Welcome to the Jungle (II parte)

MARZO 2008:

fallisce in USA la banca di investimenti Bearn Sterns, attiva come broker sul mercato dei capitali, wealth management (tutela del patrimonio a 360° per individui e imprese, dal lato finanziario, immobiliare, previdenziale, fiscale/legale etc…) e clearing house (compensazioni su crediti/debiti inerenti operazioni finanziarie in derivati). Da qui, con l’impatto che il fallimento di Bearn Sterns ha sui mercati si capisce subito che il contagio è inevitabile anche sulle economie reali sottostanti si intuisce che la finanza è strettamente legata e correlata con l’economia e non un di cui, semmai è vero il contrario. Bear Stern aveva un rating pre-default pari ad A+, quindi abbondantemente investment grade (con basso grado di rischio finanziario).

SETTEMBRE 2008:

sempre in USA fallisce Lehman Bros. una delle più importanti banche d’affari al mondo, la quale operava direttamente come collocatrice/dealer di titoli di stato di vari Stati presso gli investitori internazionali, oltre ad essere attiva sui mercati azionari di tutto il mondo. Qui la posta si alza è anche di parecchio, poiché non stiamo parlando di una banca come ve la immaginate, cioè fatta di filiali in cui uno possa aprire un c/c, ma di un vero e proprio gigante della finanza, il quale godeva della fiducia dei governi per il collocamento dei titoli di stato presso altre istituzioni e clienti internazionali.

Esistono diverse versioni sul default di Lehman Bros. poiché secondo alcuni non sarebbe dovuta fallire lei ma un’altra grande banca americana, la quale però sempre secondo indiscrezioni fu risparmiata dalla FED e dal governo USA perché deteneva importanti somme deposititate risalenti ai fondi pensione dei cittadini americani e quindi fu sacrificata Lehman, che era più esposta verso l’estero con il suo business.

Inutile dirvi che Lehman fallì a mercati chiusi e più precisamente durante il weekend del 13-14 settembre 2008, in modo tale da lasciare il cerino in mano ai soliti, ovvero ai pesci piccoli, o comunque ai più piccoli possibili…visto che addirittura le autorità americane decisero di aprire di domenica e in via del tutto eccezionale la sessione di borsa in derivati per cercare di regolare quante più posizioni finanziarie aperte in capo a Lehman Bros.

Ufficialmente Lehman Bros. chiese istanza di chapter 11 (fallimento) solo nella mattinata di lunedì 15 settembre 2008, gettando nel panico più assoluto i mercati mondiali.

Lehman Bros. aveva una rating pre-default pari ad A, anche qui ampiamente in categoria investment grade e chicca finale, alcune obbligazioni Lehman Bros. erano persino inserite nel sito Banca d’Italia, nella sezione riservata ai risparmiatori, denominata “Pattichiari” alla voce: Obbligazioni basso rischio-basso rendimento, sino alla data di domenica 14 febbraio 2008. Ovviamente lunedì 15/09/2008 queste obbligazioni non figuravano più sul sito Banca d’Italia.

Nello stesso periodo del 2008, vanno in crisi e vengono successivamente statalizzate anche le due mega società/agenzie immobiliari para-governative Fannie Mae e Freddie Mac, le quali non sono altro che enormi società che forniscono liquidità al sistema finanziario americano per sostenere il mercato immobiliare e quindi l’acquisto di case. Ma esse non prestano soldi, né concedono mutui a chi vuole comprare casa, bensì acquistano dalle banche i mutui degli americani, di qualsiasi categoria di merito creditizio essi siano e li cedono (cartolarizzano) ad altre società che poi li trasformeranno in altri prodotti finanziari che verranno venduti sul mercato. Il buco finanziario generato da Fannie&Freddie fu di 600mld di $ a carico del governo americano, assorbito tramite la FED.

