Welcome to the Jungle (III parte)

Aprile 2010:

come un fulmine a ciel sereno fa ingresso sulla scena mondiale la Grecia. C’è da chiedersi come mai uno stato all’apparenza economicamente insignificante, quanto piccolo nelle sue dimensioni e con una popolazione di poco più di 11 milioni di persone sale al centro del palco della scena economica mondiale?…con ogni probabilità il sindaco di Londra amministra più cittadini in proporzione e con un PIL maggiore…e ancora, c’è da chiedersi chissà quale prodotto universalmente riconosciuto ed importante produce la mitologica Grecia oggi?…forse la feta?…o forse il turismo?…entrambe le volute e provocative alternative che ho appena scritto sono errate, perché la Grecia non produce un bel niente di così importante su scala globale che possa giustificare la sua assunzione alla ribalta di main street.

Una cosa però è dannatamente certa, come già scritto nel post selezione naturale, la Grecia e il suo popolo hanno in tasca l’euro come gli altri 16 paesi che adottano la moneta unica e quindi fanno parte della grande EURO famiglia; il tutto senza meriti economici alcuni ma tant’è, i bilanci sono come le favole e se queste le sai raccontare bene a chi deve vigilare su di essi, egli si addormenta come un bimbo piccolo, et voilà…tu Grecia sei a posto e dentro alla grande unione monetaria, garantendoti contributi, diritti e sbocco diretto su quei mercati che da sola, con la tua vecchia moneta nazionale (Dracma) ti saresti sognato e pagato a caro prezzo.

Come si inizia a parlare di Grecia e dei suoi conti di bilancio completamente sballati, i mercati sprofondano nuovamente nel panico, specialmente quelli europei, che tra aprile e maggio scendono in media di un 15% (noi quasi un 20%) e lo fanno sempre in modo violento, repentino e senza lasciare una via d’uscita accettabile a chi è investito in quel momento; si susseguono diverse chiusure di borsa molto pesanti, quindi è ovvio che chi muove le fila dei mercati sa benissimo come muoversi per non lasciare scampo ai più dozzinali ed improvvisati investitori/risparmiatori.

I leaders europei intuiscono che ancora una volta qualcosa di molto fosco e potente sta per investire i mercati e le economie sottostanti, con la differenza però che questa volta è l’Europa la causa scatenante, presa come obiettivo usando il pretesto della mitica Grecia.

A metà maggio accade però qualcosa di molto insolito, sia nei tempi, piuttosto celeri per la snervante burocrazia europea sia dal punto di vista politico: durante il mese di maggio 2010, in Germania sono in programma le elezioni regionali che sono elezioni di mid-term per una delle camere tedesche; la Merkel si era fatta portavoce di aiuti alla Grecia qualche settimana prima, ma non perché colta da profondo sentimento cameratistico europeo, ma bensì dal fatto che le principali banche d’affari tedesche, tra cui Deutsche Bank e Commerzbank avevano in scadenza qualche mld di euro di titoli di stato greci che, qualora non fossero stati rimborsati avrebbero creato qualche problema a Frau Merkel in campagna elettorale.

La Merkel, come solo lei sa fare, un po’ come la signora Luisa di quello spot anni ’80 ricordate?!?! …la signora Luisa arriva presto, finisce presto e di solito non pulisce il water…” così la cancelliera tedesca si offre portavoce e garante in sede UE e ottiene dalla stessa UE l’immediata approvazione di aiuti economici alla Grecia, garantendosi in questo modo la restituzione dei danari prestati a suo tempo alle proprie banche.

Questa sorta di beneficenza tout court produce due effetti ben distinti: il partito della Merkel, la CDU, perde le elezioni regionali e vede crollare la fiducia nel suo mandato, in quanto il freddo e rigoroso popolo tedesco non si capacita di come Frau Merkel abbia potuto dare soldi agli spendaccioni ed incapaci greci e quindi la punisce con una sonora batosta elettorale che mette persino in dubbio la maggioranza del suo partito al Bundesrat, la camera regionale su cui verte parte dell’importanza del governo tedesco. Il secondo e ben più importante effetto, che come tutte le cose più importanti non si palesano ad un occhio miope e distratto, sono l’assunzione da parte della stessa Merkel a vero ed unico leader politico-economico europeo; ad onor del vero non che vi fosse molta concorrenza di rango intendiamoci, ma Ella in meno di due mesi riuscì dove altri, Sarkozy per citarne uno molto ambizioso sulla carta…avevano forse solo fantasticato tra un summit e l’altro a Bruxelles.

