Welcome to the jungle (I parte)

Le borse, vengono definite mercati regolamentati, dove ci si scambia di tutto, azioni, titoli di stato, obbligazioni, materie prime, prodotti derivati etc… ma ritenere regolamentato e regolare ciò a cui ho assistito personalmente dal 2007 ad oggi è utopistico, anzi non ha proprio senso.

Ciò a cui ho assistito e che ho provato sulla mia pelle, con i miei soldi, in questi anni di crisi, è che chi sta sui mercati o entra sui mercati deve far sua una sola e semplice regola: non vi sono regole.

Personalmente ritengo le borse alla stregua di bische pubbliche e legalizzate, dove però il legislatore e i suoi relativi organi di vigilanza, tendono sempre ad intervenire tardivamente, ovvero ponendo le regole a danno accaduto e subito, il più delle volte senza applicazione di retroattività, se non per se stessi.

Chiarisco subito che nonostante questa premessa, credo che i mercati siano comunque l’unica strada percorribile da chi voglia cercare di avere una rivalutazione del proprio capitale che non sia derivante da attività di impresa o rendite immobiliari.

Già nei post precedenti  ho dato qualche ragguaglio relativo al fatto che la finanza di oggi e quindi i mercati, viaggino spesso su un binario di non-sense, completamente staccato dalle economie sottostanti da cui invece dovrebbero attingere info&dati per poi anticipare nelle loro valutazioni questi dati in un senso o nell’altro, quindi positivamente o negativamente.

Quindi cosa è successo dall’inizio dell’attuale crisi che mi fa supporre tutto questo?…di certo che ci troviamo nella più grave crisi finanziaria-economica di sempre, i paragoni con la grande recessione del ’29 secondo me non tengono, poichè nel ’29 non esistevano i mercati per come li abbiamo oggi, ma soprattutto non esistevano le banche centrali se non una FED allo stato embrionale, la quale mise in campo misure diametralmente opposte a quelle di oggi, ovvero alzò i tassi d’interesse invece di diminuirli; senza contare che si usciva dalla fine della Grande Guerra, si era in piena rivoluzione industriale e ci si apprestava purtroppo all’inizio del secondo conflitto mondiale.

In secondo luogo oggi il sistema economico mondiale è comandato dalla finanza, piaccia o non piaccia bisogna prenderne atto e tentare quantomeno di regolarsi di conseguenza perchè credo proprio che il processo sia irreversibile, in quanto iniziato diversi decenni addietro, quindi da ormai troppo tempo per cercare di fermare l’avanzata ultra veloce e potente della finanza in tutte le sue sfaccettature. Credo fermamente in ciò che sto dicendo e senza una decisa e dolorosa rivoluzione social-culturale non vedo come si possa scollegare il fil rouge che collega la finanza con il sistema sociale-economico in cui tutti noi siamo inseriti nel nostro mondo capitalistico; rivoluzione che anche qualora avvenisse, porterebbe nell’immediato (qualche anno) al panico totale il mondo e la società per come la conosciamo oggi, attraverso anche possibili e pericolosi conflitti bellici atti a ridistribuire i pesi del potere su scala mondiale, poiché troppi sono i cambiamenti culturali, economici e sociali da dovere resettare e successivamente ricostruire.

A titolo di esempio di quanto appena scritto sopra, vi invito ad idealizzare la realtà attuale come il corpo umano, dove la finanza è il cervello, nonchè l’organo fondamentale e gestionale atto all’esistenza in vita di tutto il corpo e al suo compiere azioni, mentre l’economia, intesa come economia di sistema, ovvero l’insieme di tutto ciò che viene prodotto e che genera forza lavoro e sostentamento è il nostro cuore, ovvero un muscolo,detto anche muscolo involontario, cioè che batte a prescindere. Quindi, ci sono momenti in cui il cuore batte ritmicamente e ci si sente bene e altri in cui batte in modo irregolare e altri dove può anche fermarsi ma, se si è veloci e si usano i metodi e le medicine giuste il cuore può ripartire per il bene di tutti…il cervello no. Una volta che è spento, game-over, mentre il cuore può anche continuare a battere (…per un po’) ma poi ci si deve arrendere all’evidenza  che di “vita” non ce ne più, triste ma vero.

Quindi se la finanza collassa è assolutamente inevitabile che da li a poco tutto il resto del sistema muore, volete qualche esempio recente ed inerente?

