la partita che vi troverete a sostenere non sarà più così facile, né da giocare, né tantomeno da vincere. Mai un governatore BCE si era spinto a tanto.

Gli effetti furono subito immediati: lo spread arrestò la sua ascesa e anzi, progressivamente inizio a calare, dando sollievo ai titoli di stato e ai paesi interessati, i mercati azionari risalirono la china, riportandosi sui livelli pregressi e non ultimo, il cross €/$ in pochi mesi da 1,20 a 1,35 segno della ritornata fiducia sui mercati della zona Euro, anche se un € forte o meglio troppo forte, sopra 1,30 contro $ non è di buon auspicio per la nostra economia, poiché lede i margini dell’export, di cui l’Europa tutta vive, essendo pur sempre la maggior economia mondiale.

Dovete sapere che a nessuno piace perdere, tantomeno agli speculatori, molti dei quali furono abili a riversare le proprie posizioni da totally short a gently long.

Quindi nella seconda metà del 2012, abbiamo sulla scena mondiale la presenza forte e concreta più che mai delle maggiori banche centrali mondiali, FED (USA), BOE (UK) e BCE (€) che, con le loro manovre non convenzionali di politica monetaria stanno supportando i mercati internazionali al grido di: “don’t waste time, invest and  don’t fight the central banks”.

Certo vi è una sostanziale differenza tra le manovre messe in campo da FED e BOE, le quali attraverso i loro QE di fatto “stampano moneta”, quindi svalutando la propria si garantiscono liquidità al sistema economico interno, supporto dello stesso e un cambio/cross favorevole contro le altre monete, prima fra tutte l’€.

La BCE non può fare un QE duro e puro e quindi non potendo stampare moneta, poiché non è previsto dal proprio mandato e statuto, deve attuare altre misure e ciò vuol dire prendere una strada più lunga quando il tempo scarseggia e questo significa e ha significato sino a questo momento (luglio 2012) essere molto più vulnerabili a livello di mercato, competitività, produttività e uscita dalla recessione che per ovvie ragioni tarderà a venire rispetto ai competitors.

Quindi se Draghi e la BCE non possono stampare, devono trovare altri metodi & strumenti per fornire all’Eurozona quella tranquillità che poi sarò prodroma di una futura ripresa. Durante questi mesi si susseguono numerose riunioni sia a Bruxelles che a Francoforte, da cui vengono partoriti diversi strumenti/meccanismi atti al ripristino della fiducia, liquidità e stabilità sui mercati dell’area Euro, i nomi di questi strumenti sono acronimi,…EFSF (European Financing Stabilty Fund) poi sostituito con l’ESM (European Stability Mechanism) e EFSM (European Financial Stabilisation Mechanism), questi ultimi due tuttora in vigore e, nel settembre del 2012 fu approvato anche l’OMT (Outright Monetary Transactions). Tutti e 3 sono di cruciale importanza a sostegno dei paesi periferici dell’Eurozona e del loro debito pubblico denominato in titoli di stato.

Il più importante di questi strumenti è senza ombra di dubbio l’OMT o meglio il meccanismo tramite il cui la BCE a seguito di espressa e tassativa richiesta da parte di uno stato membro in difficoltà, può procedere con l’acquisto di importo illimitato di titoli di stato a breve termine (<3 anni) di questo stato richiedente, preservandolo in tal modo da attacchi speculativi che potrebbero porlo in grave difficoltà di approvvigionamento sul mercato dei capitali.

Questo è  il traguardo più alto in termini di politica monetaria non convenzionale raggiunto dalla BCE senza eludere il proprio mandato e/o statuto, quindi rispettando le stringenti regole europee in materia di politica monetaria.

L’unica discriminante in merito all’OMT è che questo meccanismo finanziario si attiva solo mediante la richiesta da parte di uno Stato e questa richiesta sinora non è stata espletata da alcun Stato europeo.

Ottobre 2012:

mentre tutte le luci della ribalta erano sulla BCE e sulla sua decisa entrata in campo in termini di politica a sostegno della propria economia, quasi nessuno se non i “soliti” ben informati erano a conoscenza che anche un altro big player stava per fare il suo ingresso in campo, la BOJ (Bank Of Japan).

Giusto la BOJ mancava all’appello, rappresentativa di un paese che da oltre 15 anni combatte con le sabbie mobili della deflazione, con i suoi perenni tassi a zero, ma soprattutto con la moneta, lo Yen che funge da moneta di funding (approvvigionamento) per il mercato delle valute, il Forex, il mercato più grande del mondo, aperto 24 ore su 24.

Il Giappone cambia nel giro di pochi mesi sia il primo Ministro, con l’ambizioso Shinzo Abe, sia il governatore della propria banca centrale, con l’arrivo Haruiko Kuroda.