D’altronde la Merkel ha una storia che parla per se: nata e cresciuta nella Germania dell’est (DDR), frequenta scuole politiche ad hoc, assumendo sia la cultura politica filosovietica precedente la caduta del muro di Berlino, sia le arti diplomatiche e politiche del mondo occidentale; cresce politicamente sotto l’influente ala di Helmut Kohl, uno dei più importanti cancellieri tedeschi del dopo guerra.

Bene ragazzi, questa operazione della Merkel fu il big-bang europeo moderno, poiché da questo momento, maggio 2010, i pesi e i valori all’interno di Eurolandia non saranno più gli stessi; ancora una volta i mercati finanziari si ripresero ed erroneamente l’affaire Grecia fu sottovalutato e, peggio ancora la BCE con il governatore Trichet decisero persino di alzare i tassi d’interesse (giugno 2010).

Qualora ci sia ancora qualcuno di voi che non lo sapesse, il mandato della BCE è uno e uno solo…monitorare e mantenere sotto controllo la stabilità dei prezzi, in una parola l’inflazione. Quindi la BCE, nonostante un’economia europea già in crisi di occupazione, produttività e consumi decise di alzare il costo del denaro e questo fece schizzare in alto il rendimento dei titoli di stato, specialmente di quelli italiani e degli altri cosiddetti periferici, ovvero non quelli  di Germania e Francia, marcando un profondo spartiacque e dando una sorta di preludio a ciò che sarebbe accaduto un anno più tardi.

La BCE alzò i tassi perché l’inflazione in Europa sembrava fosse in “pericoloso” aumento, ma non un aumento sano, quindi dettato dai consumi e da una sorta di benessere economico, dove se si producono  e si consumano beni/prodotti con una certa costanza è ovvio che i prezzi nel tempo tendono moderatamente ad aumentare perché così il ciclo economico si chiude perfettamente. Questa volta l’inflazione non stava aumentando per i motivi sopra citati, ma bensì perché vi era in atto una forte speculazione sui prezzi delle materie prime; il petrolio salì vertiginosamente portandosi dietro inevitabilmente tutto il suo indotto di conseguenze, il rame addirittura si impennò del 50% in soli 6 mesi etc…

Ciò che stava per nascere era una tempesta perfetta, poichè con tutto il resto del mondo occidentale con i tassi d’interesse a zero da anni, mentre da noi in Europea erano al 1,25% (dopo aumento Bce di giugno 2010 poi rettificato solo pochi mesi dopo all’1%, alla afccia delle idee chiare!?!)…cosa successe al cambio €/$???: il cross passò da 1,20 di giugno 2010 a 1,40 di ottobre 2010, cioè un +15% di apprezzamento in soli 4 mesi, un’assurdità per un’economia già di per se in grave difficoltà, perché ad un’economia debole dovrebbe corrispondere una valuta/moneta debole e non il contrario.

Non dimentichiamoci che l’Europa è la più grande economia al mondo, vive di export e si trova nel bel mezzo della più grave crisi economica di sempre con la moneta più forte del mondo, chapeau monsieur Trichet!!!

Inutile che vi dica che questo fu un invito a nozze sia per le altre economie già di per se non brillanti, ma non pareva vero ai grandi speculatori di potersi indebitare in $ o Yen a tasso nullo e semplicemente convertire tali valute in € percependo un tasso del 1% senza investire in nessun titolo e senza correre alcun rischio, questo è il carry trade.

Giugno 2010-settembre 2011:

Dopo la Grecia, si apre inevitabilmente la caccia alla sostenibilità del debito sovrano (titoli di stato a lunga scadenza, cioè i nostri btp) degli stati europei meno virtuosi, tramite lo spread, strumento ai più sconosciuto sino a quel tempo, tant’è che se 3 anni orsono avessi chiesto cosa fosse lo spread, i più mi avrebbero risposto con ogni probabilità che lo spread fosse un nuovo deodorante e non un termine finanziario, spread che oggi invece è di assoluto dominio pubblico.