Sempre in questo anno tremendo, per non farci mancare nulla e sempre nel mese di settembre, anche la più grande compagnia di assicurazioni al mondo, l’americana AIG rischia la bancarotta a causa dell’elevata esposizione finanziaria verso i mutui subrime tramite i suoi prodotti finanziari; viene salvata con un esborso pubblico-privato di circa 85mld di $.

SETTEMBRE 2008/MARZO2009:

ovvero i 6 mesi che hanno reso noto a tutti gli effetti e le potenzialità della crisi che si era aperta.

Mercati azionari nel panico, sistema di liquidità interbancario in grande sofferenza, con tassi di interesse di riferimento come l’euribor impazziti e schizzati al rialzo, vale a dire euribor oltre il 5%  con un tasso ufficiale del 4,25% una discrepanza mai vista prima con grave impatto sui mutui a tasso variabile. Con banche centrali che tagliano i tassi ufficiali di sconto nel tentativo di salvare il salvabile in una situazione economica senza precedenti.

Ancora una volta si notano i differenti approcci culturali, quindi di attenzione al problema e i relativi interventi di fronte ad uno scenario di crisi sistemica, la banca centrale americana si accorge immediatamente che la situazione è gravissima e porta il tasso d’interesse/costo del denaro dal 4,5% a zero nell’arco di pochi mesi. Molto più lenta, meno attenta alla gravità della situazione fu la banca centrale europea (BCE), la quale quasi inconscia di ciò che si stava profilando sui mercati aveva appena alzato i tassi di interesse durante l’estate del 2008 commettendo un doppio errore, gravissimo.

Il primo errore commesso dalla BCE, guidata da J.Trichet, a mio modo di vedere uno dei peggiori banchieri centrali che l’Europa abbia mai avuto, fu di non aver colto che qualcosa di grosso sui mercati si era già manifestato dal luglio 2007 con lo scoppio della bolla dei mutui subprime americani, trovando conferma nel default della banca d’investimenti Bearn Sterns nel marzo 2008 e soprattutto, i fondamentali economici non erano più così positivi e in sviluppo costante, anzi. Il secondo fu proprio quello di alzare i tassi d’interesse ugualmente durante quell’estate, nonostante tutto.

I banchieri centrali di USA ed Europa concordarono persino un taglio dei tassi d’interesse congiunto, nel tentativo di riportare la calma sui mercati del credito, poichè se quelli azionari era “logico” che scendessero, molto più pericolosa fu la mancanza di liquidità del mercato del credito che portò i vari players/banche al non prestarsi più somme di denaro come è usuale da sempre, poichè il default di Lehman aveva annientato l’aspetto fondamentale che regola i mercati, la fiducia.

Questo improvviso blocco della liquidità sul mercato dei capitali comporta problemi gravissimi, compreso il fallimento di diverse piccole banche in USA e anche in UK (Northernrock una per tutte), poi comporta il fatto che le banche, tutte, non trovando più liquidità disponibile per la loro attività quotidiana, congelano le erogazioni di credito/prestiti alla clientela; inoltre quella residua liquidità che riescono ad ottenere dalle altre banche per lo svolgimento della loro attività commerciale, che era facilmente accessibile pre-Lehman, la si paga ad un prezzo altissimo e del tutto fuori mercato, innescando ulteriori problemi sia di carattere contabile, ma soprattutto di carattere economico.

Questo repentino e profondo shock finanziario si ripercuote in modo molto violento sul tessuto economico mondiale, mandando in recessione USA ed Europa all’unisono, colpendo duramente la cosiddetta middle-class, proprio quella che funge da benchmark storico di abitudini e consumi per le grandi corporations e industrie, sulla quale esse costruiscono piani industriali basati da 80 anni di storia commerciale. Ovviamente rallenta lo sviluppo di colossi come Cina e India che sono strettamente correlati con le economie più sviluppate. Le persone e le aziende non riescono più a fare fronte ai debiti contratti, crollano i consumi, il mercato immobiliare crolla e il valore degli immobili scende repentinamente, di fatto congelando anche la possibilità di liquidarlo per coprire i debiti da pagare, tutto si paralizza.