LUGLIO 2007:

si inizia a diffondere la voce che il mercato immobiliare americano sia in bolla (ma si può tranquillamente sostenere che buona parte del mercato immobiliare mondiale è ugualmente in bolla), poichè viene da anni di crescita esponenziale, grazie all’accomodante politica di tassi bassi perpetuata dalla banca centrale americana con il benestare dei vari Presidenti USA.

Tassi bassi quindi, all’1% per la precisione, significa un tasso basso per chi decide di indebitarsi e quindi è invogliato a farlo, le banche in primis, le quali possono indebitarsi direttamente presso la FED ad un tasso così irrisorio per poi lucrarci sopra prestandolo a cittadini e alle imprese che a loro volta vogliono indebitarsi per acquistare casa o fare investimenti per la propria attività economica. Ma un tasso basso è però disincentivante per chi ha soldi liquidi a disposizione e vuole investire in titoli di stato, cercando tranquillità e rendimento; quindi deve guardarsi intorno e trovare un altro modo per far rendere i propri soldi, accentando di contro un grado di rischio più elevato dell’investimento in titoli di Stato, universalmente riconosciuti come i più tranquilli come rapporto rischio/rendimento. Quindi cosa fanno le banche americane e non, nella seconda metà degli anni ’90?…iniziano una vera e propria campagna di credito facile a tutti, credito che viene comodamente concesso anche a chi non se lo sarebbe meritato, attraverso i mutui subprime, letteralmente di seconda e terza classe. Le banche USA consciamente concedevano questi mutui a persone/famiglie che mai avrebbe potuto comprare una casa…la casa che desideravano ottenendo un mutuo, in quanto non avevano le capacità reddituali per poterlo sostenere e restituire, ma questo nella scala delle priorità dell’economia USA, votata unicamente alla realizzazione dell’american dream non era in cima alla lista…non che da noi l’aria fosse differente, in quanto in Italia il mercato immobiliare tirava dagli anni ’70 e l’italiano medio è cresciuto con la frase:”meglio investire nel mattone che in altro, tanto quello raddoppia in pochi anni, sempre”…come no?!?!

Proprio su questo facevano affidamento con molta fiducia sia chi da un lato si indebitava per comprare una casa, sia le banche, le quali attraverso l’utilizzo della leva finanziaria: ovvero la capacità attraverso la quale con la collaborazione lecita di un’altra banca o soggetto finanziario si può moltiplicare una cifra “modesta” per 10-100-1000 volte, per re-investire nello stesso mercato o in altri mercati con la promessa di restituire i denari presi in prestito ad una tale scadenza con un corrispettivo modesto di interessi in relazione alla cifra messa a disposizione dalla banca creditrice. Il tutto verte sul fatto che un mutuo dura anni e quindi un lasso di tempo sufficientemente lungo e tranquillo per cui chi si è indebitato a leva come le banche e le altre istituzioni finanziarie possano restituire quanto preso in prestito, dietro la certezza che le rate stesse dei mutui concessi vengano debitamente restituite dai debitori stessi, contando anche sul fatto che il mercato immobiliare era considerato pressoché risk-free…come no?!?!?…but nothing lasts forever, nothing!!!

Ma secondo voi…le banche USA e non, che concedevano questi mutui subprime non sapevano che difficilmente chi aveva contratto il mutuo avrebbe potuto restituirlo?!?!…ovviamente lo sapevano e quindi in una sorta di gioco della bomba, con la miccia accesa e che si va facendo via via sempre più corta,  hanno costituito dei pacchetti fatti di mutui, migliaia di migliaia di mutui e li hanno ceduti ad altre banche o assicurazioni che erano interessate a comprare questi pacchetti di mutui per incassarne le rate. Ovviamente quest’ultimi erano ben consci di ciò che andavano comprando e il prezzo che esse pagavano alla banca originaria che aveva concesso il mutuo in prima istanza era decisamente inferiore, in quanto più rischioso ovviamente.

Per esempio, se un pacchetto di 10.000 mutui valeva all’origine 1.000.000.000 di $ per le banca A che aveva concesso tali mutui, essa lo cedeva alla banca B per 750.000.000 mln di $ ovvero con uno sconto del 25% imputabile al rischio passato di mano dalla banca A alla banca B…la miccia continua a bruciare e si fa sempre più corta.