Quindi in poco più di anno cadono sotto i colpi dello spread e della speculazione la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e ad agosto 2011 l’Italia, con la famosa lettera congiunta BCE di Trichet e Draghi al governo Berlusconi, decretandone di fatto la sua fine per manifesta incapacità alla gestione della cosa pubblica in quel frangente.

Durante il mese di agosto 2011, tutti i mercati, azionari, obbligazionari e persino l’oro scendono copiosamente, la bomba del debito sovrano europeo è deflagrata in tutta la sua virulenza e ha rigettato ancora una volta nel panico i mercati e con essi gli investitori, facendo leva come sempre sul crollo della fiducia, persino in un titolo di stato di uno stato sviluppato e membro di un unione monetaria come l’€.

L’Italia è il pezzo da novanta, perché ha il quarto debito pubblico mondiale, perché è il terzo stato per importanza economica all’interno della UE dopo Germania e Francia, nonché contributore, e perché ai tempi, il 50% circa del debito pubblico italiano denominato in titoli di stato (btp) era in mani estere.

Come al solito in pochi mesi la situazione precipita e si arriva al punto che tra fine novembre e dicembre 2011 lo spread italiano tocca punte di 575bp contro l’omologo titolo decennale tedesco, il bund, considerato il punto di riferimento in termini di sicurezza sul rischio rimborso del capitale investito.

Ora, io penso che si debba spiegare realmente cos’è lo spread, altrimenti si rischia di generalizzare e questo può essere fuorviante; lo spread, non è altro che una differenza o differenziale tra due strumenti finanziari, in questo caso il btp italiano e il bund tedesco, entrambi emessi dai rispettivi stati ed entrambi della durata di 10 anni, che viene considerato un termine di lungo periodo dai mercati e dagli investitori per valutare la capacità di rimborso del capitale investito.

Lo spread si evince dai rispettivi futures su btp e bund, che sono prodotti derivati, cioè che derivano il loro valore dal titolo sottostante (btp 10y e bund 10y) hanno scadenze trimestrali, quindi si prestano anche alla speculazione, poiché chi sottoscrivere un futures non possiede il titolo su cui questo è tarato e fa prezzo, ma bensì acquista una posizione al rialzo (long) o al ribasso (short) all’interno della durata trimestrale del futures stesso, liquidabile in qualsiasi momento ma con l’obbligo che se il detentore porta a scadenza il contratto futures, deve rilevare (comprare o vendere) l’attività sottostante, ovvero i titoli veri e propri ad un prezzo predeterminato all’atto di sottoscrizione del futures stesso.

Quindi cosa ci azzecca un futures, quindi un derivato, con un cittadino che sottoscrive un titolo di Stato del proprio paese, dove il cittadino-risparmiatore solitamente cerca un investimento tranquillo e quindi sottoscrivere il proprio debito pubblico, in poche parole presta i soldi a se stesso e quindi NON cerca  certo di speculare comprando un btp, ma piuttosto cerca una rendita annuale tramite le cedole e la restituzione del capitale a scadenza.

Ci azzecca che attraverso lo spread che si evince dal futures uno o più big-players, con ingenti disponibilità finanziarie (molti mln di euro) spostano i prezzi dei btp sottostanti, nel nostro caso facendo scendere sensibilmente il loro prezzo e/o valore, diminuendo di fatto il valore del risparmio investito in questi titoli, distruggendo ricchezza e non ultimo, minare la stabilità economica di un paese, il nostro.