Al G20 di Londra nell’aprile del 2009, per la prima volta e in colpevole ritardo, tutti i leaders mondiali si rendono conto della gravità della situazione che si è venuta a creare, ovvero che da una crisi finanziaria si è precipitati in una crisi economica senza precedenti.

Solo gli USA hanno intuito che le conseguenze derivanti da questa crisi potrebbero mettere in ginocchio l’intero sistema economico mondiale per come lo conosciamo e quindi si sono affrettati a correre ai ripari, stanziando un primo piano di aiuti finanziari alle grandi banche e istituzioni finanziarie coinvolte nello scoppio della bolla dei mutui subprime, il TARP, acronimo di troubled asset relief program, ovvero soldi puliti in cambio di titoli tossici e senza valore di mercato, TARP che partì con un stanziamento iniziale di circa 700mld di $.

La cifra stanziata dal ministro del tesoro USA, H.Paulson tramite il TARP vi fa capire quanto peso le banche d’investimento americane e non avessero raggiunto sui mercati.

Molti titoli detenuti da queste banche di investimento, agenzie immobiliari para-governative e assicurazioni erano totalmente privi di valore o avevano quotazioni a prezzi molto ma molto bassi durante quei mesi, ovvero non trovavano quasi nessuno disposto a comprarseli sul mercato e quindi se li dovette comprare la FED, dando in cambio soldi nuovi, puliti e buoni alle stesse banche che avevano speculato e guadagnato una montagna di soldi con questi titoli che verranno definiti toxic assets/titoli tossici, per buona pace dei contribuenti americani.

Il TARP non fu che il preludio a tutte le successive manovre monetarie non convenzionali che il governo americano, tramite la FED, stanziò per sostenere l’economia a stelle e strisce, cercando di evitarne un pericoloso avvitamento e contestuale collasso.

A fine novembre 2008 partì il primo Quantitative Easing (QE), letteralmente allentamento quantitativo, dove la FED ricomprava dalle banche dei titoli/strumenti finanziari, che potevano essere o titoli rappresentativi di mutui con annesse relative cartolarizzazioni che sono denominati Asset Backed Security (ABS) o dei titoli di stato americani, i Treasury (omologo del nostro btp) emessi dal governo americano. Nel caso degli ABS, ovvero di quei titoli che rappresentavano i mutui concessi agli americani e che quindi verosimilmente non godevano di una grande valutazione sul mercato in quel momento, la FED  li ricompra ad un prezzo politico pattuito, liberando così le banche detentrici e speculatrici dal titolo tossico e immobile in portafoglio, dando loro liquidità fresca/soldi da poter investire sul mercato, vedremo poi come.

Nel caso invece dei Treasury,  il governo USA gli emette, le banche gli acquistano e poi decidono se collocarli sul mercato o tenerseli in portafoglio, poi in un secondo momento non troppo distante, li cedono alla FED che gli riacquista, liberando così altra liquidità alle grandi banche detentrici di Treasury per svariarti mld di $;  in questo modo le stesse banche avranno una marea di $$$ freschi a disposizione da investire…teoricamente usandoli per fare quello per cui sono nate, ovvero concedere credito alle imprese e ai cittadini in cambio di un interesse, perchè così facendo si alimenta il sistema del debito/credito e si dovrebbe incentivare la ripresa, lo sviluppo economico e il commercio, specialmente durante una fase di crisi. Di fatto le grandi banche non lo fecero, se non in minima parte, ma bensì si dedicarono ad un’altra loro attività caratteristica, che a quanto pare gli viene particolarmente bene, ovvero fare trading sui mercati, azionario in primis, dove questi colossi finanziari per informazioni, mole di affari e momento storico riuscirono a guagnare mld e mld di $ facili facili, con i soldi presi in prestito a tasso zero presso la FED e la certezza di poter restituire i Treasury che rendono troppo poco e aver in cambio altra liquidità aggiuntiva. Non vi pare un conflitto di interessi oltre che una grave moral hazard?!?!

