Respira mentre operi

Anni, mesi, giornate, serate passate davanti al pc a bruciarmi gli occhi sugli indici, sui dati e a leggere report di questa casa di investimento o di quel autorevole economista, tutti uguali e tutti diversi su ogni argomento. Mi viene in mente la sensazione di quando sono al mare e il mare è agitato…ha un colore indecifrabile…con quelle onde enormi, che si susseguono una dopo l’altra senza soluzione di continuità e mi sembrano tutte uguali, ma di fatto non lo sono. Allora decido di fare il bagno, per affrontare questa forza viva e che si muove che ho di fronte perchè mi piace e mi incuriosisce affrontarla, quindi entro e camminando arrivo al punto dove l’acqua mi arriva più o meno alla gola ma  soprattutto arrivo al punto dove queste onde si infrangono col il loro ricciolo perfetto che vanno formando e mi si rompono davanti con tutta la loro forza, il loro fragore, esplodendo in milioni di singole gocce e schizzi d’acqua che mi travolgono come una valanga, inondandomi con la loro veemenza e scuotendomi mi abbattono come se  fossi il nulla al loro cospetto, e infatti.

Mai come in questi anni ho fatto fatica a leggere ed interpretare i dati macro economici usciti, gli indicatori di fiducia e i commenti dei vari esponenti istituzionali delle varie banche centrali. I mercati, come tutti ormai li chiamano, non sono più “piazze” telematiche abitate unicamente da professionisti che usano quelle piazze (mercati) per scambiarsi strumenti finanziari, ma sono a mio modo di vedere luoghi dove si incontrano un po’ tutti, professionisti e non, proprio come in una qualsiasi piazza di una qualsiasi città; logico direte voi, molto meno per me.

Ma torniamo alla difficoltà di comprensione di fronte ad una serie di dati macro che periodicamente escono e in che modo, sulla base di questi provare ad interpretare nel modo più corretto possibile la situazione economica attuale e quella futura, con un orizzonte temporale che per quanto mi riguarda difficilmente supera i 12 mesi, poichè il tempo è la variabile principale, ed è capace di ogni.

Sino a non molti anni fa , di fronte all’uscita di dati macro positivi, confermati anche nei mesi successivi, ci si poteva ragionevolmente attendere periodi di crescita economica sostanzialmente stabile e quindi impostare un’operatività di scelta di strumenti finanziari in relazione, cercando di seguire il trend dei mercati prima e dell’economia sottostante poi. Ovvio che non è facile, mai lo è stato e ancor meno lo è oggi, perchè ormai dal 2007 ad oggi quasi tutte le regole dei mercati, economia e interpretazione dei dati ad essa collegata hanno subito uno stravolgimento enorme.

Ad esempio, se esce un dato inerente la disoccupazione USA molto negativo, sono portato a pensare che questo vada ad impattare negativamente sull’economia domestica USA, se poi questo dato viene confermato negativamente nei mesi seguenti, dovrò iniziare a pensare che: meno persone che percepiscono un reddito—>avranno meno soldi da spendere—>saranno un peso per lo Stato—>non consumeranno come prima—> le aziende che li hanno licenziati non venderanno più come prima—>quindi acquisteranno meno materie prime e saranno restie a fare nuovi investimenti negli anni a venire, poichè un’azienda vive di vendite oggi e di programmazione per gli anni futuri, sulla base di quanto vende oggi, di quanto ha venduto negli anni passati (storico) e su questo costruisce piani industriali, ergo il cerchio non si chiude, ovviamente.

In seguito, dopo questo dato negativo sulla disoccupazione e quindi oggettivo, ne arriva un altro, sempre negativo  sulla fiducia dei consumatori…ovvio e consequenziale di una congiuntura economica-sociale negativa che si sta formando; un dato o un indice sulla fiducia è però un dato prettamente sondaggistico e quindi soggettivo, quindi da prendere con molta attenzione, perchè non è così indicativo come un dato economico oggettivo, ma è pur sempre importante e ci serve per avere un quadro sempre più completo della situazione economica e dei mercati a cui stiamo assistendo e, eventualmente sul come operare per investire i nostri risparmi.

A completamento di questo esempio, aggiungiamo il principe dei dati, ovvero il dato sul PIL, cioè quanto si produce in termini di beni e servizi nell’arco di un anno nella nazione su cui il dato è tarato, ovviamente vivendo in un mondo capitalistico, quanto più il dato sul PIL è positivo meglio sta economicamente il paese e viceversa. Se tenendo conto dei dati precedentemente usciti negativi, nel caso del nostro esempio, con ogni probabilità, il dato sul PIL sarà negativo, poichè riflette la mancanza di forza lavoro, produzione e consumi ad esso collegati.

Quindi sarò portato a pensare che se l’economia non viaggia a pieno ritmo,  non cresce ma decresce, i mercati dovrebbero prendere atto di questo e regolarsi di conseguenza, quindi: si vendono asset di rischio come le azioni, si acquista tasso fisso a media lunga scadenza in previsione di un calo dei tassi da parte delle banche centrali epr stimolare l’indebitamento ad un costo minore e si cerca di prendere posizione su quei mercati che offrono le maggiori garanzie in termini di contenimento del rischio e prospettive di crescita futura, tutto facile no!?!?

Bene, in questi ultimi 6 anni abbiamo assistito sia alla conferma di quanto sopra espresso, sia al suo esatto contrario, quindi chi sbaglia?…non sono più capace di fare 1+1?…chi mente?…io non lo so e con ogni probabilità la risposta o la certezza non l’avrò mai, ma cerco di capire e farmi un’idea al riguardo.