Ognuno di noi deve essere libero di comprare o vendere qualsiasi strumento finanziario, altrimenti non sarebbe un libero mercato, a patto che si detenga di fatto il titolo e non una promessa di acquisto o vendita su di esso ad una determinata scadenza (futures-derivato); ognuno di noi deve anche essere libero di speculare se crede, a proprio rischio e pericolo, ma questo a mio parere non dovrebbe accadere sui titoli di Stato, su cui lo Stato stesso programma il suo sviluppo e la sua sostenibilità economica futura e dei suoi cittadini tramite l’emissione e il rimborso dei titoli di Stato. Questo tipo di strumenti finanziari/investimenti dovrebbero essere blindati alla speculazione e quindi non dovrebbero esistere futures ad essi connessi. Tanto semplice, tanto ovvio, quanto inattuabile, per fattori di comodo e di potere che sono sotto gli occhi di tutti a quanto pare.

Tramite lo spread ci hanno e ci stanno massacrando da più di 2 anni, come in guerra ci stanno bombardando a colpi di spread, costringendoci a pagare interessi molto più alti sul nostro debito pubblico, al limite dell’insostenibilità, quindi più sale lo spread meno valgono i nostri btp, su cui le nostre banche sono capitalizzate e quindi scende il valore di esse e di conseguenza scende il valore delle banche stesse denominato in azioni in borsa e in ultimo scende la borsa  il peso dell’economia italiana va a farsi benedire perché c’è qualcuno, ovviamente anonimo che ti fa la guerra utilizzando le armi che i mercati gli hanno messo a disposizione, i derivati.

La sottile differenza è che quando sei in guerra, sai chi è il tuo nemico e sai in che direzione fare fuoco per difenderti se non puoi contrattaccare, qui no; con le armi della finanza, con i derivati, noi non possiamo sapere chi è il nostro nemico e quindi non sappiamo come difenderci se non chiedere l’aiuto alla BCE, visto che siamo in un unione monetaria sino a prova contraria.

Le nostre tanto vituperate banche, non avevano e non hanno in pancia debito greco o altri titoli spazzatura, se non in una parte irrisoria, ma come detto hanno in pancia btp, i quali sino a poco più di 2 anni fa erano considerati titoli solidi, poi d’incanto così solidi non lo sono più, vuoi certo per demeriti del nostro paese, vuoi per l’accanimento speculativo attuato e tutt’ora in essere da parte di ”qualcuno”.

I tempi in cui questo attacco speculativo è stato sferrato verso i titoli di stato dei paesi periferici Europei, così adesso veniamo definiti, mentre fino a ieri ci chiamavano spregevolmente “PIIGS” ovvero maiali con una “i” in più, cioè Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna non è casuale, nulla lo è sui mercati.

Noi abbiamo di certo le nostre colpe, ovvero di aver condotto politiche economiche troppo allegre per troppi anni, senza attuare quelle riforme strutturali assolutamente necessarie al sostentamento del debito pubblico in relazione alla crescita del nostro paese, crescita che in Italia non c’è da più di 10 anni; ma nella nostra stessa Europa, tramite le proprie banche c’è chi ha fatto enormi porcate finanziarie e mi riferisco alle banche tedesche e francesi, le quali avevano in pancia diversi mld di € di titoli greci e titoli tossici, ma questo a loro non è stato contestato, come mai?

Nel nome dell’austerità si è preferito accanirsi sui periferici, costringendo i governi dei paesi coinvolti a sottoscrivere patti fiscali o fiscal compact assolutamente penalizzanti e stringenti, viste le oggettive difficoltà in cui questi paesi, tra cui noi, versano attualmente. E’ come se all’interno di una grande famiglia, il padre padrone, la Germania scopre che alcuni dei suoi figli, i PIIGS, non ubbidiscono alle rigide regole educative volute dallo stesso padre e dalla scuola, cioè la comunità europea; quindi il padre decide di infliggere una punizione esemplare a quei suoi figli che non hanno rispettato le regole della buona educazione economica, solo che questa punizione è inverosimilmente dura e duratura, al punto tale di non prevedere che i figli disobbedienti possano rimediare al loro errore. Quindi dove sta il principio educativo tale per cui, uno che ha sbagliato paga, ma paga per poter rimediare ai propri errori ed avere un’altra chance, possibilmente per stare meglio, altrimenti a cosa servono i sacrifici se non valgono a nulla?…tanto vale non farli.