Ora, la banca B cosa fa?…conscia del rischio che ha appena acquistato, deve farvi fronte velocemente prima che la bomba gli scoppi in mano, tramite i mancati pagamenti delle rate dei mutui subprime e quindi re-impacchetta il pacchetto di mutui in un prodotto finanziario che si chiama collateral debt obbligation (CDO).

All’interno del CDO, vi sono varie classi di rischio con relativi rendimenti, derivanti dal rating dei mutui e dei prestiti che lo compongono (prime, subrime, junk) ma noi in questo caso specifico ci occupiamo dei mutui subprime e quindi di quella parte del CDO che offre rendimenti molto allettanti in cambio di un rischio altrettanto elevato, ovviamente.

Quindi la banca B mette sul mercato i suoi CDO a prezzi e rendimenti  veramente allettanti e li piazza così come sono, oppure camuffati sotto le sembianze di altri prodotti finanziari più semplici, andando alla ricerca di investitori (banche, assicurazioni, hedge fund e singoli investitori) disposti a comprare un prodotto finanziario piuttosto rischioso in cambio di un rendimento elevato, d’altronde il mercato immobiliare non ha mai tradito, da anni, decenni, e quindi anche gli investitori più prudenti e meno avvezzi al rischio entrano consciamente ed inconsciamente nel mercato dei CDO attratti da rendimenti alti, anche a doppia cifra, considerando che come detto prima, sul mercato non vi sono tassi di interesse allettanti a causa dei tassi d’interesse particolarmente bassi ed anche per avere la loro parte di good business in un safe heaven che avesse come base sottostante il mercato della casa.

Il gioco è andato avanti per tanti anni, sino a quando il mercato dei mutui si satura e si deve ricorrere per l’appunto a quello dei subprime, che non essendo prime espongono il compratore di CDO a rischi enormi.

Siamo quindi al dunque, e quando coloro che hanno contratto un mutuo subprime per comprarsi la casa dei sogni pur non avendone la possibilità non paga le rate a cui è tenuto, la catena si spezza e la miccia accesa della nostra bomba si fa sempre più corta e nel mentre è passata di mano diverse volte, con i vari giocatori che hanno incassato un sacco di soldi, almeno sin qui.

Chi si è indebitato col mutuo per la casa e deve pagare, non paga, di conseguenza li viene pignorata dalla banca che gli ha concesso il mutuo (in USA la procedura è molto veloce); la casa viene rimessa sul mercato dalla Banca A che va cercando un nuovo compratore ma siccome il mercato immobiliare è saturo e il numero di case in vendita aumenta, il prezzo diminuisce perché l’offerta supera abbondantemente la domanda, coloro che ancora riescono con difficoltà a pagare ma sono indietro con le rate perché nel frattempo i tassi d’interesse sono stati aumentati dalle banche centrali (bello scherzo eh!?!?) si rendono conto che stanno pagando rate/debiti su un valore di casa che non è più quello di mercato, ma ben superiore e quindi smettono di pagare aumenta esponenzialmente il numero di mutui subprime in default con il risultato che nessun investitore, in primis le banche d’investimento vogliono più comprare CDO il sistema collassa su se stesso e dulcis in fundo, coloro che hanno investito in titoli o assicurazioni con sottostante dei CDO, per lo più i pesci piccoli o singoli cittadini, vedono cadere pesantemente il valore del proprio investimento, che da grande affare si rivela una perdita enorme, intaccando anche il capitale investito oltre che all’interesse mai ricevuto per il rischio corso e molti finiscono col ritrovarsi un pugno di mosche al posto dei soldi investiti.

Ovviamente durante tutto questo percorso la nostra bomba non è solo scoppiata facendo danni esponenziali a livello finanziario a chi aveva investito in questi prodotti, ma ha fatto danni collaterali di una gravità assoluta nell’economia reale e sul tessuto sociale: aumento esponenziale dei licenziamenti—> quindi minor reddito disponibile per la spesa/consumi, minori consumi—> minori investimenti da parte delle aziende—>aumento dei licenziamenti—>di nuovo aumento della disoccupazione—>difficoltà di restituzione del debito anche da parte di coloro che all’inizio della crisi non aveva problemi economici—>minori entrate fiscali allo stato centrale—>minori servizi sociali=ENORMI DISAGI PER TUTTI…welcome to the jungle.

 

Riproduzione riservata.

 

 

 

(riproduzione riservata)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...