Il QE1 arrivò ad una cifra di circa 600mld$ di Asset Backed Security (ABS) che la FED ri-acquisto sino a marzo del 2010. Poi ci fu il QE2 che partì a fine 2010 e arrivo a giugno 2011 per un’ammontare complessivo pari di 600mld $ di Treasury ri-acquistati sul mercato.

In Europa non è che le cose andassero meglio, si parlava ovunque di “costruire” delle bad bank dove far confluire questi titoli tossici privi di valore commerciale, sotto la supervisione degli stati sovrani, per poter consentire alle big bank europee di non fallire e continuare a supportare l’economia europea; le banche maggiormente coinvolte furono Barclays, RBS, Lloyd, Dexia, ABN Amro, UBS, Unicredit etc…

Giunti a questo punto della crisi, i cittadini di USA ed Europa si rendono conto di essere sprofondati in una crisi gravissima, la quale in un amen è riuscita ad annientare tutte quelle promesse di benessere infinito, talvolta tramutatesi in certezze effimere su cui si è basato lo sviluppo economico e commerciale delle economie sviluppate occidentali, dopo la grave crisi petrolifera di fine anni ’70 per quasi 30 anni.

D’incanto la middle class americana e quella europea scoprirono che potersi permettere di tutto, dal bene primario come la casa, alla cosa più effimera non era più possibile, tantomeno sostenibile. Anni, decenni all’insegna del “all you can buy” con la rassicurante pacca sulle spalle da parte delle banche centrali che garantivano tassi bassi e con le banche locali che assicuravano credito facile e illimitato a tutti, i cittadini e le imprese, come un branco di maiali accecati dall’ingordigia si avventavano senza scrupoli sulla mangiatoia piena di denaro e prodotti succulenti ed allettanti, sulla quale strafogarsi senza curarsi né del loro stato di sostenibilità, né tantomeno della totale mancanza di logica nel perpetuare tutto questo.

Milioni di persone persero improvvisamente il lavoro, molte di queste erano persone over 40-50 anni con grandi professionalità alle spalle e una vita dedicata alla propria azienda, ma in pochi mesi tutto crollò e loro si trovarono a pagare il prezzo più alto, in quanto da una parte le aziende non avendo più lavoro tagliarono prima di tutti gli stipendi più alti e poi vi è il fatto che nel mondo odierno una persona di 40-50 anni che esce dal mondo del lavoro difficilmente riesce a rientrarvi.

Paradossale fu che invece sui mercati finanziari si visse una sorta di compensazione, dove gli indici azionari rimbalzarono poderosamente dai minimi del 9 marzo 2009 e sino alla primavera del 2010 il trend fu più che positivo, poiché troppo repentina e violenta fu la caduta; le prime mosse monetarie messe in campo dalle varie istituzioni finanziarie iniziavano a dare qualche supporto ai mercati; ma nonostante questo rimbalzo prettamente finanziario-borsistico, ci si rese conto che ormai qualcosa di endemico aveva intaccato profondamente l’economia reale e con essa il tessuto sociale.

 

Riproduzione riservata.

I grafici vi fanno capire come era posizionata l’alta finanza USA, da dove questi mostri finanziari traevano i loro enormi profitti e la misera fine che Lehman Bros. e Bearn Sterns hanno fatto e di come la FED sia dovuta intervenire al riguardo con le relative ripercussioni positivi sul listini azionario S&P500 il tutto a discapito dei tassi sui bond governativi USA e del proprio bilancio federale overbudget.

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(riproduzione riservata)

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