Settembre 2011-febbraio 2012:

durante questi mesi il nostro paese, unitamente alla Spagna sprofonda sotto i colpi dello spread, i media continuano a gettare benzina sul fuoco, gettando nel panico un’intera nazione e con essa i suoi cittadini, ripetendo in loop sempre e solo: spread in salita, borsa in forte calo, possibile default dell’Italia e crash dell’€…risultato?…una sempre maggior parte dei cittadini si preoccupa dei propri risparmi, credendo che questi possano andare in fumo a seguito del continuo peggiorare di una situazione paese già di per sè piuttosto grave e quindi corrono in banca a svendere i propri titoli di stato, principalmente i btp.

Considerando che il mercato si basa pur sempre sulla semplice regola della domanda e dell’offerta, in quel momento l’offerta fu molte volte maggiore della domanda e di conseguenza i prezzi/valutazioni dei btp scesero copiosamente a livelli inimmaginabili, il tutto per la gioia dei compratori…giusto i compratori…chi sono mai costoro e a che specie così poco intelligente appartengono coloro che, in un momento storico-economico così nefasto, senza precedenti assoluti per gravità, ebbero il coraggio di mettere mano al portafoglio per comprare titoli di stato italiani che venivano considerati alla stregua di junk bond o per dirla all’italiana, carta straccia?…che senso ha comprare della spazzatura?…tanto vale che il venditore se la tenga e che andando per logica non vi dovrebbero essere compratori disponibili a rilevare titoli spazzatura giusto?!?!

I compratori, furono molto semplicemente coloro che fanno parte della stessa specie che in questa crisi ci sguazza, ovvero le banche d’investimento, gli hedge fund (fondi di investimento a carattere prettamente speculativo) e altri “pesci grossi” che abitano i mercati dalla notte dei tempi e che, in queste situazione da panic selling innescato ci vanno a nozze.

La cosa buffa è che questi pesci grossi non si sono nemmeno dovuti dannare l’anima per mangiare i pesci piccoli, perchè quest’ultimi si sono affannati per andargli incontro volontariamente e con bramosità di farsi mangiare, quindi i pesci grossi non hanno dovuto far altro che spalancare le loro grandi fauci ed inghiottire i volenterosi pesci piccoli che con ansia spasmodica volevano liberarsi dei propri titoli di stato denominati in euro, per poi mettere questi euro sotto al materasso, “al sicuro” e a casa; gli stessi sono poi quelli che contemporaneamente sono dei campioni di chiacchiera facile e/o da bar e quindi giù a  lamentarsi che le banche italiane non concedevano prestiti a cittadini e imprese aggravando di fatto una situazione già di per sè assai difficile.

Ricordatevi che le nostre banche sono capitalizzate per lo più in BTP, tenetelo a mente anche per il proseguio della storia.

Ma caro “cittadino italiano” se tu per primo: non ti rendi conto che siamo nel bel mezzo della più grande crisi economica di sempre; se non ti rendi conto che molte persone e molte imprese si sono indebitate negli anni d’oro ben al di sopra delle loro reali capacità di rimborso, del resto fare debiti mica te lo ordina il dottore; se poi quando la congiuntura economica peggiora tu o un tuo simile della specie “cittadino/impresa italiana” non riesce più a restituire i debiti contratti alla banca che gli e li aveva concessi cosa succede?…succede che la banca non avendo indietro ciò che ha prestato, prima di prestare nuovamente a chicchessia ci penserà su almeno un paio di volte no!?!?!…proprio come faresti tu caro “cittadino italiano” no!?!?!

Se a questo semplice percorso cognitivo, aggiungiamo che durante il periodo di crisi quasi nessuno investe o si indebita perchè non ne sente la necessità o non vede opportunità future…in una parola, manca la FIDUCIA, succede che il cerchio magico su cui verte buona parte del tessuto economico moderno si inceppa.