La deflazione che attanaglia il Sol Levante da 15 anni altro non è che una continua discesa dei prezzi dei beni al consumo, dei servizi e anche dei redditi, dettata per lo più dalla stagnazione dell’economia interna e dallo stato di apatia in cui versano i consumi dei cittadini di quello stato, esempio: se io posseggo un televisore che ha sulle spalle qualche anno, ma pur funzionando ancora egregiamente vorrei cambiarlo con un modello più recente, per sfizio o altro, vado per negozi e vedo che questo nuovo modello di tv costa 10.000 yen e quindi prima di effettuare l’acquisto ci penso su…diciamo che lascio passare un mese, perché forse sta per uscire il modello nuovo e vorrei capire con quali caratteristiche e a che prezzo. Il nuovo modello di tv non esce e quindi vado per acquistare il tv nuovo e vedo che anziché costare 10.000 yen del mese precedente, oggi ne costa 9.500 yen…quindi a questo punto ho due possibilità, o lo compro subito risparmiando comunque 500yen oppure mi dico:”…magari se aspetto un altro mese costerà 9.000 yen e quindi avrò risparmiato 1.000 yen”.

Bene, sembra che molti giapponesi abbiano propeso per la seconda scelta, ovvero se non costretti a spendere per necessità, la loro scelta è da parecchi anni quella di attendere, fiduciosi che i prezzi dei beni di consumo scendessero di prezzo, continuamente, e sino ad oggi così è stato. Ma a scendere non sono solo i prezzi dei beni al consumo e dei servizi, tali per cui il mio denaro vale di più perché con la stessa cifra riesco a permettermi più cose/servizi (ovvero il processo inverso dell’inflazione, dove invece il mio denaro perde potere d’acquisto all’aumentare dei prezzi)…ma a scendere durante la deflazione saranno anche i redditi e quindi avrò meno soldi da spendere qualora lo volessi fare.

Quindi se il cittadino/consumatore giapponese non cambia la tv, la tv già prodotta rimane sugli scaffali e nei magazzini dei negozi, generando scorte che altro non sono che un costo a causa della mancata vendita e quindi chiusura del ciclo commerciale per il negozio stesso, il quale non ordinerà altre tv all’azienda produttrice sino a quando non avrà smaltito le scorte e, l’azienda di conseguenza avrà una produzione ridotta, non acquisterà le materie prime necessarie alla fabbricazione della tv, non assumerà personale, non genererà reddito e gettito fiscale e non contribuirà al PIL del paese= deflazione.

Il governo giapponese d’intesa con la BOJ vara il più importante ed ambizioso piano di sviluppo economico che il Giappone abbia mai visto dal dopo guerra, ovvero uscire dalla deflazione per andare in inflazione nell’arco di un biennio; tutto questo tramite una manovra monetaria non convenzionale, alias QE made in Japan dove in un solo biennio il bilancio della BOJ si raddoppi, con la conseguenza che la stessa base monetaria (moneta circolante, non banconote eh!!!)…in poche parole, “stampaggio” di yen ad libitum.

Questa mossa economica, del tutto inaspettata, è sostenibile dal punto vista economico dal fatto che il debito pubblico giapponese è in mano degli stessi giapponesi per il 90%, quindi non devono rendere conto a nessuno sull’eventuale aumento del debito stesso, sono padroni a casa loro, cosa che invece è utopistica per noi per esempio.

La prima conseguenza dell’Abenomics è che lo yen si svaluta immediatamente contro $ e contro €, rispettivamente del 30% contro $ e del 40% contro € (nov 2012-dic 2013)…un’enormità, sia per i valori che per i tempi di attuazione, velocissimi.

La seconda è che la borsa giapponese, il Nikkei, sale “solo” del 75% da nov 2012 ad oggi dic 2013.

Quello che il Giappone si prefigge di fare è oltremodo ambizioso, ai limiti con l’utopistico, soprattutto per i tempi di attuazione di solo 2 anni, dove in nome della crescita, dell’inflazione e della base monetaria a disposizione, riuscire ad uscire dal torpore in cui hanno vissuto per oltre 15 anni, dalle stalle alle stelle a tutti i costi, d’altronde per chi conosce un minimo della cultura giapponese, intuisce che in essa sono insiti profondi principi e valori morali, ma non certamente il senso della misura.

L’aggiungersi del Giappone e della BOJ sui mercati internazionali, funge da ultra-stimolo per i big-players che non credono ai propri occhi di avere a disposizione anche una montagna di yen dopo i dollari della FED, tanta “roba” per pochi, ma talmente tanta che si rischia l’overdose, ma questa pare non interessare a nessuno, al momento, e quindi è meglio godersi “il viaggio” finchè dura.

Lo yen è con ogni probabilità la principale moneta di funding sul Forex e questo proprio perché il Giappone ha i tassi a zero da tanti anni e quindi chi può, indebitandosi in yen non paga praticamente nulla e gli basta convertire lo yen nella moneta di un altro paese che abbia tassi d’interesse più alti che il gioco è fatto e il guadagno è assicurato, magari senza nemmeno investire in quel paese o in titoli di quel paese, ma semplicemente versando i soldi sul c/c.

Vendo yen compro euro, lo yen si indebolisce e l’euro si rafforza, il Giappone esporta i propri beni ad un costo minore, mentre l’Europa esporta i propri beni ad un prezzo maggiore…che in un periodo in cui già si fa particolarmente fatica a vendere è uno vantaggio/svantaggio non da poco, concordate?

Queste sono le macro differenze tra la politica espansiva ed ultra-accomodante della BOJ e Giappone confrontata con la politica monetaria della BCE, da notare come sempre l’impatto sui cambi e sul listino azionario giapponese.

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