Prendiamo come esempio pratico quello recentemente accaduto tra fine maggio 2013 e fine giugno 2013 sui mercati azionari, USA in primis: si veniva da mesi di mercato forte, in costante salita, oltre ogni ragionevole spiegazione a mio modo di vedere, il tutto grazie agli abnormi stimoli economici non convenzionali messi in campo dalla FED, la banca centrale americana. I dati macro USA erano in costante miglioramento, sia quelli manufatturieri, sia quelli sui consumi, immobiliare e disoccupazione, la quale pur restando a livelli non accettabili (dichiarazioni ufficiali FED) era in costante miglioramento, quindi la FED stessa, sulla base di un’economia USA che andava via via migliorando ha iniziato a prospettare l’idea che, nei mesi a venire avrebbe potuto (e dovuto) iniziare a diminuire l’entità degli enormi stimoli monetari sin qui messi in campo a supporto dell’economia USA.  Bene i mercati USA  iniziarono una discesa veloce e consistente, trascinandosi inevitabilmente dietro anche tutti gli altri mercati, in uno storno  fisiologico ma anche indicativo di quanto siano ormai sensibili e dipendenti i mercati all’uscita di ogni singolo dato o dichiarazione istituzionale inerente.

La discesa dei listini continuò, apparentemente senza senso, poichè a rigor di logica se gli indicatori economici usciti sono positivi non si capisce perchè si debba scendere sui listini, se non per scaricare gli eccessi di valutazione accumulati sin qui, ma questo è un altro discorso. Quindi la FED dice che l’economia USA è in costante miglioramento e la sua borsa perde il 12% in un mese?!?!…qualcosa non torna vero?…bene, a fare chiarezza e a riportare il tutto alla “normalità” con la borsa in pronto e robusto recupero ci ha pensato a fine giugno l’uscita del dato sul PIL americano, ampiamente sotto le stime previste per il II° trimestre e ben lontano dai valori attesi per sostenere che l’economia a stelle e strisce viaggia nuovamente spedita verso il progresso dopo una pesante recessione.

Ma anche qui qualcosa non torna?…se il PIL è il dato principe, il termometro dell’economia, e questo segna febbre alta, nonostante tutti gli antibiotici e antidolorifici somministrati dalla FED all’economia USA, come fa la borsa a salire???

Semplicemente, se solo un mese prima la FED e i dati macro dicono che l’economia sta meglio e che quindi si può procedere con una giusta e corretta riabilitazione, senza più l’uso di farmaci stimolanti economici, ecco che immediatamente il “paziente” ovvero l’economia USA ricade in una crisi di panico, perchè teme di sentire la mancanza dei suddetti farmaci, dove anche solo la previsione di sentire qualche dolorino dovuto allo sforzo naturale di dover camminare economicamente con le proprie forze/gambe la rende restia a farsene una ragione. Quindi accade che, dopo appena un mese, arriva la tanto attesa visita di controllo che dovrebbe sancire l’inizio di questa sana e corretta rehab, e invece il dato sul PIL è ampiamente negativo, risultato: si continua con la somministrazione massiccia di tutto e di più, l’economia USA festeggia alla grande con i suoi amici, i mercati, poichè potrà continuare ad avere tutto lo stimolo e il supporto che serve in termini di liquidità, anche se non serve, anzi è ampiamente dannoso, in quanto la somministrazione di troppi farmaci pesanti, per troppo tempo (anni) porta all’assuefazione e peggio alla dipendenza, con conseguenze imponderabili e talvolta più gravi del beneficio apportato momentaneamente, quando questi aiuti dovranno essere tolti per forza.

In poche parole, i mercati hanno preso favorevolmente un dato negativo sul PIL USA, in quanto stando l’economia americana ancora in sofferenza, hanno scommesso che nè la FED, nè tantomeno il Governo avrebbero adottato e avallato misure restrittive allo stimolo monetario, come invece annunciato solo un mese prima, di conseguenza hanno comprato nuovamente azioni, ovvero asset di rischio, approfittando della leva monetaria disponibile.

Quindi, una delle cose che ho imparato in tutti questi anni di finanza è che: non sempre una news, un dato economico, una dichiarazione di un esponente istituzionale va presa per quello che pare essere appena questa esce,  ma piuttosto, bisogna cercare di interpretarla, contestualizzarla e capire se il senso di questo dato o news è correlato o meno con il suo significato di facciata o debba essere sviluppato diversamente, per poi operare sui mercati cercando di ridurre per quanto possibile il rischio della nostra operatività, inutile dirvi che fare tutto ciò è dannatamente difficile, almeno per me.

Se si respira correttamente, con il giusto ritmo, si agisce meglio, tutto il nostro corpo ha la giusta quantità di ossigeno per assolvere al meglio la propria funzione, per raggiungere lo scopo prefissato, quindi serve darsi del tempo…del tempo per respirare, diversamente si va in affanno.

 

Riproduzione riservata.

I grafici riportano i dati dei disoccupati USA reali e dichiarati, anche suddivisi per fasce di età; poi notare la discrepanza tra valore di indice S&P500 e indice consumer confidence, in ultimo l’ennesima enorme differenze tra indice di borsa e PIL USA (GDP).

US-Unemployment-Rate-by-Age-April-2013SP500 consumer confidenceUS-Unemployment-Rate-April-2013World-Risk-Developments-March-2013-Chart012013-sp-500-usa-gdp

 

 

 

(riproduzione riservata)

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