Se poi tu caro “cittadino italiano” non fai il tuo dovere di cittadino, ovvero quello di credere nel Paese, svendendo i tuoi/i nostri titoli di Stato proprio a coloro che ti stanno facendo credere tramite i media, che ciò che hai da sempre in ptf non vale più nulla…bèh allora mi dispiace, ma tu sei complice di tutto questo, magari anche in parte inconsapevolmente, ma in parte anche no e per di più non ti rendi nemmeno conto del fatto che togliendo i soldi dal tuo c/c, togli i soldi dal sistema…proprio quel sistema su cui solo un minuto dopo aver portato i soldi a casa, vomiti le tue leggende, sputi le tue sentenze e soprattutto ne sei connivente…quindi non devi lamentarti se poi la tua banca italiana, che non è la grande banca d’affari americana o il fondo speculativo non ha a disposizione i soldi da dare in prestito a tuo figlio disoccupato per sbarcare il lunario o alla tua impresa per tenere botta in un momento dannatamente difficile.

E poi, caro “cittadino italiano” che ti reputo spesso, troppo spesso più furbo degli altri, ma ahimè non più intelligente, cosa credi di aver risolto portandoti a casa, sotto al materasso i tuoi risparmi???…ah ti senti al sicuro vero?…perchè se tutto crolla…se l’ cracca…se la mia banca fallisce…io i miei soldi ce li ho a casa…ah certo che li hai a casa, ma se il film che ti hanno fatto vedere “loro” dovesse mai tramutarsi in realtà oggettiva…i tuoi soldi che valore avranno?…non è che per caso i soldi che hai sotto al materasso sono €???…quindi se l’€ fa crash i tuoi soldi cosa fanno?…crash per caso?!?!…e cosa mai varrano questi soldi???…forse tanto quanto quelli del monopoly e quindi, caro “cittadino italiano” prova ad andare a fare la spesa con i soldi del monopoly per toglierti la voglia e vedere se te li accettano in cambio di un carrello della spesa…mi sa di no!!!

Quindi, caro “cittadino italiano” cosa cambia a detenere i propri risparmi sotto forma di vil denaro sotto al materasso, piuttosto che disponibili sul tuo c/c presso la tua banca italiana, la quale in quel modo può continuare a fare la banca, prestando in relazione ai depositi che detiene o, in ultimo, tenerli investiti nei BTP del Tuo Paese, dove per di più percepisci regolarmente il pagamento delle cedole, quindi una remunerazione che non si è mai interrotta, nemmeno durante quei fottuti mesi di estrema difficoltà.

In tutti e 3 i casi sopra riportati, i tuoi soldi caro “cittadino italiano” sono sempre e solo denominati in €, la moneta unica di tutta l’Europa, l’economia più grande del mondo, la quale sta attraversando il periodo più cupo della sua storia millenaria e lo fa con un unione monetaria e poco altro; ma se veramente l’€ o l’Italia dovessero fare default…bèh carissimo “cittadino italiano” sappi che a quel punto non ce nè più per nessuno, tutto il sistema economico-finanziario collasserebbe su se stesso in un Amen e l’ultimo dei tuoi problemi sarebbe dove sono i tuoi soldi, credimi.

Con quello che ho appena scritto, non intendo assolutamente sostenere che le banche tutte, italiane comprese, siano delle educande del tutto estranee alla crisi e al suo perdurare; di certo le banche hanno le loro colpe, ma altrettante colpe risiedono nelle cattive abitudini di un paese e di un popolo dove conta più la furbizia che l’intelligenza, dove tanto paga pantalone e se non ti va bene fammi pure causa che vediamo se mai avrai indietro i tuoi soldi, dove è fondamentale ostentare a qualsiasi costo, anche al costo di aver più debiti che soldi per mangiare, dove ognuno di noi italiani guarda unicamente al proprio orticello, senza curarsi del domani, perchè l’importante è avere oggi, se poi domani non me lo posso più permettere che mi frega…poi però quando il nodo viene al pettine tutti pronti a lamentarsi…un po’ di sana autocritica no eh!?!?

Nel mentre di tutto questo kaos organizzato, noi cambiammo governo, passando da mister B. a Monti, giusto per avere un briciolo di credibilità internazionale in più che non guasta mai. Ma soprattutto la BCE, guidata da qualche mese da Mario Draghi, in considerazione dell’estrema delicatezza del momento, dettata dal fatto che l’attacco speculativo spread oriented stava mettendo in seria crisi la capacità di approvigionamento delle banche italiane sul mercato dei capitali, nonchè la loro capitalizzazione per motivi che ho già spiegato;la BCE decise di prestare soldi a tutte le banche europee che ne avessero fatto richiesta un ammontare complessivo pari a circa 1000mld di € tramite l’operazione denominata LTRO (Long Term Refinancing Operation)  della durata di 3 anni, termine entro il quale i soldi presi a prestito presso la BCE stessa al tasso nominale dell’1% dovevano essere restituiti.

L’operazione LTRO ebbe il dovere di supportare in termini di liquidità il mercato dei capitali, fortemente attaccato nella sua componente più delicata, ovvero i titoli di stato che poi non sono altro che la rappresentazione del debito pubblico di un paese e delle sue politiche future di sviluppo economico e sociale.

Ovviamente LTRO fece scalpore e si gridò allo scandalo, perchè Draghi aveva dato ben 1000mld di euro alle banche al tasso infimo dell’1% e queste non solo non prestavano questo denaro preso praticamente a gratis, ma quando lo facevano, lo prestavano a tassi del 4-5-6-7-8-% lucrandoci in modo esagerato e assolutamente non corretto, questa va detto, ma bisogna anche distinguere le priorità di quel preciso momento dalla propaganda da bar.

Invece di riempirsi la bocca di quanto appena riportato, nessuno o quasi del popolo che si chiese come mai il governatore BCE Mario Draghi, all’atto dello stanziamento delle due tranches di LTRO, rispettivamente fine novembre 2011 e febbraio 2012 per complessivi 1000mld di € non fece alcuna menzione in merito all’obbligo che questa montagna di denaro prestata alle banche dovesse poi finire tassativamente all’economia reale, cioè a coloro che ne facevano richiesta di prestito presso la propria banca?…avrebbe potuto e non lo ha fatto, perchè?

Probabilmente in quel momento, nonostante l’economia reale, quella costituita da imprese e lavoratori versasse già in precarie condizioni, la priorità di quel preciso momento fu quella di salvare gli stati sovrani, due su tutti, Spagna e soprattutto Italia, i quali da qualche settimana facevano fatica a rifinanziare il proprio debito pubblico, se non a tassi insostenibili, con i bonos spagnoli ben oltre l’8%e i nostri btp al 7% di punta massima, vale a dire l’orlo appena prima del baratro.

Se cade lo stato sovrano, tutto ciò che risiede al di sotto inevitabilmente crolla e perisce nel caos e quindi la mossa di Draghi fu quella di tenere in vita il paziente Italia che stava pericolosamente e molto velocemente rischiando di passare a miglior vita; e quando si è in quelle condizioni le si provano tutte, perchè se il “paziente” Italia fosse caduto sotto i colpi della speculazione internazionale, inevitabilmente avrebbe trascinato con sè l’intera Europa, perchè  we’re too big to fail.

Quindi successe che il nostro futures sul btp a novembre 2011 sul finire del governo Berlusconi e al culmine della crisi quotava 87, solo tre mesi dopo a febbraio 2012, lo stesso futures prezzava 107, praticamente il 20% in più e stiamo parlando di un titolo di stato, per buona pace di quei cari “cittadini italiani” che avevano calato le braghe, regalando non solo un titolo di stato con cedole future discrete, ma che “d’incanto” si era trasformato da brutto anatroccolo nel miglior investimento sul mercato, un vero e proprio “miracolo”, divenendo da carta straccia ad oro colato in soli 3 mesi, ho detto tutto.

Sul mercato azionario ovviamente si brindò alla nuova linfa monetaria arrivata dalla BCE, che si andava aggiungendo a quello già ampia messa in campo dalla FED tramite i vari QE, easy money easy gain…

I grafici si riferiscono all’andamento delle quotazioni del nostro BTP10y futures e il listino azionario FTSEMIB durante il 2011 e sino ai primi mesi 2012; poi vi sono rispettivamente le reazioni dei mercati alle manovre espansive della FED (QE) e della BCE (LTRO) ed infine come esse si prefiggono di impattare sulle rispettive economie:

Euro-BTP-(Mensile)FTSE-MIB- (Mensile)GERMANIA/ITALIAQEMarket1LTRO how it works

 

 

(riproduzione riservata)

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